Acqua libera (per) tutti!

Il 12 e 13 Giugno 2011 gli italiani sono chiamati al voto. Se il quorum verrà raggiunto (cioè se voterà il 50% +1 degli aventi diritto) e se vinceranno i sì, avremo vinto tutti e l'acqua tornerà ad essere un bene comune.

di Eleonora Panella

Pubblicato lunedi, 6 giugno 2011

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Diciamoci la verità: in Italia i referendum sono volutamente confusi, complicati nel testo da abrogare e strategicamente indetti in date in cui gli italiani nell’acqua ci stanno, ma al mare... L’altro giorno un signore mi ha detto: ”Referendum? Non li hanno cancellati?” Ecco… non proprio, diciamo che non vengono sponsorizzati a sufficienza da chi non vuole che vinca il SI'.

H2O: Due molecole d’idrogeno e una di ossigeno, è così che la conosciamo, che dovremmo cercare di rispettarla, di tutelarla, anche se molto spesso la lasciamo scorrere per ore ed ore e ci dimentichiamo che dono enorme sia averla e che tragedia non poterne avere l’accesso quotidiano. E’ l’elemento base del nostro corpo, indispensabile alla vita di ogni essere vivente, dal profondo significato non solo biologico, fisico e chimico, ma anche filosofico ed economico. Ed è proprio questo il motivo per cui bisogna fermare la privatizzazione dell’acqua e far rimanere fuori i profitti dall’acqua.

La confusione è massima quindi, e Gaia Sinnona, junior Researcher presso la fondazione ENI Enrico Mattei di Venezia, mi prova a spiegare semplicemente, che: “Il referendum sull'acqua mira ad abolire l'articolo che entrando in vigore nel 2012 modificherebbe il 23 bis, rendendo obbligatorio che nelle società di gestione del servizio idrico sia presente ALMENO al 40% una società privata. La modifica ha l'obiettivo di rendere il servizio più efficiente secondo le regole del mercato. Ma le regole del mercato si sono dimostrate utili se sono applicate a merci che non siano indispensabili o che abbiano dei beni sostitutivi. 
Assoggettare l'acqua alle oscillazioni di domanda ed offerta la rende un bene il cui prezzo non è certo, ma può variare, diventando anche proibitivo. Le società private hanno il giusto obiettivo di fare profitto oltre a coprire i costi, farle quindi entrare nel mercato della risorsa idrica, significa che l'acqua non è più riconosciuta come un diritto di tutti, ma al contrario è accessibile a chi economicamente 'può permettersi' le quantità che vogliono. Di certo è importante che all'acqua sia dato un valore economico, unico modo per evitarne gli sprechi, ma questo non significa che la gestione debba andare in mano privata, anzi, sarebbe fondamentale che, come sta tentando la regione Emilia Romagna, si creasse un metodo tariffario per il quale una quantità minima fondamentale è assicurata ed il prezzo sale in base alla quantità, ma senza dimenticare la necessità di creare tariffe agevolate per le famiglie numerose (normalmente straniere e non benestanti) o per chi vive solo come molti anziani.

Dopo aver attaccato con Venezia, decido che un’idea dall’Europa possa essere chiarificante e completante. Gabriella Zanzanaini, vive e lavora a Bruxelles, ed è la direttrice dell’ufficio European Affairs for Food & Water Europe, mi dice che: "La privatizzazione dell’acqua è direttamente in opposizione con il diritto umano all’accesso all’acqua, votato nell’Assemblea Nazionale dell’ONU nel luglio dell’anno scorso. Il diritto all’acqua non vuol dire che questa debba essere gratuita, ma che il quotidiano consumo non dovrebbe ostacolare l’accesso ad altri beni primari e fondamentali: se tu paghi le bollette d’acqua, queste non dovrebbero essere così care da lasciarti senza soldi per l’educazione dei tuoi figli, per esempio. Il fatto è che mentre un servizio pubblico non potrebbe mai negarti l’accesso all’acqua, una compagnia privata potrebbe ridurre il numero delle persone fruenti del servizio tramite il mancato allacciamento alla rete in seguito al mancato pagamento delle bollette. Bollette che come si e’ visto nel caso di privatizzazioni in altri paesi del mondo hanno inevitabilmente comportato un aumento nel prezzo di acqua per i consumatori.
Per riassumere, se al referendum passa il sì, la modifica al 23 bis non verrà fatta e le società potranno rimanere miste, ovvero in parte pubbliche  in parte private, senza però un limite di partecipazione privata. Il privato potrà così di certo partecipare a una parte della gestione del servizio come avviene ora, per es per la manutenzione delle infrastrutture, ma non sarà il socio maggioritario della gestione del servizio".

Ma qual è il panorama europeo, esistono altri paesi EU con una situazione, o con una proposta di privatizzazione analoga? "Il movimento dell’acqua contro la privatizzazione (è per la giustizia) – continua Gabriella – sta diventando sempre più forte nel mondo e in Europa. Anche nella città natale del modello francese della privatizzazione dell’acqua, Parigi, hanno cambiato idea. Quest’anno Parigi ha municipalizzato il suo sistema di acqua, il prezzo dell’acqua è già diminuito del 25%.
A Berlino, invece, il comune aveva un contratto segreto con Veolia-RWE. I cittadini di Berlino sono riusciti a raccogliere più di 650.000 firme per avere un referendum per rendere pubblico questo contratto ( maggiori informazioni qui).
Al Parlamento Europeo, alcuni Deputati hanno firmato una dichiarazione per mantenere l’acqua come un bene pubblico. Purtroppo non hanno raccolto abbastanza firme, ma nella politica europea il vento sta cambiando perché la gente si sta rendendo conto che l’acqua non può essere trattato come un bene economico.
Nonostante, nell’Europa dell’Est la legge sia ancora abbastanza flessibile, a Bucarest, in Romani,a hanno rotto il loro contratto con ApaNova (filiale di Veolia) per "irregolarità di fatturazioni incessanti" ; infatti nel 2008, la Corte Europea dei diritti umani ha costretto la Romania a dare 10000 euro a una famiglia che non aveva avuto l’accesso all'acqua per 7 anni sotto la gestione ApaNova. Infine, una soluzione che il movimento globale sta spingendo sono le public partnerships (PUPs), dove un'entità pubblica lavora in partnership con un altro entità pubblica, al fine di avere una più elevata quantità di tecnologie e conoscenze. Invece di danneggiare le comunità pubbliche aumentando i prezzi dell’acqua, le PUPs hanno dimostrato che si può aumentare e migliorare il sistema idrico ad un costo minimo, promuovere il giusto commercio dei servizi e di conseguenza la trasparenza e la contabilità. Invece che intentare il cammino della privatizzazione, le PUPs dovrebbero essere esplorate e considerate un valido esempio per un futuro, dove i diritti umani sull’accesso all’acqua siano raggiunti da sempre più persone.

Mi rendo conto sempre di più che la chiarezza manca, che non vi è la percezione dell’importanza di questo referendum per molti italiani, ed è per questo che i referendum vanno letti, capiti ed ascoltati!
Mi sembra scontato incoraggiare chiunque possa a votare:  4 sono i SI da votare.

Clicca qui per approfondire il tema dei referendum sull'acqua.
Clicca qui per vedere lo spot "Acqua Bene Comune".
Clicca qui per leggere i testi del referendum.
Tag:  Gaia Sinnona, acqua pubblica, referendum, Gabriella Zanzanaini, Acqua Bene Comune

Commenti

06-06-2011 - 13:31:31 - renato panella
Da noi come d'altronde ogni cosa ha una valenza o governativa o anti governativa. l'acqua non è più un bene pubblico, da anni esistono società ( a capitale pubblico) che in italia ne gestiscono l'erogazione.. male, da anni, nessuno ripara più le condotte che hanno perdite enormi, si tratta di capire: continuiamo così o cediamo una parte delle quote ai privati con precisi limiti contrattuali che riguardano ad esempio i meno abbienti, a noi l'ardua sentenza. invidio chi ha certezze in questo campo, quello che so è che il pubblico fin'ora si è dimostrato è un pessimo compratore, un pessimo gestore. Tanto gli sprechi del pubblico li pagano sempre i privati ( almeno quelli che pagano le tasse)
06-06-2011 - 18:11:39 - luca
o alternativamente potremmo in qualche modo farlo funzionare questo benedetto pubblico, con le buone o con le cattive no?
06-06-2011 - 19:15:18 - anonimo
per luca .....APPUNTO il pubblico e il privato possono funzionare insiemese no a capo della società pubblica i politici ci metteranno il trombato di turno che non essendo riuscito a farsi eleggere deve essere ricompensato.Guarda che anche io sono un politico ciao Renato
06-06-2011 - 21:26:36 - luca
@Renato è proprio questo che va sradicato. il modo in cui il pubblico funziona. lo so che prima che ciò accada saremi già andati su marte, però almeno dovremmo provarci a risolvere un po' di questo imputridimento della politica e di tutto il pubblico appresso. ps. sei un politico trombato?
07-06-2011 - 06:34:06 - Maia
Grazie dell'articolo, e' chiaro e ben scritto, non avevo in effetti compreso il problema! Ora tutto e' piu' chiaro e so cosa votare !
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