A tu per tu con Sonia Ognissanti

Dopo Claudia Bicelli, abbiamo intervistato un'altra bravissima protagonista del Dreamtime Festival dello scorso fine settembre, Sonia, una ragazza diversamente abile che ci ha raccontato la sua storia davvero speciale di sport, danza e vita

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Cara Sonia, benvenuta su Mondo Rosa Shokking e grazie per averci concesso questa intervista. Tu sei affetta da spina bifida, ma il tuo essere diversamente abile non ti ha impedito di diventare una giovane, grande atleta. Raccontaci quale percorso hai seguito nel mondo dello sport, partendo in primis dal nuoto, disciplina nella quale hai ottenuto grandi successi.
Credo sia doveroso precisare che il mio grado di disabilità ha comportato la paralisi degli arti inferiori, pertanto non mi è precluso, sin dalla nascita, l'utilizzo volontario e consapevole del resto del corpo. Questo per dire che sia nella pratica sportiva, nella danza e anche nella vita di tutti i giorni non faccio altro che fare ciò che il mio corpo mi consente di fare, come tutti, cercando sempre di scoprire nuove potenzialità attraverso l'esperienza. Sicuramente non mi definisco e non mi sono mai definita una grande atleta, non per umiltà, ma perché  pur avendo alcune potenzialità e avendo vinto titoli a livello regionale e nazionale nella disciplina del nuoto, ho dovuto lasciare l'agonismo, dopo 11 anni di attività, per problemi di salute, prima di scoprire se avrei potuto fare carriera in quest'ambito. Certo ho avuto la fortuna di vivere per un lungo periodo una grande passione a livello sportivo. Non ho praticato altri sport perché, pur avendone sperimentato qualcuno, non sono interessata e non ho mostrato particolari attitudini.
 
Passando alla danza, quando hai scoperto di avere questa passione e quali sono state fino ad ora le esperienze più edificanti ed emozionanti che hai vissuto?
Ho iniziato a praticare danza pochi mesi dopo aver lasciato l'attività agonistica, dopo aver trovato per caso la pubblicità di uno stage di Danceability a Brescia presso la sede di una compagnia di danza. Mi sono iscritta e dopo quest'esperienza mi è stato proposto di partecipare alla creazione di una coreografia dal titolo "Incontro", un duo interpretato con Claudia Bicelli. Per me che, conoscevo la danza contemporanea da pochissimo tempo, quest'esperienza è stata una proficua occasione di studio, che però dopo qualche tempo si è praticamente conclusa. Inseguito  mi sono stati proposti  altri progetti coreografici, prevalentemente di gruppo, all'interno della stessa compagnia, ma che non prevedevano un percorso di studio coreutico approfondito, ma piuttosto lo scopo diventava la messa in scena di uno spettacolo dove tutti i componenti, con diverse abilità ed esperienze, potessero dare il proprio contributo. Sicuramente un nobile intento, ma egoisticamente sentivo che stavo andando incontro ai soliti meccanismi di facciata, che prevedono che per una realtà sia importante che ci siano disabili disposti a "mostrarsi", indipendentemente dalla loro preparazione. Così me ne sono andata e ho iniziato a frequentare vari stage di Contact  Improvisation, teatro fisico, community dance, danceability, gyrokinesis, incontrando diversi insegnanti, come Laura Banfi dell'Associazione Culturale "Il Cortile" di Rhò. Con lei e il suo gruppo prosegue una collaborazione iniziata già in passato, anche se con obiettivi e motivazioni diverse. L'ultima proposta coreografica, alla quale ad oggi anche io e Claudia Bicelli stiamo lavorando, si basa sull'idea della donna nelle sue mille implicazioni e ruoli, composta di vari momenti che integrano coreografia, improvvisazione, e recitazione. Un'occasione di confronto e studio che cercavo da tempo.
 
Com’è nata la collaborazione con la Compagnia di danza MixAbility, diretta da Paola Banone?
L'occasione di collaborazione con Paola Banone e il gruppo che lavora con lei è stata qualche tempo fa una mixability battle, alla quale a me e Claudia è stato proposto di partecipare, composta di vari momenti strutturati poche ore prima, arricchiti da movimenti e danza d'improvvisazione. Due gruppi si sono dati appunto battaglia in più situazioni (un solo, un duo e una situazione di gruppo)per poi essere giudicati da una giuria d'eccezione.
Poi, per un po’ di tempo, non sento più Paola, fino all'incontro a Tuscania in occasione del Danceability Orientation Teacher Certification e alla proposta di danzare al Festival Dreamtime.
 
In occasione della V edizione del Dreamtime Festival, svoltosi lo scorso settembre al Teatro Puccini di Milano, sei stata protagonista della performance La Donna (un estratto dallo spettacolo Lei, per la regia di Laura Banfi) insieme alla bravissima ballerina Claudia Bicelli. Come vi siete conosciute e qual è il percorso artistico che vi ha unito e vi unisce tutt’oggi?
Il percorso artistico che unisce me e Claudia è praticamente quello sin qui descritto. In rarissime occasioni ho partecipato a  progetti  coreografici ai quali anche lei non avesse aderito. Questo certamente non è stato deciso a tavolino. Nessuna delle due si preclude esperienze semplicemente perché l'altra ha preso altre decisioni, ma ci troviamo in sintonia nella danza e nella vita per cui appena si presenta l'occasione valutiamo la proposta e se siamo entrambe interessate ci buttiamo in una nuova avventura.
 
La performance che avete scelto di interpretare vuole indagare circa il significato di femminilità e dell’essere donna. Che cosa vogliono dire, per te, questi due concetti e in che modo, attraverso la vostra danza, cercate di dargli un significato?
Essere donna a mio parere significa essere consapevoli di ciò che si è, di ciò che non si potrà mai diventare ed amarsi per questo, per come amiamo, gioiamo, ci commuoviamo, per come sappiamo essere mogli, fidanzate, sorelle, figlie e chissà magari un giorno anche madri, vivendo pienamente senza riserve e senza rinunciare a essere noi stesse, mai.
La femminilità secondo me è il fascino che una donna è in grado di sprigionare, non sempre coincidente con la bellezza esteriore, anche se talvolta coesistono. E’ la consapevolezza di essere uniche e inimitabili, e rappresenta il coraggio di mostrarsi così come si è. E anche di osare, talvolta.
Ho cercato di dar voce a queste mie idee attraverso la danza esplorando ciò che esprime maggiormente il mio essere donna e cercando di non perdere mai  la sensazione originaria che ha permesso il generarsi di determinati movimenti,  e naturalmente la magia che si vive ogni volta che si incontra e si rispetta un'altra donna per quella che è, anche se molto diversa da te.
 
Nel corso della tua carriera atletica hai avuto modo di incontrare, e spesso di esibirti, con altri grandi nomi dello sport e della danza? Ci vuoi raccontare qual è stato quello per te più significativo?
Certamente ho incontrato molte persone mosse da grandi passioni, sia in ambito sportivo che coreutico, che poi fossero famose è un dettaglio, perché dietro a una persona che in un certo senso possiamo definire realizzata, nota, ce ne sono sicuramente mille che per aver compiuto altre scelte, per non aver sfruttato  un'occasione o semplicemente perché non sono state notate, non sono conosciute su larga scala. Ma se la passione è vera, autentica, le emozioni vissute non hanno comunque prezzo.
Se però devo proprio svelare il nome di una persona nota allora direi, da milanista doc sin dai primi anni di vita grazie a mio padre, Franco Baresi, il quale mi ha premiata come "Atleta dell'anno", per aver vinto due medaglie d'oro in ambito nazionale nelle distanze dei 50 m stile libero e 100 m rana.
 
Attualmente a cosa stai lavorando? Hai qualche nuovo spettacolo in cantiere da segnalarci, o magari qualche nuovo importante progetto futuro sul quale svelarci qualche indiscrezione?
Al momento io e Claudia stiamo diffondendo il duo estratto dallo spettacolo dal titolo "Lei". Di recente ho partecipato a un seminario di selezione per il progetto Biomechanics, in collaborazione con Grecia e Turchia, ma per motivi famigliari e lavorativi ho deciso di non proseguire anche se fossi stata scelta.
Per il futuro ci sono altre proposte, ma ancora troppo nebulose per parlarne pubblicamente…
 
C’è una frase, un motto, un messaggio che ti rappresenta e che vorresti dedicare ai lettori di Mondo Rosa Shokking, nonché ai tuoi fan?
Le frasi che vorrei dedicare a tutti coloro che leggeranno l'intervista sono tratte da canzoni di Luciano Ligabue, l'artista italiano che preferisco per l'idea di positività che diffonde attraverso le sue canzoni.
La prima è il titolo di una sua canzone, "Sono qui per l'amore", che per me è una dichiarazione d'intenti: Sono al mondo per amare, per farmi amare , per diffondere l'amore, non solo quello di coppia, ma tutte le forme d'amore che sono in grado di vivere e di cogliere, quello per la mia famiglia, per gli amici, i colleghi, coloro che incontro per la strada, quelli che non conosco, per Dio.
La seconda è "Il meglio deve ancora venire". La fregatura, secondo me, è che non siamo a volte molto educati a coglierlo.
Tag:  Sonia Ognissanti, Dreamtime Festival, Compagnia di danza MixAbility, Claudia Bicelli, nuoto, danza

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