Qualcosa è cambiato?

Ovvero: quantità e qualità dell'informazione, "Roma ladrona" e un'italiana a Parigi...

di Stefano Martignoni

Pubblicato martedi, 8 giugno 2010

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Anch'io, sin da ragazzo, ho sempre letto i quotidiani (in realtà, il solo Corriere) e guardato i tg.

La televisione, rispetto alla carta stampata, era e rimane uno strumento di informazione più comodo, ma non alla sua altezza né come quantità di notizie, né come approfondimento. Preferisco la radio. L'informazione radiofonica è, nel complesso, di migliore qualità: è rimasta se stessa e non si è snaturata; non essendo legata alle immagini, non è vincolata alla necessità ormai imprescindibile di stupire, propria del video.

Non credo, però, che con il passare del tempo le cose stiano migliorando. In realtà, la percentuale fra notizie buone e cattive mi pare sempre la stessa, peccato che si siano aggiunte anche quelle inutili e i pettegolezzi. Ma questo è un altro discorso e riguarda la qualità di un certo giornalismo, che di tutte le regole auree che si imparano in redazione, pare ricordare solo quella delle 3S (sangue, soldi, sesso).

Certo, sono cambiati i modi e i tempi della comunicazione, e oggi possiamo sapere e vedere in tempo reale cosa sta accadendo dall'altra parte del pianeta. Ma il fatto di essere bombardati di notizie non significa che questa informazione sia ben fatta o si dimostri utile. Abbiamo il Web. Uno strumento eccezionale che si rivela inaffidabile e controproducente sotto molti aspetti. Ben venga come mezzo di aggregazione e di supporto, ma il rovescio della medaglia è una eccessiva polverizzazione dell'informazione che rende certe iniziative fini a se stesse e incapaci di evolvere. Ben vengano l'interesse dei media per alcune iniziative e la loro capacità di attrarre investimenti, ma non dimentichiamo che il web è la madre di tutte le “bolle”. Qualcuno si ricorda di Second Life?
Il punto è che l'informazione, della quale ogni persona di buon senso non può dubitare che non ci sia assoluta libertà, è troppa e molta di questa è di cattiva qualità o addirittura disutile. Ecco perché, più che aspettarsi di riceverla tutta, ora più che mai la si deve cercare, e le notizie positive su tutte le altre.

Uno dei tanti esempi sotto i nostri occhi è dato dagli avvenimenti sportivi che hanno caratterizzato il week-end e dalla informazione che di questi ci è giunta. Di sicuro molti sanno il risultato della finale del torneo di tennis di Parigi, ma tutti sono stati informati che un giocatore della nazionale di calcio pare abbia cantato una versione “padana” dell'inno di Mameli, prima dell'inizio dell'amichevole disputata sabato sera contro la Svizzera. E tutti sono stati informati delle inevitabili conseguenze, comprese le reazioni di politici, dirigenti, autorità, colleghi... I media si sono dati da fare, ognuno a suo modo per non farci mancare nulla. La tv con interviste e dibattiti. Il web con i video del momento per cercare di decifrare il labiale del giocatore, i quotidiani ospitando i pareri di esperti e opinionisti...

Però i taboo si infrangono (alcuni avrebbero potuto aspettare ancora un po'...) e le donne escono allo scoperto. Non troppo timidamente, nel sociale e in politica, anche se la strada è ancora lunga e sono poche coloro che se ne interessano, o la reputano interessante. Comunque, più che il numero delle deputate o delle ministre, è importante che quelle che ci sono facciano bene il loro lavoro: meglio una Nilde Iotti ogni tanto che dieci Ciccioline ad ogni legislatura.

Per fortuna le donne che praticano sport non mancano, così mi posso godere il meraviglioso successo della Schiavone che, vincendo la finale del Roland Garros, è entrata nella leggenda del tennis, diventando la prima italiana a conquistare un torneo del Grande Slam.
Tag:  informazione, radio, web, Roland Garros, Schiavone

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