Alias Grace, L'altra Grace su Netflix.

Women is the New Black, di Giuseppe Paternò di Raddusa.

di La Redazione

Pubblicato martedi, 3 aprile 2018

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La settimana scorsa, parlando di The Handmaid’s Tale, il sottoscritto, con non poca avventatezza, ha definito Margaret Atwood (autrice dell’omonimo romanzo che ha ispirato la serie) «femminista».
La questione è in realtà più complessa: se le opere di Atwood possono essere di qualche motivazione al movimento, e alle donne in generale, la sua autrice ha ultimamente sollevato qualche perplessità sulla sua vicinanza al femminismo, a proposito di uno scetticismo sul #metoo, che a quanto pare non l’ha mai convinta pienamente.

Al di là di questa precisazione,  d’obbligo, in questo appuntamento di Women is the new black continuiamo a parlare di Atwood e, soprattutto, di Alias Grace – L’altra Grace, una serie tv ispirata all’omonimo romanzo della scrittrice canadese, pubblicato nel 1996. Alias Grace, trasmesso in Canada dalla CBC Television e a livello internazionaled (Italia compresa) su Netflix, è un interessante compendio sull’identità, che in sei episodi offre un ritratto femminile enigmatico, complesso, piacevolmente discordante.

La storia – ispirata a fatti realmente accaduti – è quella di un’immigrata irlandese che, sbarcata in Canada, viene accusata di aver partecipato al duplice omicidio del suo datore di lavoro e della di lui domestica. Nella serie, che approfondisce con una certa cura il legame tra la protagonista e il medico incaricato di tracciare un profilo psichiatrico dell’imputata, a essere esaltato è il concetto di narrazione: quello dei racconti di Grace, quello dei sogni del suo medico, che poco a poco si invaghisce delle storie raccontate dalla donna, di un passato fumoso, misterioso, poco definito.
 
Ma quanto è reale e quanto è rappresentazione? Sono sei gli episodi in cui è possibile accostarsi a un personaggio femminile interessante, severo, nero: di Grace si scopre pian piano un disegno complesso e stratificato, quello di una giovane donna oppressa, mortificata da un mondo di maschi potenti e dominatori. E molto altro. La serie è scritta dalla canadese Sarah Polley, regista di Away from Her eStories We Tell,  già attrice per Atom Egoyan (Il dolce domani), Isabel Coixet (La mia vita senza me) e David Cronenberg (eXistenZ) di David Cronenberg. E sempre Cronenberg – che peraltro ha diretto la protagonista di Alias Grace, Sarah Gadot, in tre film, A dangerous Method, Cosmoplis e  Maps to the Stars – appare nella serie nel ruolo di un reverendo.

A dirigere, Mary Harron – canadese anche lei – che con i ritratti femminili ha già avuto modo di confrontarsi con perizia, acume e brillantezza: sono da lei firmati due gioiellini come Ho sparato a Andy Warhol (ispirato alla vita della studiosa e femminista americana Valerie Solanas) e La scandalosa vita di Bettie Page, oltre che un film di culto come American Psycho.
Tag:  Women is the New Black, Giuseppe Paternò di Raddusa, L'altra Grace,

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