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Proprio nell’anno europeo contro la povertà e l’esclusione sociale, il confronto tra due spot che promuovono l’iniziativa comunitaria ci può dare l’idea di quanto in realtà ci sia un amore morboso dentro questi problemi.
Lo spot spagnolo è stato il primo ad uscire anche in ragione del fatto che la Spagna era di turno alla Presidenza UE al momento dell’avvio della campagna.
Protagonista una donna, ambientazione supermercato, nessun dialogo, solo la voce del pensiero della consumatrice che "si consuma" elencando i prezzi dei suoi acquisti, delle bollette, dell’affitto. Non c’è spazio per altro. Uscita dal supermercato la donna continua preoccupata il suo elenco. Nella direzione opposta arriva un uomo anziano: non si guardano, si incrociano, passano oltre, anche lui sta facendo il proprio elenco.
È uno spot sintetico, pragmatico, diretto, in una parola artistico. Fotografa un problema senza metterci troppi fronzoli e lascia che siano gli spettatori a riconoscere le emozioni che sono pronti a cogliere.
La campagna italiana, oltre ad essere banale, comunica un messaggio diverso: “aiuta l’Italia che aiuta”.
Lo spettatore non deve porsi il problema di capire di cosa ci sia bisogno. C’è già qualcuno che lo sa. E chi lo sa? I giovanotti che nello spot portano la spesa alla vecchina? La ragazza che in un’altra scena pettina una anziana? La signora che rimbocca le coperte al vecchietto?
Nessuno è preoccupato nello spot perché c’è “l’Italia che aiuta” che li aiuta. I colori sono molto tenui, il pianoforte di sottofondo è molto romantico, la voce suadente e rassicurante ci racconta le scene da fuori campo.
Una raccolta dei peggiori clichè delle buone azioni da boyscout. La verità è che i poveri e gli esclusi ci piacciono. Perché se non ci fossero dovremmo accettare di avere tutti pari dignità, e cominciare finalmente a capire la differenza tra solidarietà ed elemosina.