Black Room. Un viaggio nella capitale del vizio

Black Room, la capitale del vizio. Il nome del progetto è già tutto un programma e scommettiamo sul fatto che non vi lascerà indifferenti. Perché lo stesso è successo a noi

di Sabrina Minetti

Pubblicato giovedì, 15 settembre 2011

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In rete, sul sito di Creartheater - questo il nome dietro cui si celano Tito Ciotta, l’ideatore, e Irene Altobelli - nel profilo Facebook e nel trailer su Youtube  scopriamo cos’è BLACK ROOM: un progetto di spettacolo innovativo che coniuga narrativa e teatro sperimentale attorno al tema intrigante e eternamente attuale dei sette vizi capitali. Con qualche ulteriore, specialissima peculiarità e ispirata da uno speciale obiettivo: realizzare uno spettacolo “fatto” dal pubblico.
 
Decidiamo di farci illustrare BLACK ROOM da chi lo ha inventato, Tito Ciotta. Ci diamo appuntamento nella vivace libreria Il mio libro, partner del progetto, come vedremo poi. Ci incontriamo e… sorpresa! Tito Ciotta, ideatore, regista, deus ex machina di questo “tenebroso” progetto è più radioso dello splendido cielo settembrino che rallegra il pomeriggio e inonda la vetrina. Ci avverte: “Parlerò un sacco, dovrete fermarmi,  perché questo progetto mi entusiasma…”. Ed è davvero un fiume in piena. Del resto ce lo aveva preannunciato: “Non vediamoci in pausa pranzo, altrimenti vi travolgerò di parole e non vi lascerò rientrare in ufficio per tempo!”. “Non chiedetemi di me, voglio parlare solo di BLACK ROOM”, si schermisce.
 
Nelle sue note biografiche abbiamo letto che Tito si è formato professionalmente presso la scuola di recitazione C.T.A. di Milano e frequentando stage con insegnanti di grande calibro. Sappiamo che ha lavorato in teatro con diverse compagnie, in particolare ne “Il malato immaginario” e “Confusion”, con Ale&Franz, per la regia di Paola Galassi (con il duo comico ha anche preso parte al film “Mi fido di te”), ne “Il giardino dei ciliegi”, “Cassandra express” e “Il tamerlano”. Inoltre nel 2010 ha debuttato alla regia con THE DREAM, tratto da “Sogno di una notte di mezza estate”, di Shakespeare.
 
Tito qualcosa di sé ci racconta, ad esempio che la sua passione per il teatro è nata per gioco: “Sono sempre stato attratto dal teatro, sin da bambino, come ballerino, poi ho abbandonato la danza. Verso i diciotto anni mi hanno consigliato di avvicinarmi alla recitazione perché ero, e sono, timidissimo. L’idea era che il teatro mi avrebbe aiutato a stare in mezzo alla gente, e così è successo. Potendo scegliere avrei preferito il cinema, ma oggi sul palco sto divinamente, mi piace interpretare ruoli lontani anni luce da come sono fatto io, ma, tolta la maschera, torno a essere la persona timida di sempre, solo con qualche sicurezza in più. E diciamo che in questi ultimi due anni ho scoperto che anche dietro le quinte sto a meraviglia”.

Domandiamo a Tito Ciotta se c’è qualcosa di speciale di cui vorrebbe curare la regia. Risponde sicuro, di getto:“Shakespeare tutta la vita... ma nel cassetto ho una rilettura de’ “La casa di Bernarda Alba”, ribattezzato DONNEsenzaUOMINI. Spero di riuscire a metterlo in scena, un giorno. DONNEsenzaUOMINI è uno spettacolo sulle violenze subite dalle donne all’interno delle mura domestiche e non solo. L’intento è quello di non dimenticare e di porre la parola fine a tutte queste violenze!”. Tito si anima mentre parla di questo. Si vede che il tema gli sta molto a cuore.
 
Chiediamo a Tito di spiegarci BLACK ROOM e con lui ci addentriamo nel meccanismo della sua “invenzione”. Uno spettacolo fatto dal pubblico, come ha tenuto a sottolineare. Vediamo in che senso.
 
Si parte dai testi da mettere in scena. Tito voleva autori, magari sconosciuti, sinceramente sospinti dall’ispirazione del tema proposto – i sette vizi capitali - a scrivere storie che, nei più diversi toni narrativi, raccontassero il lato oscuro dell’animo umano - indifferenza, egoismo e banalità -, ma anche la sua grandezza. Che dessero voce all’emarginazione, al degrado, all’estraneità tra individui, e che cercassero di abbattere pregiudizi e barriere culturali. Con brutale realismo, con toni onirici, visionari, o con ironia, ognuno in sintonia con il proprio sentire e con il proprio personale stile di scrittura. Tito voleva testi, da adattare per le scene, che, probabilmente, normalmente ne sarebbero rimasti esclusi. E con questi obiettivi ha lanciato la sua prima sfida: ha indetto un concorso, con il quale invitava a sottoporre a Creartheater racconti inediti o di repertorio ispirati ai sette vizi capitali. Ed è qui che ha fatto entrare in gioco la libreria e che si è realizzato il primo livello di interazione fra rappresentazione e pubblico: secondo il regolamento del concorso, infatti, insieme a Tito Ciotta doveva essere una giuria popolare -  i lettori della libreria  Il mio libro -  a scegliere, leggendone le sinossi, i dieci racconti che meglio rappresentavano ciascun vizio, i più meritevoli di essere trasposti per una rappresentazione sulle scene.
 
Ma non finisce qui. Il gioco di ruolo con il pubblico proseguirà durante lo spettacolo, e sarà esso stesso spettacolo: a partire da ottobre, con l’ira, ogni mese sarà dedicato a un vizio capitale, con più rappresentazioni in luoghi diversi di Milano. Per ogni rappresentazione saranno gli spettatori presenti a votare i cinque dei dieci titoli che vorranno vedere in scena quella sera, scegliendo da una cartolina – menù, dove ogni testo è condensato in un titolo e in una frase che lo sintetizza e ne suggerisce trama e atmosfera.
A ogni nuova rappresentazione, protagonisti e vittime del sapiente gioco di suspence – “Un gioco perfido”, commenta scherzosamente Tito, mentre ce lo fa notare - non saranno solo gli spettatori, ma anche gli stessi attori. In base alle scelte del pubblico, uno o più testi, potrebbero, e non troppo paradossalmente, non essere mai scelti dal menù e quindi non andare mai in scena. E, di conseguenza, gli attori cui quei testi sono assegnati e che da mesi stanno provando con Tito Ciotta, potrebbero restare “in panchina”!
 
Pensate che sia finita qui? Ebbene no! Tito ci confida di aver escogitato sorprese nella sorpresa, per il pubblico e per gli interpreti: qualcuno si ritroverà a recitare con qualcun altro, ma non con “quel qualcun altro” che si aspettava, qualcuno irromperà sulla scena, del tutto inatteso, e chissà cosa altro ci riserveranno le serate di BLACK ROOM. Il che, a ben guardare, è ciò che accade tutti i giorni nella vita vera, di cui BLACK ROOM è (anche) metafora.
 
Chiediamo a Tito come è nata questa idea. “Mi divertiva l’idea di far scegliere agli spettatori cosa vedere, al buio, ma soprattutto creare uno spettacolo/evento dove non ci fosse della ripetitività” ci spiega. “So di lavori in cui si chiede al pubblico di decidere come far finire uno spettacolo, ma scegliere solo cinque titoli tra una rosa di dieci, a scapito degli altri cinque, è una novità. Inizialmente volevo mettere in scena racconti scritti da me o da miei amici, inserendo anche monologhi di repertorio, ma in quel modo non sarebbe stato uno spettacolo al buio. Essendo un autore, ho pensato che fosse più interessante dar voce a chi solitamente non viene letto o trasposto per il teatro, soprattutto per le tematiche affrontate; io, nel mio piccolo, ho la possibilità di far ascoltare anche queste storie. Il titolo principale BLACK ROOM richiama il concetto di spettacolo al buio. Il sottotitolo LA CAPITALE DEL VIZIO, invece, dava un tema agli autori. Un tema che ho scelto nella convinzione che, se i vizi capitali continuano ad ispirare molti artisti, un motivo ci sarà... Posso anticipare che se dovesse esserci un seguito per BLACK ROOM, la prossima CAPITALE sarà ancora più difficile e stimolante per gli autori che aderiranno… ma per ora voglio dedicarmi solo alla Capitale dei vizi!”. “Fra i vizi più “gettonati”, ci informa Tito, “ci sono la lussuria e l’ira”.
 
Il tempo sta volando e facciamo un’ultima domanda all’ideatore di BLACK ROOM: ci piacerebbe sapere come si sono confrontati gli autori dei due sessi con i diversi vizi capitali e quanto è stata equilibrata in questo senso la partecipazione al concorso di narrativa che ha dato il via al progetto. Tito Ciotta ci risponde, analitico e ragionato: “Diciamo che se la sono giocata bene, per una piccola percentuale vincono le donne, di poco però...”. Precisa poi: “Una cosa che mi ha fatto pensare è che molte donne hanno scritto al maschile, specie sull’ira. Ma la cosa che mi ha fatto riflettere di più è che sull’ invidia hanno scritto solo donne (tranne un paio di scrittori) e sempre con protagoniste donne (anche gli autori uomini hanno scritto al femminile). L’altro vizio gettonatissimo dalle scrittrici è la gola e, ahimè, anche qui le protagoniste sono sempre donne, alle prese con un difficile rapporto con il cibo. Potremmo aprire un dibattito su questi due temi e su come li vivono le donne, forse per causa dell’uomo?!” conclude.
 
Salutiamo Tito. All’altro capo della città lo aspetta, per provare la sua parte, uno degli attori di BLACK ROOM. Stanno preparando l’IRA, per ottobre. Nel momento in cui lo intervistiamo mancano solo un paio di giorni alla pubblicazione sul web del trailer degli spettacoli ottobrini e Tito può ormai anticiparci che fra gli interpreti delle performance diversi nomi noti hanno aderito prestando la loro voce e presenza, attori visti in teatro e anche alla TV. Non sappiamo quali testi Tito ha affidato loro. E non lo sapranno neanche gli spettatori in sala, che voteranno titolo e mini sinossi, senza che il nome dell’interprete possa influenzarli. Non ci resta  che andare a vedere gli spettacoli. E lo faremo. Seguiremo “a puntate” il progetto BLACK ROOM e commenteremo quello che, voi e noi, avremo visto in scena, orchestrato, diretto e (forse) a volte interpretato dal vulcanico Tito Ciotta. Lui fila via in scooter e noi rimaniamo ancora un po’ in libreria, complice un bis di caffè, in preda all’ottavo vizio capitale: un incontenibile eccesso di curiosità per ciò che BLACK ROOM ci riserverà on stage a partire dall’1 ottobre.


Ecco l’agenda di ottobre di BLACK ROOM, la capitale del vizio
In scena … potranno esserci (qui in ordine alfabetico): Valeria Barreca, Tito Ciotta, Loris Fabiani, Angelo Di Genio, Gabrio Monza, Daria Morelli, Luca Torracca, Vincenzo Zampa.

1 e 16 ottobre 2011
studioarea22- Via G.Giusti 22, Milano
10 e 24 ottobre 2011
Maison Espana, Via Montegani 68, Milano
Dalle ore 20,30.
Prenotazione obbligatoria.
Per info e prenotazioni:info@creartheater.com


 
Tag:  BLACK ROOM, la capitale del vizio, vizi capitali, ira, Tito Ciotta, Creartheater, teatro sperimentale, narrativa, pubblico, interazione, sorpresa

Commenti

15-09-2011 - 07:41:12 - Cristina
Complimenti per questo bellissimo articolo ... Ho seguito da vicino il progetto che mi ha permesso di conoscere meglio Tito Ciotta; il solo scambiare due parole con lui trasmette una carica e un'energia pazzesche! Sabrina è riuscita a catturare l'essenza di blackroom e di Tito!!! È sempre un piacere leggere quello che scrive! Grande Sabrina! Non vedo l'ora di partecipare alla prima serata!
15-09-2011 - 11:38:43 - Camilla
Non vedo l'ora di vedere, di partecipare, di essere Black Room!!! Complimenti per l'articolo. Conosco Tito e queste righe rendono bene l'idea dell'energia con cui Tito nutre i suoi progetti. Ma c'è molto di più, tanto di più. Vedere per credere!
15-09-2011 - 11:55:05 - piero pacchiarotti
Ho avuto il piacere di conoscere Tito alcuni anni or sono e mi parlò del suo progetto Black Room; capii subito che era un'idea innovativa e geniale , proprio come è la sua mente creativa. Purtroppo la lontananza (io vivo vicino a roma) e gli impegni reciprico non hanno permesso quella collaborazione che avrei auspicato, ma oggi sono lieto di dire che io ne ero a conoscenza!! Ciao Tito un abbraccio e...conbtinua così...ovvero a pensare alla grande. Un saluto piero pacchiarotti www.civitafilmcommission.it
15-09-2011 - 23:29:30 - Donatella passoni
Tito e' geniale nella sua capacita' di stupire, e' innovativo e sorprendente. Vedere un suo lavoro significa tornare a casa e pensare a qualcosa...
16-09-2011 - 08:14:41 - Bettina
Ho trovato questo progetto interessante e stimolante dal punto di vista creativo. Complimenti agli ideatori e autori!
16-09-2011 - 08:53:44 - sabrina
Intrigante da morire...non vedo l'ora di vederlo. spargiamo la voce!!!
17-09-2011 - 19:15:24 - Domenico Zucano
Estro e genio non mancano, per conferire al progetto il successo che merita .Realizzare uno spettacolo che dopo averlo visto riesce a far pensare, e' lo scopo di molti ma la realizzazione di pochi .
23-09-2011 - 10:13:57 - Federico
Sei riuscita a cogliere in pieno Titoto Ciotta ed il progetto Black Room! Tito e Irene Altobelli sono un mix letale di creatività!
03-10-2011 - 21:40:12 - sabrina
bello! mi piace tutta questa interazione sull'articolo dedicato a Black Room. Il progetto merita questa attenzione!
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