451falò: l’Auto-Editor

L’aspirante scrittore, l’editor e la modifica del testo. Quanto vale l’umiltà dell’artista per un addetto ai lavori

di Grazia Ciavarella

Pubblicato giovedì, 23 luglio 2015

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Se c’è una cosa che mi diverte più dell’osservazione fine a se stessa, è l’osservazione accompagnata dall’analisi.

Occupandomi da diversi anni di editoria e dintorni, ho avuto modo di confrontarmi con chi è del settore (editori, scrittori, addetti all’ufficio stampa, editor), inclusa quella fetta fuori-settore che corrisponde al nome di “aspiranti scrittori”. L’Italia, incredibile ma vero, pullula di gente che vuole farsi leggere. Non di lettori, ma di persone che scrivono. Il dato sconcertante è che il numero di coloro che mirano alla pubblicazione non è proporzionale al numero dei cosiddetti lettori forti.

Facciamo un piccolo test.

Spulciate i profili dei vostri contatti Facebook. Almeno il venti percento di questi è composto da aspiranti scrittori autori pubblicati da una piccola casa editrice (o da un editore digitale) o autori autopubblicati o da poeti. Al novanta percento ci ho azzeccato. Di questi, il gruppo che più merita di essere osservato è quello degli aspiranti scrittori. Il motivo è semplice: quel modo così singolare che hanno di muoversi, è un invito a essere osservati. Negli ultimi anni ho imparato a riconoscerli. Li ho studiati, analizzati e catalogati. Ciascuno di loro appartiene a una o più categorie (tutte semiserie e assolutamente ironiche).

I primi degni d’attenzione sono senz’altro gli Auto-Editor. Li individuate subito perché hanno un motto che non transige eccezioni: chi fa da sé, fa per tre.

L’Auto-Editor è convinto di essere a conoscenza delle fasi di pubblicazione per innatismo:
- Scrivo il romanzo (che lui già chiama “libro”)
- Lo mando a un editore
- Se all’editore piace, lo pubblica
 
Fine della storia.

Cos’è l’editing?

L’Auto-Editor non lo sa. Per carenza di informazioni, ovvio! Perché in Italia il ruolo dell’editor spesso è ancora confuso con quello di ghostwriter.

In America i più grandi scrittori dedicano ampio spazio agli editor nei loro libri (tirate fuori dalla vostra libreria un romanzo americano a caso tra quelli pubblicati negli ultimi anni, andate alle ultime pagine e date una scorsa alla voce: Ringraziamenti).

In Italia una pratica del genere sembrerebbe quasi improponibile (anche se un cambiamento di tendenza comincia a intravedersi all’orizzonte). Si rischierebbe di essere travolti da frasi tipo: «Ah, ma quindi non l’hai scritto proprio tu il libro!». E i pregiudizi, si sa, sono duri a morire. Sul punto, meglio tacere.

L’Auto-Editor è quindi convinto che la casa editrice pubblichi il romanzo così come viene mandato dall’autore. Quando gli si spiega dell’esistenza di una figura che si occupa di editare il testo prima della pubblicazione, inorridisce. Per l’Auto-Editor metterci lo zampino equivarrebbe a snaturare l’opera, a denigrare l’artista. «Chi meglio di me, che sono l’Autore, può sapere che qui Luca “solleva il sopracciglio ammiccando a mezzo ghigno”? È Mia la storia. Ci ho buttato sangue, sudore e veleno di mattina, di pomeriggio, di sera e di notte. Nessuno può conoscere i Miei personaggi, la Mia trama, il Mio mondo meglio di me».

Ossessione preoccupante per il possessivo di prima persona singolare a parte, a questo punto l’Auto-Editor che aborrisce ogni intromissione esterna sul proprio testo, diventa un Anti-Editor.

Non c’è al mondo alcun agente letterario o editore disposto a lavorare con un Anti-Editor. Almeno io non ne ho mai conosciuti.

Una precisazione però è d’obbligo: l’autore che difende le proprie idee, spiegando con intelligenza i motivi che non lo convincono ad apportare determinate modifiche al testo, non è un Anti-Editor. È uno scrittore. In questo caso non siamo di fronte a un re capriccioso che si auto-attribuisce dei poteri assoluti, ma a un contraddittorio; un lecito e civile scambio di opinioni tra due professionisti.

Se vi riconoscete nella categoria dell’Auto-Editor o, peggio, dell’Anti-Editor, siete sempre in tempo per ritornare sui vostri passi. L’umiltà è una qualità imprescindibile dall’artista.

Nel prossimo appuntamento analizzeremo la categoria degli Sciattoni. A risentirci tra un paio di settimane circa.
Tag:  aspiranti scrittori, scrittori, scrittura, autori, artisti, editor, editing, editoria, Auto-Editor, Anti-Editor, categorie, 451falò

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