Malala Yousafzai

Dal blog per la BBC al Premio Nobel per la pace 2014, la sua battaglia per i diritti delle donne

di La Redazione

Pubblicato lunedi, 27 ottobre 2014

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A cura di Maila Daniela Tritto
 
Quando Malala Yousafzai ha scritto per il suo blog in forma anonima, curato per la BBC, non avrebbe mai immaginato di ricevere un giorno il Premio Nobel per la pace, conferitole insieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi dal Comitato di Oslo con questa motivazione: «Per la loro lotta contro la soppressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione». Un risultato per il quale la ragazza si è detta: «Fiera di essere la prima cittadina pachistana a ricevere questo riconoscimento e di condividerlo con un cittadino indiano».

In effetti, Malala è la più giovane ad aver raggiunto questo importante traguardo, che è il simbolo della sua battaglia per i diritti delle donne e per la loro istruzione. D’altra parte la sua storia è così affascinante e, al tempo stesso, difficile non solo per la realtà in cui è nata – dominata dal regime dei talebani, che hanno cancellato i diritti sociali vigenti in precedenza –, ma anche perché è fra le poche a essersi ribellata alle molestie cui sono soggette le donne del Pakistan. La giovane, infatti, è nata in una famiglia in cui il padre ha desiderato per lei un futuro diverso, caratterizzato dall’istruzione e dal rispetto per se stessa e per gli altri.

È quello che emerge dalla sua autobiografia Io sono Malala (Garzanti, 2013), scritta con la giornalista internazionale Christina Lamb. Nel libro emergono parole come «libertà», «istruzione» e «tolleranza», che rappresentano il suo impegno come attivista di pace. «Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono l’arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo», questo è il più grande desiderio della ragazza che ha più volte espresso il suo parere anche davanti all’Onu.

Perché le donne hanno il diritto di vivere ed esprimersi liberamente, e di accedere all’istruzione che oggigiorno è fondamentale per affrontare le insidie che possono nascondersi nella società. Ed è ciò che ha sostenuto Malala, la quale, dopo l’attentato subito nel 2012 da parte di uomini armati del regime, non si è per nulla fermata, anzi, ha proseguito determinata in questa sua lotta per la libertà. D’altronde la sua causa è di rilevanza internazionale poiché non coinvolge solo le donne del Pakistan, ma tutte quelle che subiscono le violenze di genere. Un allarme lanciato anche da Barack Obama, che nel 2013 ha ospitato la ragazza nello Studio Ovale della Casa Bianca dopo che era stata insignita del premio Sakharov per la libertà di pensiero.

Speriamo che il Premio Nobel serva a riscuotere gli animi e faccia riflettere sulla condizione delle donne e dei bambini e sulla loro istruzione, la medesima causa portata avanti anche da Kailash Satyarthi, che ha proposto alla ragazza di lavorare uniti per il raggiungimento dei loro obiettivi. D’altronde Malala ha dichiarato alla platea del Forbes Under 30 di Philadelphia: «Alla fine il cattivo perde e l’eroe vince, e c’è un lieto fine».
Tag:  Malala Yousafzai, Premio Nobel per la pace 2014, Kailash Satyarthi, diritti delle donne, diritti dei bambini, diritto all'istruzione per donne e bambini, Pakistan, regime talebano, premio Sakharov per la libertà di pensiero

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