451falò: i Raffinati

Quando linguaggio forbito diventa sinonimo di intellettuale

di Grazia Ciavarella

Pubblicato martedi, 15 dicembre 2015

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Bentornati all’appuntamento con la rubrica 451falò, dove analizzo diverse categorie di aspiranti scrittori, tutte semiserie e assolutamente ironiche.

Siamo alla terza puntata e, prima di procedere con la terza categoria, vorrei rinfrescarvi la memoria riassumendo in breve di cosa abbiamo trattato nelle prime due.

Nella prima puntata ci siamo occupati dell’Auto-Editor, vale a dire di quell’aspirante scrittore che non conosce la figura professionale dell’editor. Abbiamo visto come gli appartenenti alla categoria aborriscano di fronte a tale figura, vedendo minacciato il loro estro e di come perciò possano arrivare a trasformarsi in Anti-Editor.

Nella seconda puntata abbiamo conosciuto gli Sciattoni, vale a dire quella fetta di aspiranti scrittori che è al corrente del ruolo dell’editor. Al contrario dell’Auto-Editor, lo Sciattone ritiene di dover sfruttare la situazione a proprio vantaggio, trattando il povero editor di turno a mo’ di sguattero.

Oggi, come preannunciato alla fine della puntata precedente, ci occupiamo dei Raffinati.

Innanzitutto: come fiutarli?

Sono sparsi un po’ ovunque nel web, anche all’interno della vostra rete di contatti e li riconoscete a naso. Sono quelli che su Facebook l’augurio di compleanno ve lo scrivono grossomodo così: “Insigne collega, i miei più fervidi omaggi per il vostro genetliaco. Ossequi”.

I Raffinati devono stupire con le parole, perché linguaggio forbito è sinonimo di intellettuale. Più vi servirete del dizionario per decodificare i loro messaggi, più il loro ego sarà soddisfatto.

Molti Raffinati si annidano tra gli aspiranti scrittori. L’obiettivo, ancora una volta, è quello di colpire l’interlocutore (leggi: l’editore) con termini ricercati. Perché la ricercatezza dei termini è il biglietto da visita di uno scrittore. Almeno secondo il loro punto di vista.

Leggiamo allora di una protagonista che esce a comprare NON “un cappotto per il ballo”, ma “un soprabito in vista del cerimoniale ritmico”. Magari mentre il protagonista è intento NON “a mangiare una zuppa avvicinandosi al computer”, ma “a manducare una vivanda in brodo appressandosi al computer”.

Senza dubbio anche l’orecchio vuole la sua parte. Il suono delle parole mentre si rincorrono è importante, ma forzare il testo tende a renderlo ostico, rallentandone così la lettura fino alla noia.

  

Scriveva Arthur Schopenhauer: «Coloro che combinano discorsi difficili, oscuri, confusi e ambigui sicuramente non sanno affatto ciò che vogliono dire, ma hanno soltanto un’oscura consapevolezza che ancora si sforza di trovare un pensiero».

Trovatelo questo pensiero ed esprimetelo in tutta serenità, senza l’ansia di dover sbalordire a tutti i costi. Essere se stessi è essenziale nella vita come nella scrittura. Con il tempo acquisirete un vostro stile,oltre che la capacità di risultare vezzosi quando e come vi pare.

Nella prossima puntata analizzeremo gli Impressionisti, una categoria curiosa e artistica.
Tag:  451falò, aspiranti scrittori, scrittori, scrittura, autori, categorie, Raffinati, linguaggio forbito, intellettuali, parole

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