25 novembre: la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

Perché non è facile parlarne, ma è doveroso farlo. Perché è fondamentale esserne informati, ma nel modo corretto

di La Redazione

Pubblicato martedi, 25 novembre 2014

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A cura di Maila Daniela Tritto
 

Non è facile parlare della violenza cui spesso sono soggette le donne, tanto più quando il fenomeno non sembra arrestarsi, o magari ridursi nella sua ferocia. Quante volte la televisione e gli altri mezzi di comunicazione trasmettono notizie riguardanti il femminicidio? Parola quest’ultima che nel Devoto-Oli indica: «Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico e psicologico, fino alla schiavitù e alla morte». Perché di schiavitù si parla, ma anche di un modo sbagliato di considerare la società. Infatti, purtroppo, nelle coscienze è ancora diffusa l’idea di una società maschilista e patriarcale che non dà scampo alle donne, vittime dei soprusi da parte dei loro uomini, mariti e fidanzati, che in realtà dovrebbero essere i primi a difendere le loro compagne.

Non è facile parlare della violenza sulle donne, ma è importante ricordare una data che se non può fare tutto, fa comunque molto: risvegliare qualcuno dal suo lungo torpore, destare le coscienze. Per questo è stata indetta la Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. I nomi sono ancora molti e vengono quasi «strillati» dai titoli sensazionalistici delle testate giornalistiche, gli stessi che invece di riscuotere gli animi e far riflettere, a volte non fanno altro che aumentare il rischio che il fenomeno si diffonda. Si sa, infatti, che tra gli effetti prodotti dai mass media c’è la spettacolarizzazione. Da qui la necessità di esprimersi anche nel modo corretto.

Dal 1991 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha reso istituzionale questa giornata in cui tutti i Paesi sono chiamati a promuovere e a sensibilizzare le persone attraverso la cultura. Nascono così progetti importanti e libri spesso scritti da donne che non sempre sono mosse dagli ideali del movimento femminista. Al contrario, sono donne che vogliono raccontare le loro esperienze, o quelle dei loro cari, o di persone magari conosciute per caso.

Diventa quindi difficile non parlare del fenomeno, dal momento che l’uomo, inteso come essere umano, ha da sempre bisogno di raccontarsi. Si tratta di trame intessute di vita e di episodi, nei quali a volte non c’è il tanto desiderato lieto fine. Sono le storie di donne come quelle raccontate ad esempio in alcuni libri scritti da Dacia Maraini, la quale non molto tempo fa ha affermato «non sono una femminista a oltranza. Ho condotto tante battaglie: per i senzatetto, per i malati di mente, da tempo ho un rapporto continuativo con Amnesty International. Ma, per carattere, non sopporto l’ingiustizia. E non solo per questioni di appartenenza al genere, la violenza contro le donne mi colpisce moltissimo». Perché, come ha detto la stessa scrittrice, non si tratta solo di guerra tra i sessi, ma il problema, piuttosto, è di natura culturale. Per questo la speranza è che a diffondersi ancora di più sia la cultura alla non violenza.  
Tag:  Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, donne, storie di donne, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, femminicidio, Dacia Maraini, mass media, libri, cultura alla non violenza

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