Waris Dirie

"Il fiore del deserto", fuggita dalla Somalia per aprire gli occhi del mondo sugli orrori dell'infibulazione e del tribalismo

di Anna Bono

Pubblicato lunedi, 10 gennaio 2011

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Waris Dirie
È stata e continua ad essere una delle donne più belle del mondo. Si chiama Waris Dirie, è somala, appartiene al vasto e potente clan Darod. È nata nel deserto, in una famiglia di pastori nomadi proprietari di mandrie di dromedari, e nel deserto ha trascorso l’infanzia. Come tuttora accade a tanti bambini nelle stesse condizioni, la sua nascita non è stata registrata e quindi lei ignora la propria età: presume di essere nata intorno al 1965. Come tanti altri bambini africani, inoltre, Waris non è mai andata a scuola ed è stata analfabeta finché non è diventata una donna adulta e famosa in tutto il mondo.

La svolta fondamentale nella sua esistenza si verifica quando, intorno ai 12-13 anni, apprende la decisione del padre di darla in moglie a un uomo anziano, a lei sconosciuto, un vedovo di 60 disposto a pagare per lei un cospicuo e lusinghiero prezzo della sposa in dromedari. Disperata e determinata a rifiutare il proprio destino, Waris decide allora di fuggire: di notte, a piedi scalzi, portando con sé soltanto il logoro abito che indossa. Inseguita dapprima dal padre che non riesce a raggiungerla e scampata miracolosamente a un leone in cui si imbatte durante il viaggio nel deserto, dopo giorni e notti di cammino raggiunge stremata Mogadiscio, dove abitano alcuni parenti della madre. Qualche tempo dopo, quando uno zio materno nominato ambasciatore a Londra decide di portare con sé una giovane parente da adibire, come usa in Africa, alle funzioni di sguattera, la scelta cade su Waris che quindi parte per Londra evitando di essere riportata a casa e costretta al matrimonio.

Pur nei suoi abiti dimessi e informi, Waris è bellissima e un giorno, mentre cammina per strada, viene notata da un fotografo che, dopo molte insistenze, la convince a posare per un servizio fotografico sostenendo di non aver mai visto un profilo bello come il suo. Fatte circolare, le sue fotografie suscitano interesse nell’ambiente della moda e in breve tempo Waris diventa una top model, una delle più famose e meglio pagate del mondo. Inizia in grande stile comparendo, insieme a Naomi Campbell anche lei alle prime armi e del tutto sconosciuta, sul calendario Pirelli del 1987, realizzato dal mitico fotografo Terence Donovan che sceglie la sua immagine addirittura per la copertina.

Nel corso di uno degli innumerevoli servizi giornalistici a lei dedicati in seguito, Waris parla con una giornalista dell’infibulazione subita da bambina. È il momento di un’ulteriore svolta radicale. All’epoca l’esistenza delle mutilazioni genitali femminili era poco conosciuta oltre i confini dei paesi in cui si praticano per tradizione. L’istituzione descritta e spiegata da Waris suscita scandalo, costernazione e sconcerto nell’opinione pubblica internazionale. La top model decide allora di dedicarsi sempre più assiduamente a farla conoscere e a sollecitare iniziative per combatterla approfittando della propria fama. Le Nazioni Unite la nominano ambasciatrice ONU per la lotta contro le mutilazioni genitali femminili e nel 2007 viene insignita della Legion d’onore per il suo lavoro umanitario, per svolgere il quale nel frattempo ha creato la Waris Dirie Foundation.

Ora Waris Dirie ha due figli e, abbandonata la professione di fotomodella, risiede in Austria, a Vienna, anche se interessi e lavoro la portano tuttora in giro per il mondo. È autrice di quattro libri, tre dei quali autobiografici, tutti pubblicati in Italia dalla casa editrice Garzanti. Come si è detto, era analfabeta all’inizio della sua carriera e a fatica ha raggiunto la piena padronanza della parola scritta. Per la stesura in lingua inglese di Fiore del deserto, del 1998, e di Alba nel deserto, uscito in Italia nel 2004, si è servita dell’aiuto rispettivamente di Cathleen Miller e di Jean D’haem. Da sola poi ha scritto Figlie del dolore (2006), un’indagine sulla diffusione delle mutilazioni genitali femminili in Europa, e la struggente Lettera a mia madre, il racconto del suo drammatico rapporto con la famiglia. Vi sono descritti l’ostilità della madre che, fiera delle tradizioni tribali, considera una vergogna l’impegno della figlia contro le mutilazioni genitali femminili e il disprezzo dei parenti che l’accusano di aver tradito i valori della sua cultura e infangato l’onore famigliare.
 
Quanto pesino questi giudizi lo rivelano le considerazioni di Waris sulla propria cultura: “In Somalia i rapporti di sangue sono le fondamenta di ogni interazione sociale. (...) La tua famiglia, il tuo sotto-clan, il tuo clan sono tutto ciò che hai. Il clan decide la posizione di ciascuno all’interno della famiglia. Determina chi puoi considerare amico e chi devi guardare come un nemico. Cosa puoi vendere e a chi. Cosa puoi comprare e da chi. Il clan è il tuo presente e il tuo futuro. Sente al posto tuo, agisce al posto tuo e pensa per te. È la tua anima e la tua identità. Il clan può proteggerti, ma può anche diventare la tua prigione”. Perfetta sintesi della mentalità tribale si da' in un ammonimento del padre: “Questa è la legge della tua famiglia: tu e i tuoi fratelli contro i vostri fratellastri. I tuoi fratelli, i tuoi fratellastri e tu contro i vostri cugini. La vostra famiglia contro le altre famiglie. Il vostro clan contro gli altri clan”.

Waris Dirie si è lasciata alle spalle tutto questo, fiduciosa in un mondo in cui ogni persona ha facoltà di scegliere appartenenza e status, libera di decidere di sé e da sé. 
Tag:  Waris Dirie, Somalia, infibulazione, tribalismo, calendario Pirelli, Naomi Campbell, Londra, Mogadiscio, Vienna, Fiore del deserto, Alba nel deserto, Figlie del dolore, Lettera a mia madre

Commenti

10-01-2011 - 14:53:25 - Anna Battaini
Ho letto Desert Flower e Desert Dawn parecchi anni fa e sono entrambi libri stupendi, commuoventi e che fanno riflettere.. una donna eccezionale con un incredibile coraggio!
26-08-2011 - 06:15:26 - Saredi Maria
Ho appena finito di leggere Fiore del deserto ed ho appena iniziato Alba nel deserto e sono rimasta sconvolta nell'apprendere a quali torture le donne ed ancor peggio le bambine vengano sottoposte in Somalia ed anche nel resto del mondo. Sono rimasta anche sorpresa ed anche sgomenta nel rivivere con Waris le sue tragedie perchè così debbono chiamarsi, ma sono
26-08-2011 - 06:21:14 - anonimo
anchesì felice che sia riuscita a sopravvivere a tutte quelle cose disumane che ha dovuto sopportare perchè forse come dice lei nei suoi libri si vede che Dio aveva tracciato per lei questo cammino.
19-03-2012 - 14:43:55 - anonimo
puzza
19-03-2012 - 14:44:51 - anonimo
come me o meno?
13-03-2017 - 09:50:50 - Anna 1952
E una cosa disumana che tutto quello che fanno sui bambini che sia u na bambina o machietto ma loro non si ricordank il dolore che hanno subito quando e toccato loro essere circoncisi per far vedere che diventano uomini o ti fanno la flibulazione perke continua o con queste atrocità. Nonriesco ad accettare questa cosa anke i bambinipoveri che devono lavorare per mangiare man0 nkn metteteli al mondo per fargli fare quella fine li,Mettere al mo do dei figli e un atto D'amore non e un contratto. E sig,ra Waris ha fatto bene a renderlo pubblico al mondo sperando ke la gente povera (pero il cellurare ce l'hanno ) si renda conto chei bambini Inc" sono pezzo 'a core ".
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