Lama a doppio taglio

Asilo politico alle donne vittime di infibulazione. E' possibile?

di Annapaola Crespi

Pubblicato lunedi, 10 maggio 2010

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Si dibatte da anni sul fatto che la mutilazione dei genitali femminili (MGF) possa considerarsi una ragione valida per la domanda di asilo in un altro paese. La motivazione che la legge offre in questo caso si basa sulla difficoltà di definire se questa pratica, endemica in gran parte dell’Africa, rappresenti o meno un "minaccia fondata contro un gruppo sociale".

La parola “mutilazione” non dovrebbe lasciare dubbi d’interpretazione, essendo di per sé un atto violento, rischioso e in totale violazione dei più fondamentali diritti umani. E per l’UNHCR (Alto Commissionato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) non ci sono dubbi: la MGF rappresenta una minaccia tale per cui "Una donna può essere considerata profuga se lei o le sue figlie si trovano minacciate dalla possibilità di subire una mutilazione dei genitali contro la loro volontà". Ma ancora una volta, repentinamente, ci troviamo di fronte a un dibattito che per interessi diversi divide la società civile, i governi e le organizzazioni che difendono i diritti umani.
Praticare la MGF costituisce di per sé un reato penale punibile con anni di carcere in molto dei paesi in cui è esercitata.

Il difficile, però, resta denunciare ed essere giudicati. Allo stesso modo, nei paesi in cui risiedono la maggior parete di emigranti e richiedenti di asilo, come l’Europa, USA, Canada e Australia, il codice penale è chiaro ed intransigente nonostante sia importante garantire una certa apertura mentale nei confronti delle differenze culturali.
Francia, UK e Portogallo sono paesi estremamente attivi nella lotta contro questa pratica: legge è molto severa e punisce penalmente chi la viola. Curiosamente e molto tristemente però nessuna legge sull’immigrazione di questi paesi considera la Mutilazione dei Genitali Femminili come una determinante che garantisca lo status di Rifugiato, nonostante una donna, giovane o adulta, che si trova ad affrontare questo rischio, sia teoricamente protetta da una serie infinita di convenzioni: Convenzione per la Protezione dei Diritti dell’Infanzia, Della Donna, Contro la Tortura, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e via dicendo.
Solo in alcuni casi la legge protegge effettivamente chi scappa dal proprio paese per fuggire da questa minaccia. Ci sono stati diversi casi conclusisi con esito positivo, ma si è sempre trattato di casi isolati, che non hanno fatto giurisprudenza in nessuno dei paesi di accoglienza.

"Credevo che l’Europa proteggesse i diritti umani!" ha dichiarato S., una giovane donna del Kenya dopo avere visto respinta la sua domanda di asilo in Portogallo e che dal 2004 vive a Lisbona in condizione di clandestinità. La storia di S. è simile a quella di molte altre donne vittime di questa macabra pratica che si ritiene possa garantire la fedeltà della moglie e la sottomissione al marito.

I Governi temono l’afflusso in massa di donne e bambine profughe e si riparano dietro la complessità delle norme e la duttilità delle convenzioni Internazionali. La "scusa" ufficiale per il rifiuto in generale delle domande di Asilo si basa sul fatto che la Convenzione sui diritti dei profughi del 1951, ratificata da tutti i paesi membri dell’Unione Europea parla di "Minacce concrete contro un gruppo sociale" ed è chiaramente difficile definire le donne come un gruppo sociale. Ovvio… ma subdolo. Una vera Lama a Doppio Taglio.


Tag:  UNCHR, mutilazioni genitali, donne, rifugiati, diritti umani

Commenti

10-05-2010 - 09:33:00 - Giulia
Leggere che nel mondo le donne devono ancora subire certe pratiche barbare lascia sempre l'amaro in bocca...
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