Tansu Çiller

I motivi dell'odio e dell'amore per l'unica premier donna della storia turca

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 7 giugno 2010

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Quando pensiamo alla Turchia di oggi, al suo controverso governo islamico di Recep Tayyip Erdogan, al suo ruolo di Paese occidentale incastonato nel Medio Oriente, alla crisi della sua alleanza con Israele, al terrore cattolico di una nuova jihad pronta a partire dalla testa di ponte dell’Anatolia, alla speranza dei multiculturalisti per una Turchia musulmana pronta ad arricchire il panorama dell’Unione Europea… capiamo di trovarci di fronte a un Paese di cui si dice tutto e il contrario di tutto. Una figura al centro di questo incrocio di speranze e paranoie è l’unica donna primo ministro della storia turca: Tansu Çiller. Governò dal 1993 al 1996, fu progressista e liberale, ma i media dell’epoca non ne erano affatto entusiasti. Anzi, i commenti degli opinionisti più progressisti dell’epoca la paragonavano a personaggi più oscuri della destra in Italia.

Eppure, se andiamo a vedere nella biografia di questa giovane e promettente economista, poi entrata in politica, vediamo che ha ben poco in comune con i tipici personaggi che di solito sono associati alla figura del “golpista di estrema destra”. La Çiller, classe 1946, ricevette un’educazione economica e tutta americana (forse è proprio per questo che è odiata da certi ambienti progressisti), prima all’American College for Girls di Istanbul, poi direttamente negli Usa, con un master all’Università del New Hampshire, poi dottorato all’Università del Connecticut, infine post-dottorato a Yale. La sua carriera accademica partì dall’università di Istanbul, poi l’ingresso in politica in un partito tutt’altro che “di destra”: il Partito del Vero Cammino (acronimo turco: Dyp). I predecessori del Dyp, organizzati nel Partito Democratico prima e nel Partito della Giustizia poi, erano stati banditi due volte in due golpe militari, rispettivamente nel 1960 e nel 1980. Tansu Çiller, dunque, nel 1991 fu eletta deputato in quello che era il partito emergente più progressista della Turchia: più liberale del tradizionale partito di governo (Anap) e secolare, contrariamente all’opposizione islamica del Partito del Benessere (antenato dell’attuale Akp di Erdogan). Erano queste le linee-guida del Partito anche quando la Çiller arrivò alla sua guida nel 1993. E quando, pochi mesi più tardi, divenne primo ministro. Il primo (e finora: unico) capo di governo donna della storia turca fu anche la prima ad aprirsi realmente Europa: dall’accordo sull’unione doganale, da lei stipulato nel dicembre del 1995, le merci turche ed europee infatti possono circolare liberamente attraverso i nostri confini.

Perché, allora, di lei è rimasto questo ricordo così sgradevole? Perché gli anni ’90 non furono solo una promessa di libertà e unione di tutti i popoli europei dopo la caduta del Muro di Berlino. Furono anche un decennio di caos e di conflitti scoppiati per la ridefinizione dei confini e la rinascita di vecchi nazionalismi. Al confine settentrionale turco, due nuove repubbliche ex sovietiche, l’Armenia e l’Azerbaigian (quest’ultimo a maggioranza turcofona) si stavano combattendo per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh. Al confine orientale i curdi, dopo la Guerra del Golfo del 1991, volevano l’indipendenza da Turchia, Iraq e Iran, e nel 1994, il più estremo dei partiti curdi, il Pkk, la proclamò unilateralmente. Ai confini occidentali, lo status delle acque dell’Egeo e il confine con la Grecia, erano ancora materia di discussione.

Divenendo premier nel bel mezzo di questo caos, Tansu Çiller reagì in modo molto drastico. Forse troppo drastico. Con l’Armenia (e la Russia che l’appoggiava) arrivò quasi a un conflitto, quando truppe turche spararono su soldati russi. Nel 1995 si inimicò anche l’Azerbaigian, quando fu accusata di aver sostenuto un golpe per mandare al potere un presidente più filo-turco e favorevole all’unificazione dei due Paesi. Tra la fine del 1995 e il 1996 reagì a una piccola crisi navale turco-greca nell’Egeo orientale mobilitando la flotta. E per poco non scoppiò la guerra fra i due Paesi, entrambi democratici e membri della Nato. Nel 1994, reagì alla dichiarazione di indipendenza del Pkk con una mobilitazione generale. Fu accusata (e di prove a favore dell’accusa ce n’è davvero tante) di essersi alleata con gruppi paramilitari, gang mafiose e gli ultra-nazionalisti dei Lupi Grigi per condurre su tutti i fronti una comune lotta contro gli indipendentisti. Queste alleanze segrete le costarono uno scandalo (l’incidente di Susurluk del 3 novembre 1996) che ne travolse completamente l’immagine e la carriera politica.

Da allora la storia della Çiller si è tradotta in un lento e graduale ritiro dalla vita politica. Fu lei la protagonista di questo torbido periodo della storia turca o si fece trascinare da poteri ben più forti di lei? Difficile dirlo, ma resta il fatto che nel 2002, perse le elezioni contro il partito islamico di Erdogan, si è ritirata dalla politica attiva, dimostrando meno attaccamento al potere rispetto a molti suoi colleghi. Tuttora svolge attività di lobbying di alto profilo nel Council of Women World Leaders, un club di donne presidenti e premier che promuove l’avanzamento dei diritti delle donne nel mondo. 
Tag:  Tansu Çiller, secolarismo, nazionalismo, Islam, Turchia

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