Turismo dell'orrore

Un viaggio in treno che non ti aspetti in compagnia di un'intera famiglia alla volta di celebri scenari da cronaca nera, teatri di tragedie e delitti

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La morbosità è parte di questo mondo. Ma al peggio non c’è davvero fine.
Capita sempre più spesso di imbattersi in notizie di omicidi, sparizioni, rapimenti e rapine finiti nel peggiore dei modi. E sempre più spesso il malcapitato giornalista, inviato sul luogo dal telegiornale di turno, si ritrova circondato da decine di persone mentre sta parlando di ricerche, RIS, inquirenti, tracce. E lì, come se nulla fosse, alle sue spalle, giovani e meno giovani, famiglie e parenti, cercano di farsi inquadrare mentre passeggiano “del tutto casualmente” davanti alla scena del delitto.

L’ultima volta che mi è venuto il voltastomaco è stato per la Concordia. Schettino o non Schettino, quello che mi lasciava perplessa era la gente che si lasciava intervistare dicendo, come fosse la cosa più normale del mondo, che era andata all’Isola del Giglio perché, insomma, vedere una nave arenata e un luogo di morte, sottolineerei in primis, non è cosa di tutti i giorni. Eh, vuoi mettere che soddisfazione fra qualche anno sfogliare l’album dei ricordi, istantanee che immortalano un volto sorridente e compiaciuto di fronte a una sciagura, e raccontare ai nipotini che sì, voi lì ci siete stati, a cercare di capire cosa fosse esattamente successo?

D'altronde se durante i mondiali di calcio siamo tutti allenatori, di fronte a questi episodi ci trasformiamo tutti in criminologi alla C.S.I., dei Grissom in erba, insomma.

Ebbene. In realtà sentire e vedere queste persone in televisione, durante trasmissioni più o meno criticabili e telegiornali in cerca dell’ultimo scoop, ha sempre suscitato in me una sorta di pena. Più che altro ho sempre sperato che di fatto queste persone non esistessero realmente. Che fossero una sorta di inquietante figura mitologica. Ma mi sono dovuta ricredere. Purtroppo.
Il giorno di Pasqua, infatti, sono salita su un treno per raggiungere Levanto, cittadina che fa da ingresso alle Cinque Terre. Sono entrata nello scompartimento dove si trovava il posto assegnatomi dalle FS e ho aperto il mio libro sperando che nessuno mi disturbasse con chiacchiere inutili e soprattutto a volume inaccettabile. Magari…

Ben presto mi sono resa conto che i miei compagni di viaggio erano un’unica grande famiglia milanese. Nonna, madre, padre, figlia adolescente e zio, e ho capito dai loro discorsi che erano diretti a Monterosso e Vernazza. Bello, direte voi. Certo. Tranne che per un piccolissimo particolare. Questi due paesi sono stati vittime della terribile alluvione dell’ottobre 2011. E benché gli abitanti si siano dati da fare per cercare di venirne fuori quanto prima e salvare le loro attività, qualche e più di un segno di fango è rimasto.
Ebbene, l’allegra famigliola andava proprio ad ammirare lo scempio. Non il mare, non la natura circostante. Proprio i danni.
L’attrazione prima di un posto: la sciagura.
Devo dire che lì per lì ho pensato di aver capito male. Poi, però, la dolce fanciulla quindicenne o giù di lì si è rivolta alla madre dicendole: “ricordi quando siamo andate sulla tomba di Sarah Scazzi?”. E via così. Da Garlasco ad Avetrana passando per Perugia, magari per cercare di diventare amici dell’incolpevole Patrick Lumumba e far poi vedere agli amici le fotografie, testimonianza di quello e altri "fortunati" incontri… sono risuciti ad andare avanti su questa scia per un’ora!

Inutile dire che ho letto, anzi, ho fatto finta di leggere, la stessa riga per tutto il tragitto.
Non potevo credere alle mie orecchie. Ci sono persone che dedicano davvero le loro vacanze al turismo dell’orrore. La Famiglia Addams che si sposta in massa per scoprire nuove tracce sul prato dove è stata uccisa Melania Rea, magari. E poi fanno un bel barbecue lì vicino e ne parlano come si potrebbe parlare dell’ultima puntata di Beautiful.
 
La mente umana è contorta, questo si sa, ma mi chiedo: cosa porta ad un simile atteggiamento?
Non è il tuo vicino di casa, non è un posto dove passi abitualmente e allora, che vuoi fare, un occhio non ce lo dai? No, qui si tratta proprio di fare le valigie per andare a vedere. Fanno quasi più terrore loro di tutto il resto dello scenario. Sentirli parlare dal vivo, assicuro, è un’esperienza che segna. Avrei voluto chiedere quale senso di godimento e piacere dava loro. E se erano mai stati da uno psicologo per capire la natura di una tale morbosità. Ma non ci sono riuscita, impietrita da una verità che non mi aspettavo.
 
La loro conversazione è quindi proseguita, tra un panino e una coca cola, tranquillamente. Mi aspettavo quasi che mi chiedessero se a Levanto ci fosse stata una strage di surfisti. Altrimenti perché andarci?
 
Buona pasqua. Ho pensato tra me e me. E se così deve essere, speriamo in una drastica diminuzione delle vacanze...
Tag:  Turismo dell'orrore, morbosità, Concordia, Cinque Terre, alluvione, Avetrana, disgrazie, delitti, foto ricordo

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