La vocalist Sam Wood in Consolle Rosa Shokking

Prima ballerina, poi dj, quindi cantautrice, la ospite di MRS di questo week end ci racconta il suo lungo percorso musicale, commentando l'evoluzione nella dance music dell'ultimo ventennio, nonchè le differenze che ad oggi esistono tra i dj set italiani e quelli dell'Inghilterra, il suo Paese d'origine

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Samantha Jane Wood, in arte Sam Wood, e' nata a Blackspool in Gran Bretagna.
Il suo portafortuna nelle serate in cui si esibisce e' tanta energia e vista all'opera non vi sono dubbi su questa sua vitalità contagiosa.
Tra i suoi attori preferiti ci sono Robert De Niro, Morgan Freeman e Charlie Chaplin.
Mentre i film che ama di più Memento, the Prestige e Inception,


Karin VS Sam Wood

K: Ciao Sam, quando hai iniziato a fare serate come vocalist?
Sam Wood: Sono arrivata in Italia come dancer di freestyle - ero piccolina - fino a quando un dj, Luca Trevisi, mi ha chiesto di prendere il microfono ed animare il club come si usava fare a Londra. In quel periodo eravamo ad Imola, e in Italia nessuno faceva il vocalist, a parte chi lavorava in radio o cantava.

K: 3 caratteristiche per essere una brava vocalist?
Sam Wood: In realtà per essere una vocalist dovresti sapere cantare e basta, perchè il termine vocalist significa cantante e quindi avere voce, musicalità e personalità. Ma spesso in Italia per lavorare come vocalist, secondo tanti gestori, basta  animare un tavolo che spende e parlare sopra la musica... chiamiamolo fenomeno speaker/PR!

K: E' più importante saper animare la serata o cantare bene?
Sam Wood: Tutte e due le cose. Non sei lì a cantare tue canzone o a fare concerti, non si tratta di te, si tratta di dare energia e trasmettere libertà, usando voce e carisma. Devi  muovere la pista, la gente non deve per forza ascoltarti, ma solo essere trasportata da tuoi interventi.

K: Qual è la responsabilità maggiore che senti nel tuo lavoro di vocalist? Considerando che in ascolto non c'è solo il pubblico presente, ma molto spesso le tue serate sono in diretta radio..
Sam Wood: La prima responsabilità che sento è verso il DJ: devo sempre tenere conto del suo lavoro, quando mixa, quando buttare una voce e quando no.. Io, personalmente, non mi prendo sul serio, vorrei trasmettere trasparenza in un mondo a volte così superficiale. Io, più che parlare, sono una che canta. Al pubblico presente o che ascolta in Radio vorrei solo dare positività e buona energia. Ho fatto Radio e ho anche fatto, e faccio ancora, la dj, quindi conosco tutti i lati... la gente vuole sentirsi bene, e io voglio dare del bene...!

K: Hai viaggiato molto in Europa per il tuo lavoro. Che rapporto hai con il viaggio?
Sam Wood: Se non avessi avuto il sogno da piccola di fare musica e ballare, avrei girato il mondo in sacco a pelo, in libertà totale da ciò che ci rende prigionieri: la nostra società! Ma ho un amore troppo profondo per la musica ed è la musica a determinare i miei viaggi! L'anno scorso, con Desaparecidos, ho avuto la possibilità di andare in Brasile, Egitto, Isola di Reunion, Russia e tanti altri posti. Nel 2006 sono perfino arrivata in Iraq e Afghanistan per fare concerti per i soldati Americani nella loro base militare. Mi sento incredibilmente fortunata perchè posso viaggiare e farlo con un lavoro che è la mia passione! In the UK diciamo che, ti prudono i piede quando hai una sensazione di partire… miei prudono da quando sono nata e non hanno mai smesso...

K: Come descriveresti le tue serate nei club italiani rispetto a quelli inglesi?
Sam Wood: C'è molta più libertà di inventare e creare in UK, c'è di tutto, non esiste 'pecorismo' come qui in Italia, è il dj che decide cosa mettere. Qui c'è poca fantasia. Ormai, per quanti dj ci siano in Italia, la maggior parte suona  lo stesso genere perchè c'è troppa pressione da parte gestore del locale. Non è sempre stato così: quando sono arrivata in Italia era stupenda… all’inizio degli anni '90 posti come Paradiso, Pachà di Riccione, facevano bellissime feste e i dj “vecchia scuola” erano individuali nel loro stile, mentre adesso sembra che conti solo il tavolo. Così li  accontenti e tutti mettono la stessa musica. Il DJ ha perso la direzione, il fenomeno dello speaker/tavolo secondo me ha messo in seconda piano ciò che doveva essere la cosa più importante, la "musica". A Londra, nonostante anche lì ci sia la crisi, ancora e per fortuna è quella che conta!

K: Il look delle ragazze clubber è differente secondo te in Italia rispetto all'estero?
Sam Wood: Quando sono arrivata in Italia sembrava che si vestissero tutti solo in nero..  classico....! Credo ormai che ci sia una specie di “moda globale” e l'individualità stia morendo! Attori, artisti e cantanti vestono alta moda, abiti che, chi non ha soldi per comprare il 'pezzo' vero, può trovarlo simile copiato in Cina o da qualche altre parte. Viaggiando tanto ho visto che più o meno siamo tutti adottiamo la stessa moda.  Una cosa però: l'Italiano ha stile…

K: Quanto è importante per il tuo lavoro la complicità in consolle con il dj?
Sam Wood: E tutto! Io ho fatto anche la DJ, capisco il lavoro, ed essendo una cantautrice, colgo l'arrangiamento di una canzone e so che va rispettato! Ogni tanto trovo una complicità che mi permette di improvvisare e creare qualcosa insieme al DJ. Mi viene in mente Luca Provera (Cube Guys): con lui, la mia voce diventa strumento e lui diventa il musicista.

K: Quale dei tuoi vocal set non dimenticherai mai e perchè?
Sam Wood: Uno era con Alex Giunta dj in Brasile, la prima volta che sono andata. Era per Radio Dumont Fm Festival, 15 minuti di performance dei brani Desaparecidos e 1 ora di DJ set avanti a 7,000 persone, che non era tanto rispetto alle altre serate, ma la gente lì era davvero energica: ci hanno buttato di tutto sul palco, braccialetti, anelli, T-shirts, pupazzi, capellini etc. Tra me e me pensavo, cavoli tante di questi persone, magari non hanno tanti soldi e ci vogliono regalare qualcosa che appartiene a loro… Su quel palco mi sentivo a casa e avrei voluto che il mio cuore si fosse spezzettato in mille parti per darne un pezzetino a tutti i presenti. Poi nel realtà ci sono tanti eventi che mi hanno dato molto e in cui credo di avere dato altrettanto. Come in un locale sul Lago di Garda, il "Fura". Lì credevano nell'artista, e io non ero una vocalist, ma un'artista, insieme a tanti dancers. Ogni weekend lasciavo la mia anima su quel palco....! 

K: Con quale dj-donna ti sei trovata bene a lavorare?
Sam Wood: Con me stessa... ha ha ha! Suonavo, anni fa, il genere hip hop, R&B, acid Jazz, funk etc... Avevo momentaneamente lasciato il ballo per buttatmi quando ancora c'erano poche dj donne. Al Fura, al Ku di Riccione, suonavo nel set di Claudio Coccoluto. Ho smesso solo perchè ero sotto contratto artistico. Non ho avuto il piacere di lavorare con tante donne, ma con qualcuna sì, come Catrina Davies, dj Loira Linda, con cui mi sono trovata benissimo. Mi sento solidale con le donne dj perchè mi ricordo quando suonavo e la gente non era abituata a vedere una figura femminile in consolle. C'era una gelosia o spesso una reazione negativa di colleghi dj, come se avessi voluto rubare loro il posto. Quindi evviva tutte le donne che suonano o vogliono suonare!! Go on ladies!!!!!!

K: Com’è il tuo look nelle serate?
Sam Wood: Quando ballavo e cantavo anni fa mettevo solo "baggy", abiti larghi con scarpa da tennis! Adesso che ci penso mi fa ridere pensare che sia riuscita a lavorare tanto vestita così com'ero, considerando poi che Italia è tutto basato sulla sensualità di una donna.. Io ero la dancer più coperta nella storia della disco, con poco seno, abiti larghi che mi facevano sembrare ancora più piatta e se un gestore mi diceva qualcosa, prendevo le mie borse e me ne andavo a casa con orgoglio e senza soldi!!  Adesso invece non ho regole, non sono una che deve coordinare i colore e lo stile, sono malata di scarpe con tacchi altissimi, forse perchè ho vissuto una vita in scarpe di tennis e adesso devo recuperare gli anni persi. Poi sono malata di accessori, borse e cinture, amo i guanti, che ho cominciato a mettere perchè trovavo il microfono più comodo da tenere in mano!  Sono amante dei jeans in tutti le sue forme, ne ho mille! Sono nata Urban Street e un po’ di quello rimane, ma direi Urban chic... sexy, ma pur sempre funzionale.

K: Dove ti piace fare shopping?
Sam Wood: Quando sono in giro acquisto ciò che mi cattura, compro pezzi qua e là e li indosso insieme in qualche modo!!  Non mi piacciono le regole, come ho accennato prima, perché vi è poca individualità, sarà anche a causa dei troppi centri commerciali e delle stesse catene di negozi sparsi un po’ in tutto il mondo… Io invece sono attratta dai piccoli negozi dove magari trovi pezzi unici.

K: Quanto “rosa” c’è nella tua vita quotidiana?
Sam Wood: Ci sono dei giorni che devo staccare e ritrovare la Sam, la donna che ho dentro, la ragazza che guarda comunque il mondo con occhi diffidenti, ma con la voglia di provare tutto come se fosse la prima volta... Sogno di trovare l'amore e un futuro Samono/Samina e fare una famiglia.. ma ora mi sento ancora troppo iperproduttiva nel mio studio in casa: scrivo canzoni e lavoro tutti i giorni sulle produzione. Il mio ultimo progetto si chiama 'Stray Kings": con il mio amico Yan, abbiamo scritto e autoprodotto il nostro primo singolo e video.



Sam Wood sul web con STRAY KINGS
Tag:  Sam Wood, vocalist, dj donna, cantautrice, Desaparecidos

Commenti

31-10-2012 - 10:52:21 - anonimo
sam wood, passion a prima vista. su acqua in sailing. Lo so che mi piace!!!!!
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