Intervista a Fiamma Satta, autrice di Diario diversamente affabile

Dalla rubrica al blog per arrivare alla pubblicazione di un libro in cui, con acuta autoironia, la giornalista e scrittrice affetta da sclerosi multipla, racconta le numerosissime forme di inciviltà che i portatori di limitazioni fisiche si trovano a dover affrontare giorno dopo giorno nel nostro Paese

di Marta Elena Casanova

Pubblicato lunedi, 3 settembre 2012

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Storica voce di Radio2, giornalista e scrittrice , Fiamma Satta è una donna che osserva, racconta, si appassiona. Nel 1993 ha scoperto di avere la sclerosi multipla. Una malattia  difficile, complessa, che pone molti limiti fisici, e soprattutto, purtroppo, apre ancora di più lo sguardo sull'inciviltà e  sul menefreghismo di una buona parte della popolazione italiana. Una lente d'ingrandimento, come la chiama la Giornalista, che ha portato alla nascita di una rubrica e a un blog per La Gazzetta dello Sport. Grazie anche  al supporto di "Indignati Speciali" ne è nato un libro, Diario diversamente affabile, pubblicato da add Editore. Con grande ironia, qui, Fiamma Satta racconta episodi di vita vissuta.

Noi di Mondo Rosa Shokking l'abbiamo incontrata, per capire quanto sia importante e bello il lavoro di giornalista se svolto in maniera etica. E quanto, in questo caso, un nome proprio possa essere croce e delizia di un'esistenza.

Buongiorno Fiamma, per iniziare mi vuole parlare della sua rubrica sulla Gazzetta dello Sport, della conseguente nascita dell'omonimo Blog su Gazzetta.it e infine del suo libro, Diario diversamente affabile?
Certo. E' nato tutto da me, dal mio disagio conseguenza dell’inciviltà che vedevo intorno, in seguito alla mia malattia, la sclerosi multipla. Persone scortesi, senza rispetto per il prossimo, ovunque. Allora, era il 2009, ho proposto al Direttore della  Gazzetta dello Sport dell’epoca, Carlo Verdelli, una rubrica, dal tono ironico, su questo tema.
Nel 2010 è nato l'omonimo blog su Gazzetta.it. Oltre l'inciviltà, il Blog tratta di molti temi come il cinema, la letteratura, la poesia, l'attualità.
Ma c'è una sezione, in particolare, chiamata "Indignati Speciali", dove personaggi noti raccontano le loro esperienze ravvicinate con la mancanza di rispetto per le difficoltà altrui. Così, dall'incontro tra carta e blog è nato il libro, "Diario diversamente affabile".

Quanto tempo è passato dalla scoperta della malattia alla decisione di parlarne pubblicamente?
Ho scoperto la malattia nel 1993, in quegli anni  ovviamente non stavo pensando alla rubrica, e inoltre ero impegnata alla radio (Radio2, con "Fabio e Fiamma e la trave nell'occhio" n.d.r.). Si può dire che l'idea sia coincisa con l'accettazione piena della malattia, comunque  un processo lungo e non facile.

Lei scrive e racconta in maniera ironica. Ma quanto è difficile, oppure, quanto è facile parlare di una malattia come la sclerosi multipla?
Ci tengo a precisare che Il libro non è sulla malattia, non mi interessava questo, la malattia è una cosa personale. Io volevo testimoniare e parlare dell'inciviltà, perché riguarda tutti noi ed è giusto parlarne pubblicamente; la malattia, invece, è un fatto privato, si può scegliere di condividerla o no a parole, ma l'inciviltà va raccontata.
Ho comunque  voluto nel blog  una sezione dedicata alla sclerosi multipla, ma raccontata in una maniera che definirei "letteraria", non certo tecnica.

Con la malattia quanto è cambiata, se è cambiata, la sua personale visione del giornalismo inteso come servizio?
Io ho sempre inteso il lavoro come servizio
, qualsiasi cosa abbia fatto, dai primi impieghi sino ad oggi. Ho fatto la radio per tanti anni, e anche lì volevamo intrattenere gli ascoltatori in maniera garbata, dare un servizio intelligente e allegro. Il giornalista più che mai deve intendere il proprio lavoro in questo modo, poiché si ha un grande potere, e  si deve saper lavorare in maniera etica, giusta e mai impropria, anche se oggi purtroppo si vede molto spesso il contrario.
Io, dal canto mio, grazie alla mia lente di ingrandimento, che è la malattia, sento il dovere di raccontare quello che mi circonda, quello che vedo, la grande mancanza di rispetto che affronto ogni giorno.
Mi accorgo di tante cose, anche piccole: una risposta, uno sgarbo, uno sguardo. Mi rendo conto, forse meglio di altri, della condizione di arretratezza delle persone.

Lei infatti parla di abilioni e abilioti, abili incivili entrambi, ma consapevoli i primi, inconsapevoli o distratti i secondi. L'Italia, secondo lei,  in questo senso è peggiore rispetto ad altri paesi?
Assolutamente si, l'Italia è indietrissimo
, rispetto per esempio ai paesi del Nord Europa. Non esiste da nessun’altra parte la condizione che i disabili devono affrontare qui. Come il parcheggio perennemente occupato da chi disabile non è. La presenza così massiccia di abilioni e abilioti è di per sé una barriera architettonica  enorme. Ci sono molte sfumature di inciviltà, e gli esempi sono tutti riportati sul mio libro. Mi ricordo di un'intervista che feci alla radio a Josefa Idem , campionessa mondiale di canoa,cittadina italiana ma nata in Germania;  le chiesi: "come si fa ad insegnare ai propri figli a non parcheggiare in un posto riservato ai disabili, ad avere rispetto per il prossimo?". Lei mi ha risposto in maniera molto semplice: "Non parcheggiando in un posto per disabili". Ci vorrebbe davvero molto poco, quindi. Il problema è che in Italia mancano le più semplici basi.
Nel libro, Giovanni Sartori, politologo,  al quale chiedo il motivo  dell'inciviltà degli italiani, risponde in un modo  che condivido, ma solo da un punto di vista storico: "La scarsa solidarietà e lo scarso spirito sociale trovano origine nel fatto che noi italiani siamo un popolo che, dalla caduta dell' Impero Romano in poi fino al Risorgimento, ha subito una serie infinita e ininterrotta di dominazioni straniere... Noi italiani abbiamo quindi vissuto sempre in condizioni di grandissima insicurezza, soprattutto a livello personale. Si rischiava spesso la vita se non si trovavano scappatoie, sotterfugi, furberie per pensare prima alla propria salvezza piuttosto che al prossimo".
Personalmente posso capire questa visione, ma la storia non può  e non deve assolutamente giustificare questi comportamenti. Io pretendo che chi mi sta attorno abbia riguardo per le persone disabili.

Fiamma, cosa vede nel suo futuro lavorativo? Quali sono i suoi progetti?
Continuerò  a lavorare per Vanity Fair con la rubrica settimanale "Fuoco&Fiamma" e sul videoblog nel sito della  stessa rivista con i video di "Ritorno di Fiamma", le mie interviste a  personaggi  noti e attori, i quali interpretano i dialoghi da me scritti con entità astratte, ad esempio "Dialogo di Fiamma con Innamoramento", dove Piera Degli Esposti si cala nella parte di Innamoramento, oppure "Dialogo di Fiamma con Memoria" dove Memoria è Luca Argentero. Io li chiamo angoli teatrali. Allo stesso modo, sempre sul videoblog di Vanity Fair, ho dato vita al "MiniFestival di Poesia". Mi sono creata un mio angolo, e continuerò a fare questo.
Nelle mie corde però c'è sempre stata la radio, e credo che tornerò. La radio è casa mia, mi sento assolutamente a mio agio con un microfono davanti. Ho lavorato 30 anni a Radio2 e c'è un grande feeling con gli ascoltatori. Questa possibilità nel mio futuro mi piace.

Il suo nome, Fiamma, significa luce, salvezza. Crede che in qualche modo possa aver  inciso nella sua vita, nella reazione alla malattia, nell'affrontare il quotidiano?
Il mio nome mi piace molto, è stato sempre croce e delizia per me, ma sicuramente appropriato. Io mi infiammo letteralmente per cose, film, libri: mi accendo, approfondisco, mi appassiono. E questo è bellissimo. Una fiamma però, come dona luce e calore, può ugualmente fare male, essere molto pericolosa.  Anche nella malattia il mio nome mi ha seguita, la sclerosi multipla, infatti, è un susseguirsi di infiammazioni che creano i danni alla mielina.
Per questo dico che, nel bene e nel male, il mio nome mi accompagna.


di Fiamma Satta
2012, add Editore
pp. 126  € 7,00
Tag:  Fiamma Satta, Diario diversamente affabile, add Editore, sclerosi multipla, inciviltà, Radio2, blog, Gazzetta.it, Giornalista

Commenti

03-09-2012 - 14:55:58 - Laura
Molto interessante; credo che la signora avrebbe potuto scriverci una Treccani, sull'argomento, tanto è il materiale che avrà raccolto nel corso del tempo!
20-11-2012 - 17:12:01 - anonimo
credo che comunque sia giusto quello che pensa fiamma
20-11-2012 - 17:18:02 - giulia aversa 2'a
sono argomenti molto interessanti dello scritto di Fiamma Satta in qualsiasi caso ha degli esempi e aspetti positivi su cui far migliorare la vita dell'uomo;nn vorrei che capiate nel senso che con questi esempi di inciviltà dell'uomo si potrà cambiare il mondo ma particolarmente a colpire qualcuno che infondo ha avuto la possibilità di leggere il libro:"diversamente affabile" a praticare almeno uno degli esempi diciamo "più decisivi" Aversa Giulia Presicce Scuola Secondaria DI 1' grado
20-11-2012 - 20:10:11 - alessia
cara fiamma il 23/07/2012 vengo con i miei compagni per la citta libro e veniamo a intervistarla e compro libro tuo che hai raccontato la tu a storia se ci vediamo mi chiamo alessia scarcella ho gli occhi azzurri e capelli biondi ciao ci ediamo presto
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