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Del Sud Africa, fino alla settimana scorsa, si parlava solo per i Mondiali 2010. Tutte le altre notizie dalla prima potenza economica africana erano completamente eclissate. Adesso, però, da quando la nostra squadra è stata eliminata ed è tornata mestamente in Italia, salta fuori qualche altro particolare dal remoto Paese con la bandiera arcobaleno. Anzi: qualche altro simpatico gadget.
Archiviate definitivamente le ronzanti vuvuzela, salta fuori il Rape-aXe, letteralmente un preservativo femminile anti-stupro. Sì. Avete sentito bene. E’ la reificazione di uno dei peggiori incubi maschili di tutti i tempi: una vagina coi denti. A brevettarla è stata la dottoressa Sonnet Ehlers, la quale assicura la massima pena (fisica) per chi prova a violare una donna che si protegge con la sua invenzione: dolori “indescrivibili”, difficoltà a urinare e a camminare. Trentamila di questi aggeggi infernali sono stati distribuiti gratuitamente alle donne sudafricane in occasione dell’inizio dei mondiali. Per l’immediato futuro è prevista la loro commercializzazione a bassissimo costo. Inutile dire che i già contestati taser o spray al peperoncino impallidiscono di fronte al nuovo metodo anti-stupro. Tanto che a intervenire contro la sua commercializzazione è l’Ong internazionale in difesa dei diritti umani Human Rights Watch, che la definisce una “cura medioevale” contro un male sociale. L’inventrice Sonnet Ehlers replica che è lo stupro ad essere una pratica medioevale da combattere e stroncare, non tanto la sua nuova cintura di castità volontaria.
Se in Sudafrica si arriva a concepire un metodo difensivo così crudele, c’è un perché. Il Paese, dalla fine del regime dell’Apartheid nel 1990, è il più liberale di tutto il continente africano, risulta però piagato da un tasso di criminalità e di violenza sulle donne fra i più alti al mondo.
La Costituzione garantisce pari diritti a uomini e donne. Le discriminazioni di genere (sia nei confronti delle donne che dei gay, che possono sposarsi liberamente) sono promosse sul campo dalla Commissione per l’Eguaglianza di Genere. Nessuna legge locale o consuetudinaria permessa dalla Costituzione può violare i diritti delle donne.
Le discriminazioni sociali e sessuali sono dunque prodotto della mentalità di gran parte della popolazione sudafricana, non delle leggi locali. Benché presenti nella politica nazionale in modo massiccio (il 45% dei seggi parlamentari) e guidino 5 delle 9 province, sul lavoro subiscono ancora discriminazioni, sia nelle assunzioni che nella possibilità di far carriera.
La violenza sessuale è la piaga peggiore. Una ricerca condotta dal South African Medical Research Council nel 2009 rilevava che 2 uomini su 5 ammettono di aver commesso violenze sessuali ai danni della propria partner. Mentre 1 su 4 ammettono di aver commesso un reato di stupro ai danni di sconosciute. Dunque, una percentuale impressionante dei cittadini maschi sudafricani è costituita da stupratori seriali, occasionali o potenziali.
In Sudafrica, poi, lo stupro è una minaccia mortale per le donne, molto più che in altri Paesi del mondo: l’11% della popolazione è affetta da HIV/Aids. Merito anche della politica dell’ex presidente Thabo Mbeki (1999-2009), scettico sul legame fra HIV e Aids. Il suo governo ha inizialmente consigliato ai suoi cittadini di abbandonare cure anti-retrovirali a vantaggio di metodi tradizionali di indubbia inefficacia. Anche per motivi ideologici: il governo Mbeki era convinto che i farmaci anti-retrovirali fossero una cospirazione delle multinazionali per raggirare i popoli africani. Il risultato è che, dal 2000 al 2005, circa 330mila persone sono morte di Aids. E 5,5 milioni ne sono affetti.
E’ chiaro che in un ambiente così ostile, alle donne venga naturale difendersi dallo stupratore con tutti i mezzi. Se necessario con le unghie. E coi denti.