La vita (e la morte) postata su Facebook

Ciò che non appare sul social network, non esiste

di Elena Cappelletti

Pubblicato martedi, 31 gennaio 2012

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Sulla bacheca di Facebook compare, in bella vista, la foto di un bambino appena nato. E quando dico appena nato, intendo appena uscito dal corpo della madre, ancora sul telo verde della sala operatoria, ancora tutto insanguinato. La foto è stata scattata e caricata dal neo-papà e, sotto, congratulazioni e punti esclamativi in serie da 8. Certo, per carità, la nascita di un bambino è sempre una bellissima cosa. Una felicità immensa da condividere.

Ma la domanda sorge spontanea: è tutto condivisibile fino in fondo, fin dall'istante dopo in cui una cosa accade? O certi avvenimenti, nel bene e nel male, dovrebbero rimanere privati, almeno per un po'? A me questa condivisione istantanea disturba, o, quanto meno, mi fa pensare: è come se mi rubasse qualcosa, del tempo forse. Per capire e assaporare quello che accade, che mi accade.
Siamo sulla notizia, privata o pubblica, in tempo reale. Quasi in anticipo, accidenti! Come se non riuscissimo più a contenere i fatti, come se dovessimo sempre mostrare, sempre far vedere. Sempre esibire. E in questa corsa alla vetrina, forse si perde il limite e non si capisce più cosa far vedere e quando.

 E' necessario mostrare un bambino un secondo dopo essere venuto al mondo? Credo di no, non tanto per lui quanto per l’atto in sé. Sto parlando della fregola di far vedere tutto a tutti e, soprattutto, subito. Ma la magia di certi momenti dov’è andata a finire? La bellezza di fotografare istanti solo con la mente, gli occhi e il cuore, non vale? Non basta? Non serve tenere qualcosa per sé? Sono gli altri e i loro commenti la misura di quanto sia bello un avvenimento? E se un fatto è brutto, diventa più brutto con le critiche di tutti? O più stupido?

Facebook ormai è il luogo del tutto, dell’immediato, dell’ancora prima che accada. E’ il luogo in cui si dice qualsiasi cosa, in cui si esprime qualsiasi sentimento. E non essendoci più una misura, può capitare anche che si annunci su Facebook la propria morte. Cynthia Lee, una giovane madre ventitreenne del Michigan, l’ha fatto: prima ha pubblicato alcune foto della festa di Halloween in cui compariva accanto a un amico vestito da joker, in una situazione molto estrema e cruenta (i due erano abbondantemente sporchi di sangue, lei era incatenata e lui brandiva un’arma vicino alla sua gola). Poi Cynthia ha scritto uno status che riassumeva la sua vita e gridava al mondo la sua sofferenza: esprimeva l’odio verso il padre, dichiarava amore a un suo amico in carcere e ammetteva il grande dolore per la perdita della madre. Un dolore così insopportabile da farle concludere: “Mamma, sto arrivando”.

Dopo qualche giorno la ragazza si è uccisa, a casa del nonno, con un’arma appartenente a quest’ultimo.
Il gesto personale per eccellenza sbattuto su un social network a uso e consumo di tutti, forse per estremo esibizionismo o forse per estrema disperazione: è lì da vedere. La pagina Facebook di Cynthia non è più online, come se ci fosse una specie di vergognoso riserbo proprio nel luogo in cui, mostrare e vedere tutto, è la condizione base della sua stessa esistenza.
Tag:  facebook, condivisione istantanea, vita, morte, foto, Cynthia Lee, post

Commenti

31-01-2012 - 19:07:28 - Andrea
Bravissima. Un bellissimo articolo.
02-02-2012 - 09:34:54 - salvazzoRandino
Capisco le perplessità di Elena Cappelletti. Ma vorrei far notare che non è un problema limitato a FB. Il tutto e subito è la chiavedi volta della nostra attuale (in)cultura. Vogliamo tutto e subito. I nostri ragazzi fanno sesso tutto e subito. Hanno d'altra parte imparato da noi adulti. Anche noi vogliamo tutto e subito. Non abbiamo più tempo e voglia di aspettare e maturare le scelte. La cucina è fast-food. I piatti sono pronti in freezer, da passare al micro-onde. La televisione ci offre tutto e subito. Anche troppo. Lo stesso fa internet. FB è l'effetto, non la causa. Se non fosse FB sarebbe qualcos'altro. Quel che scrivo io in questo momento sarà fruibile istantaneamente, commentabile, opinabile. La riflessione va quindi estesa, a mio parere, al nostro modo di vivere globale.
07-02-2012 - 08:49:28 - sabrina minetti
un bellissimo articolo
07-02-2012 - 12:52:41 - Elena.
Grazie. Penso sia un tema di gran dibattito.
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