Ayn Rand, elogio dello stupro consensuale

L'autrice e filosofa russo-americana torna di moda. E le femministe iniziano a tremare: se tornasse di moda anche il suo ideale di sesso violento?

di Stefano Magni

Pubblicato mercoledì, 9 giugno 2010

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Ayn Rand (1905-1982) sta tornando di moda. Negli Stati Uniti, per lo meno, perché in Italia resta un’autrice e una filosofa semi-ignota, comunque ignorata nelle università. Oltre oceano le università la snobbano, la sua filosofia non viene insegnata, se non da pochi professori appassionati dal suo pensiero. I suoi romanzi sono considerati dai critici come letteratura di serie B, buttati nella spazzatura della storia assieme a romanzetti rosa con personaggi femminili pieni di paturnie ultra-romantiche che amano uomini che sembrano usciti da fumetti della Marvel. Il popolo dei lettori, però, la ama. La ama ancora di più dopo che l’America dell’ultimo decennio (con corporations sempre più grandi e legate a doppio spago a un governo sempre più interventista) sta diventando come quella ritratta nel suo romanzo più famoso, “La rivolta di Atlante”. La Rand è l’unica apologeta del liberismo nel mondo contemporaneo. Ed è un’inesauribile fonte di ispirazione per le donne che vogliono essere emancipate, ma al tempo stesso detestano l’ideologia egualitaria del femminismo. Cosa può comportare il prepotente ritorno in auge dei libri della Rand nel panorama femminile?

Le femministe la temono come il fuoco. E inizialmente non si capirebbe il perché, visto che le sue protagoniste sono donne coraggiose in cerca di libertà (Kira Argunova, che vuole sopravvivere e poi fuggire dalla nascente Urss in “Noi vivi”), fini estete (Dominque Francon, amante e musa del protagonista di “La fonte meravigliosa”) o imbattibili capitani della grande industria (Dagny Taggart, presidente della maggior compagnia ferroviaria d’America in “La rivolta di Atlante”). Sono brillanti, sono colte, pilotano aerei, comandano centinaia di uomini, sono ricche, fanno sesso anche fuori dal matrimonio, suscitando odio e rancore sia nel lettore progressista che in quello conservatore. Ma… tutte amano essere possedute con la forza dai loro uomini. E la loro massima aspirazione (in amore, non nelle loro professioni) è quella di adorarli. Kira Argunova si innamora di un agente della Ceka (antenato del Kgb), un suo persecutore politico. E quando lui le fa notare che, forse, dei comunisti lei odia i metodi ma non i fini, lei gli risponde che… no, i metodi (imposizione dell'ideologia) le vanno anche bene, sono i fini (l’eguaglianza) ad essere sbagliati. Dominique Francon si fa letteralmente violentare (con tanto di botte, morsi, graffi e penetrazione violenta) dall’eroe del romanzo, l’architetto Howard Roark, nella fase della trama in cui lui è ridotto a lavorare nelle cave, conciato come un troglodita, sporco e puzzolente. Dagny Taggart batte tutti, perché prima si fa prendere con la forza (anche lei) dall’imprenditore Hank Rearden, poi ha un ritorno di fiamma, altrettanto violento col padrone di miniere Francisco d’Anconia, infine raggiunge l’estasi servendo (proprio nel senso: spazzandogli la casa) lo scienziato-imprenditore-ideologo John Galt.

Deve esserci stato moltissimo delle fantasie erotiche della Rand in questi personaggi, descritti in modo così graficamente lucido. Ma la scrittrice-filosofa non lascia nulla di intentato. Ogni passo nei suoi libri esprime una precisa idea sulla natura umana e la sua moralità. Perché lo stupro dovrebbe essere morale? Non lo è affatto, come spiega la stessa Rand in alcune lettere di risposta a lettori sbalorditi o indignati dalle sue scene di sesso. Fateci caso, spiega loro: le donne esprimono sempre il loro consenso, prima e durante le scene di sesso violento. Non di stupro si parla, dunque, ma di violenza consensuale, ai limiti del sadomasochismo. Ma perché preferire la violenza a un rapporto basato sulla tenerezza? Perché la Rand (che scriveva i suoi romanzi nell’America ultra-perbenista degli anni ’40 e ’50) voleva scuotere le coscienze e risvegliarle sull’esistenza del sesso. Solo una scena violenta ha un sufficiente impatto rivoluzionario. Ma c’è anche un significato più profondo rispetto a un semplice espediente letterario. Il vero amore è una conquista dura. La Rand, da filosofa quale è, descrive uomini e situazione estreme, per spiegarne meglio il significato. Cosa di più estremo puoi pensare di conquistare, se non una donna che, pur desiderandoti, al tempo stesso ti si nega? E, dall’altra parte, cosa di più estremo puoi pensare, se non l’essere forte, brava, intelligente e socialmente potente e poi decidere scientemente di cadere in adorazione di un uomo ideale? E’ una visione dell’amore che accentua, non riduce, le differenze fra i sessi. E per questo le femministe la odiano. Quello di Ayn Rand è amore portato alle sue estreme conseguenze, uno scontro fra individualità titaniche, come tutto il resto nei suoi romanzi. Puoi anche non condividerlo, ma è impossibile condannarlo. 
Tag:  Ayn Rand, sesso, violenza, stupro, femminismo

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