L’odore salmastro dei fossi di Diego Collaveri

L’indagine del commissario Botteghi su immigrazioni, corruzione e omicidi

di Laura Argelati

Pubblicato lunedi, 21 marzo 2016

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Courtesy of Fratelli Frilli Editore
Oltre a essere una città di mare, Livorno è attraversata da tanti canali, detto “i fossi”. Ed è proprio in prossimità di uno di questi che il commissario di polizia Mario Botteghi si risveglia in stato confusionale, dopo esser stato aggredito e colpito con forza alla testa.

Ma che cosa sarà accaduto e chi lo avrà aggredito? Per capire occorre fare un piccolo passo indietro, a due giorni prima.

“Qualcuno mi aveva incastrato per bene. Qualcuno che conosceva gli spettri che mi portavo dietro e che adesso ridevano di me a crepapelle, unendo le loro grido d’oblio a quelle più acute delle sirene che avevo alle costole”

In una zona industriale della città, un ristorante cinese ha preso fuoco e tra le rovine è stato rinvenuto un cadavere: si fa subito strada l’ipotesi che quel locale gestito dai fratelli Chang non fosse solo un semplice ristorante, ma servisse per coprire traffici illeciti…

Oltre al proprio fiuto e all’esperienza maturata nel tempo, Botteghi nelle sue indagini si serve anche di vari informatori, tra cui l’ex collega Cecchi, ora investigatore privato. Pare peraltro che un caso che l’uomo stava seguendo si intrecci con le indagini del commissario. Domanda dopo domanda il quadro si amplia ma alle ipotesi di immigrazione clandestina, si aggiungono corruzione, prostituzione e altri cadaveri. E la supposizione di una talpa all’interno delle forze dell’ordine rende ancor più spinoso il caso.

Il sospettato è l’onorevole Castelli, con cui il commissario ha un trascorso decisamente burrascoso e che ancora gli pesa sulle spalle come un macigno. Ai pensieri per il lavoro, si sommano quindi anche le questioni personali: la perdita della moglie, la figlia che da anni non gli parla, quel senso di peso allo stomaco che lo accompagna giorno dopo giorno…

Botteghi potrebbe aver ragione a sentir puzza di bruciato quando si tratta di Castelli, ma deve muoversi coi piedi di piombo a causa dei loro vecchi screzi. Ma la cautela non è stata sufficiente e al commissario viene tolto il caso.

Ci sono qui gli agenti degli affari interni che devono farti delle domande. È stato aperto un fascicolo ufficiale su di te. Mi spiace Mario: sono costretto a toglierti il caso e a sospenderti per tutta la durata dell’indagine.
Mi sentii sprofondare. Ciò che temevo si era avverato.
 
Resta un’ultima carta da giocare: parlare con Niccolini, guardia del corpo dell’onorevole. Ma proprio mentre parla con lui, Botteghi viene aggredito e quando riapre gli occhi il cadavere dell’uomo è lì vicino a lui. Qualcuno sta cercando di incastrare il commissario…

Un noir scritto in modo avvincente, con la città di Livorno coprotagonista a fianco del tenace commissario Botteghi. “L’odore salmastro dei fossi” di Diego Collaveri è edito da Fratelli Frilli Editori.

L’autore è nato a Livorno e lavora in ambito musicale e cinematografico. Nel 2003 ha fondato un’etichetta indipendente per produzioni video e dal 2015 è tra i docenti della Scuola di Scrittura Carver di Livorno con il corso “Scrivere per il cinema”. Il suo sito web è www.diegocollaveri.it

Fratelli Frilli Editori 
Pagine: 150
Prezzo di copertina: 9,90 euro
Tag:  L’odore salmastro dei fossi, Diego Collaveri, Fratelli Frilli Editori, Noir, Livorno, Delitti, Immigrazione, Corruzione, Politica, Indagini

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