Elogio della femminilità

Più spazio alle donne. A loro la salvezza dell’umanità

di Bruno Raco

Pubblicato mercoledì, 13 aprile 2011

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Si tratta un po’ anche dell’elogio della follia di erasmiana memoria quando si parla di femminilità. Beninteso non è al femminismo che alludo con le sue prese di posizione, a volte iperboliche, ma a quell’essere sopra le righe, a quell’essere avanti (per usare lo slang giovanile); eppure…, sentire…, dei sogni in fondo a un pianto, direbbe la cantante Elisa. Di sogni in fondo a un pianto mi giunge notizia in questi giorni da New York dove Tina Brown, inglese di 57 anni ma conosciutissima come colei che sollevò le sorti di Vanity Fair portando la rivista da 200 mila a 1,2 milioni di copie, è appena stata designata al vertice di Neewsweek, altra storica testata in coma irreversibile. Si tratta della regina dell’editoria, anche se l’enfant prodige in gonnella del giornalismo web rimane Arianna Huffington. Esempi di straordinario sentire: spesso, quel sentire di pancia che è caratterizzante in una donna. Elemento scindibile da qualsiasi formazione scolastica o preconcetto schematismo mentale.
 
Eppure si assume, a volte senza pensarci, la vita di donne illustri come elemento guida per le nostre scelte senza riflettere sul fatto che queste donne hanno avuto un passato del tutto simile al nostro, una vita comune da comuni mortali. Una donna altera e inattingibile (perché spesso è ciò che vuole il copione!) vanta, avete capito bene, vanta un passato modesto ma dignitoso. Una vita privata dove, deposto in armadio il capospalla griffato, ci si riappropria del calore degli affetti. Sapreste dire chi è quell’attrice - cabarettista attraente come un gambo di sedano - che afferma: “Niente è più dolce che piangere insieme davanti ad una tazza di camomilla”?. “Sul mio passaporto c’è scritto casalinga – affermava Lea Massari – perché io mi vergogno di dire che faccio l’attrice!”.
 
Permettetemi di sospirare in quanto maschietto, al pensiero che esista l’altro lato della femminilità: la voglio crudele quando si aggira per i miei sogni, la voglio fiera quando si fà spazio tra la folla sulle sue Louboutin tacco 15, o quando dal tavolo in fondo armeggia impaziente con l’I Phone e intanto dalla falda del suo panamino calato di sbieco sulla fronte (perché nulla lascia al caso!) mi lancia occhiate che codificano il chiaro messaggio: “Dai cocco, è ancora presto per tornare a casa ed ho voglia di ridere ancora, trasferisci qui il tuo ego ridotto a latrina o devo raggiungerti per ricordarti che rimani ancora per i sociologi e gli antropologi un-ma-schio!?!”.
 
Ecco, mi sto arrendendo a quell’essere donna. Sto ritornando da lei, senza volerlo la inseguo, del suo profumo rimane una traccia nelle mie narici, e subito ce l’ho nella testa. Inebriato torno combattivo, ispeziono lo spazio intorno alla ricerca di quel tubino nero che tratteggia i fianchi, quella linea che riuscirei mille volte a riprodurre su un foglio perché ormai ce l’ho dentro… Elogio della femminilità.
Tag:  Elogio della femminilità, Tina Brown, alterigia, vita comune, umanità

Commenti

23-11-2012 - 22:14:57 - Ogino
Forse
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