La scalata della piramide di sale vuole essere certamente un omaggio alla tua meravigliosa terra d’origine. Quando e perché hai deciso di scrivere questo romanzo?
Nella vita spesso non sai mai quello che ti possa accadere da un momento all'altro. Sarebbe troppo bello da una parte e scontato, e forse anche deleterio, dall'altro, il conoscere le proprie sorti. E allora questo mio romanzo irrompe nel mio percorso di vita, all'improvviso a seguito di una grandissima delusione professionale. Spesso e volentieri dopo una caduta c'è sempre il “rialzare la testa”, anche se un po' malconci. Ma questo poco importa. E pure se in parte claudicante si riprende il cammino: dapprima torni a muovere i primi passi, poi aumenti leggermente l'andatura, poi ti senti un po' più sicuro e ti lasci a un piccolo trotterellare per poi cominciare a correre e a togliere i freni inibitori. Ecco come ho scritto questo mio romanzo... il mio primo romanzo… tengo a precisare.
In verità la storia trae spunto da una sceneggiatura di un lungometraggio che ho scritto in tempi più remoti! A seguito della delusione di cui accennavo prima, mi trovavo a Pachino per trascorrere con mia moglie e i miei figli le vacanze estive, esattamente sulla punta estrema della bella Sicilia. Avevo affittato una casa proprio a ridosso della spiaggia e ricordo, come se fosse ieri, il momento in cui verso le cinque del pomeriggio, mentre sulla sdraio mi beavo della bella fotografia naturale offertami da mare e sole, mi sono sentito come trasportato a forza a rientrare in casa, prendere il portatile, ritornare in spiaggia e cominciare a scrivere... la sceneggiatura del mio film sottoforma di romanzo. Chiaramente, come puoi ben intuire, le condizioni, l'ambient della mia terra, i colori forti e intensi mi hanno sicuramente sollecitato questa indescrivibile “forza interiore” che mi ha fatto rompere gli argini di una immotivata staticità creativa, un blocco che fino a quel momento mi impediva di guardare lontano.

I quattro ragazzini protagonisti del libro, ossia Antonio, Roberto, Vinicio e Domenico, decidono di scalare la montagna della salina “Regina”, la più imponente tra le piramidi di sale che caratterizzano il loro paese. Quale leggenda popolare si cela dietro questa sfida e, quindi, che significato assume per loro?
A dire il vero, la leggenda popolare che viene menzionata nel libro, me la sono proprio inventata. Sulle montagne a punta, in realtà, era difficile andarci, proprio perché era vietato entrare nelle saline...se ti beccavano i salinari - i corsari, così li chiamo nel romanzo - potevi incorrere in qualcosa di spiacevole. Le saline di Augusta, un paesino in provincia di Siracusa, laddove sono cresciuto (io sono nato a Palermo) erano, insieme a quelle di Marsala e Trapani, le più grandi in assoluto di tutta la Sicilia. Quelle di Austa (il nome in dialetto del paese) hanno continuato a produrre il sale sino al 1972 circa, dopodiché, con l'avvento delle industrie petrolchimiche e i loro scarichi a mare, che non garantivano più la salubrità delle acque, ne hanno decretato la definitiva chiusura. Ed è da quel momento in poi che noi ragazzini ci trasferivamo puntualmente ogni estate a giocare sulle vasche salate... oramai prive di guardiani.
Nella storia del romanzo per i quattro tredicenni quella scalata assume un significato davvero importante: è la scalata alla vita, è quel desiderio inconscio che c'è nell'uomo di puntare avanti, ma non in modo razionale, bensì “irrazionale”, a volte confusionario, contorto, ansiolitico, tipico soprattutto degli adolescenti che per guadagnarsi il plauso dopo una bravata, per dimostrare che sono già pronti per entrare a far parte del mondo dei grandi, farebbero di tutto e di più. E poi c'è il sale, con la sua metafora di saggezza, candore, trasparenza. Insomma quando “metti sotto sale gli alimenti” li conservi... ed in questo caso io “conservo i ricordi”, che non sono però ricordi nostalgici, ma vivi. Perché il vissuto di ciascuno è quanto di più prezioso possa esistere e questo sale cosa fa ai ragazzi? Li aiuta, li accompagna, quasi a tutela della loro spregiudicata voglia di bruciare le tappe per diventare grandi prima del tempo. Questo è il sale che “salerà” le loro esistenze, regalandogli la restante parte della vita sino a quando…
Eh no, non posso mica raccontare tutto!
Uno dei quattro giovani protagonisti porta il tuo nome. In che misura Antonio rispecchia te stesso tredicenne e quanto c’è di reale nella descrizione della sua – e dei suoi amici - spensierata quotidianità in quell’estate di quarant’anni fa ad Austa?
Questa domanda mi piace davvero “assai”. E' vero, soprattutto per un' opera prima si va a ricercare dei punti fermi, dei piccoli pilastrini, sui quali sei sicuro di poter costruire una storia che possa in un certo qual senso ... ”reggere”. Sono partito con il puntare sul mio vissuto, ma più scrivevo e più mi accorgevo che mi distaccavo da quel modo di trasferire la mia personalità, i miei vissuti e tutto assumeva una sorta di vita parallela. Da questo punto di vista la scrittura mi ha riservato davvero delle belle sorprese. Sì, è chiaro che mi sono attorniato del mio mondo adolescenziale, di molti aneddoti vissuti insieme ai miei compagni di giochi: Roberto, Vinicio e Domenico, con i quali sono cresciuto, oltre al fatto che abitavamo nello stesso stabile costruito a ridosso delle vecchie saline del paese... pensa un po'. E quindi per noi quattro il vivere le avventure quotidiane dell'estate, una volta finita la scuola, era un modo per costruirci i nostri mondi, giorno dopo giorno. Tutt'intorno la nostra palazzina, situata in periferia, era sale, campagna di ulivi e aranceti. Comprendi bene, quindi, dove sono cresciuto. E tutto questo permetteva di alimentare le nostre… le definirei: “performance creative” . L'amicizia stava chiaramente alla base di tutto e questo contribuiva non poco a inventarsi universi paralleli divertenti.
La tua storia è popolata da una vera e propria carrellata di personaggi tipici della Sicilia di quei tempi, con le loro abitudini, i mestieri tipici, le vecchie credenze e, anche, il dialetto tipico del luogo. Può quindi essere considerato un romanzo corale? C’è un personaggio o una vicenda a cui senti di essere maggiormente legato? (Realmente o da un punto di vista narrativo)
Ecco, ti sarai resa conto, che amo tanto lo scrivere in chiave cinematografica. Mi piace molto raccontare e descrivere dettagli, stati d'animo e regalare le fotografie delle location nelle quali calo i miei personaggi. Di personaggi tipici ce ne sono davvero tanti, ma perché ci sono dappertutto in Sicilia così come nel resto delle straordinarie regioni d'Italia. Certa è una cosa: che l'appartenenza a un'isola amplifica le peculiarità delle singole persone, almeno a me par di percepire questo… non vorrei, però, dire una castroneria. I venditori ambulanti, i pescatori, i contadini, i fattori, gli stessi salinari: insomma c'è davvero uno spaccato di questa Sicilia primissimi anni settanta. E poi se c'è una cosa che a me piace tanto, ed è l'aver inserito frasi e modi di dire utilizzando il dialetto che andrebbe recuperato, e di questo me ne sono accorto facendo degli incontri con gli studenti degli istituti di primo e secondo grado. Interessati alla modalità con la quale racconto del libro aiutandomi anche con un cortometraggio inerente sempre al romanzo, mi sono poi accorto che non conoscevano alcuni termini, o che non ne sapevano la pronuncia... un vero peccato. Il romanzo, proprio per la sua ricchezza di personaggi, e soprattutto per la “regia” dei quattro ragazzini, è senza dubbio un romanzo corale, e se ti dovessi dire qual è il personaggio a cui mi sento più vicino ti direi: il parroco, padre Alfio. E' una figura molto importante che trasmette i sani valori di una vita vissuta nella dimensione di Cristo e che tiene un po' le redini di questi ragazzini che conosce sin dalla loro nascita. E poi c'è l'aspetto familiare al quale tengo molto e che nel romanzo cerco di mettere in evidenza attraverso alcuni accadimenti. La vicenda alla quale sono davvero molto legato – forse non si direbbe - oltre alla scalata, è la conseguenza che ne deriva... altamente drammatica e incalzante vissuta all'interno di un hangar dei dirigibili, una struttura tutt'oggi esistente, un capolavoro architettonico.
Sicuramente si tratta di un romanzo legato alla crescita, al passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. L’avventura dei quattro ragazzi può quindi essere interpretata come una sorta di metafora con il valore di messaggio diretto alle nuove generazioni?
Certamente. Il romanzo va proprio in questa direzione. Un forte recupero dei valori dell'amicizia, della condivisione, di una sana complicità che può mettere i giovani di oggi nella condizione di osservare i loro mondi con occhi leggermente diversi. Non è per nulla vero che certe cose le si potevano fare solamente un tempo... l'essere umano conserva un'anima che può vibrare in qualsiasi momento. Questo concetto è valido sin dai tempi della creazione dell'uomo... tutto sta nel riempire la propria persona di “verità” e non di falsità”, queste falsità che ci vengono, ahimè, elargite in modo imbarazzante da una tecnologia sfrenata. Non fraintendermi, evviva la tecnologia... sono contento che ci sia... utilizzo i mezzi di comunicazione, come FB ad esempio, per promuovere anche il romanzo. Ma, ecco , l'importante sarebbe far capire ai giovani del terzo millennio di utilizzare tutto ciò che hanno a disposizione oggi facendo filtrare il tutto dal loro “cuore” e dalla loro “anima”. Ti dico questo perché sono padre di quattro figli e tocco con mano la loro quotidianità.
Quando eri piccolo cosa avresti voluto fare da grande? E, ora che sei grande, cosa fai nella vita? Da piccolino quando mi si faceva questa domanda rispondevo : l'architetto! E architetto lo sono diventato, anche se non ho mai esercitato pur avendo preso l'abilitazione ed essermi iscritto all'albo per un paio d'anni. Ma contemporaneamente salivo su di un banchettino di legno, attaccavo una molletta a un manico di scopa e facevo penzolare una cordicella. E con quel finto microfono imitavo, cantavo... presentavo. Insomma, il piccolo artista già in tempi non sospett,i scalciava a più non posso. E adesso che sono grande, dopo un trascorso in Mediaset durato ben 16 anni, mi ritrovo a trasferire le mie competenze come art director e cost-controlling in progetti che condivido con importanti case di produzioni e realtà editoriali, oltre a trasmetterle agli studenti negli incontri di comunicazione audio-video che svolgo come Executive Coach. Adesso è arrivato anche il mondo della scrittura (cosa che ho fatto pure in TV, ma quello, chiaramente, è un altro mondo) e se te la devo dire tutta, è davvero stimolante: sto apprendendo tantissime cose.
Se La scalata della piramide di sale dovesse diventare un film per il cinema o per la tv da chi ti piacerebbe fosse diretto?
Questa è una domanda alla quale mi piacerebbe risponderti con molta sincerità, e così farò. Dunque, se dovessi pensare a un regista ti direi subito Giuseppe Tornatore: primo perché è siciliano, secondo perché la mia storia è intrisa di poesia e Giuseppe è “l'artefice della poesia e dei profumi”. E poi perché per me “Nuovo Cinema Paradiso” è il capolavoro... l’ho rivisto mille volte! Ma, c'è un ma... Ad oggi sto lavorando insieme a Nicola Scorza, un giovane regista pugliese (ha collaborato con Ferzan Ozptek e ha diretto in teatro Luca Argentero in “Shakespeare in love”) che si è letteralmente “innamorato” della storia. Stiamo quindi puntando all’elaborazione di una parte di essa, che nel libro è un po' sottotraccia, ma che a nostro avviso darà una “nervatura” interessante all'intero film.
Altri progetti letterari in cantiere?Te lo devo dire? Te lo dico? Si! In cantiere c'è già un secondo romanzo. Mi manca un 40% per completarne la prima stesura. Anche questo è ambientato in Sicilia, però il protagonista è un personaggio che arriva nell'isola per portare a compimento un lavoro commissionato da un'azienda dell'Italia del nord. Spero tanto che l'estate mi ispiri, perché scrivere della Sicilia in quel di Gallarate (città dove vivo) malgrado i miei tentativi di “concentrazione ed immaginazione”, mi risulta un tantino difficile. Da qui è difficile vedere… il mare ! Grazie di cuore. A presto.
LA SCALATA DELLA PIRAMIDE DI SALE
Di Antonio Conticello