Intervista a Giada Villa, vincitrice del Premio Leonardo 2011

L’ambizione al femminile per promuovere il Made in Italy

di Francesca Tommasi

Pubblicato mercoledì, 22 febbraio 2012

Rating: 4.3 Voti: 12
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Giada Villa, ambiziosa e determinata, ha 26 anni e tanti sogni nel cassetto. Dopo i successi accademici, una laurea in con 110 e lode in Economia e Management per l’Impresa, il prestigioso riconoscimento del Premio Leonardo 2011. Con i complimenti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
 
Chi è Giada Villa?
Giada Villa, è una ragazza italiana che come i suoi coetanei  deve fare i conti con una situazione socio-economica contingente che mette a dura prova le sue speranze e i suoi sogni per il futuro.
Sono nata e crescita a Milano dove ho studiato, diplomandomi in lingue moderne e poi laureandomi in Economia e Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Vivere in una grande città mi rende una privilegiata perché ci sono più opportunità di lavoro e servizi collaterali anche se oggi, più che mai, questo non è più una garanzia.
La mia caparbietà e quel pizzico di visione “utopica” della vita mi porta a guardare sempre avanti e non arrendersi  mai alle circostanze avverse! Non sono mai stata seduta ad aspettare che la vita facesse il suo corso ma piuttosto sono stata io l’artista del mio destino.
 
Sfogliando il tuo curriculum verrebbe da chiedersi dove hai trovato il tempo per tutto: il percorso formativo di eccellenza, esperienze all’estero, numerose pubblicazioni all’attivo. Partiamo dal tuo iter accademico.
Quando si desidera fortemente che i propri sogni diventino realtà si investe molto in questo, facendo magari delle piccole rinunce di piacere. Impegno costante, studio profuso e  pro attività  hanno contraddistinto il mio percorso formativo. Ma questo non è mai stato vissuto come un sacrificio!
A partire dalla scuola media ho iniziato a vivere prime esperienze internazionali, Summer  e Winter School presso college internazionali,  scambi culturali. Poi la decisione di iscrivermi al liceo linguistico è stata proprio dettata dalla propensione per le lingue e letterature straniere, l’amore per i viaggi e il desiderio di costruirmi un bagaglio formativo utilissimo per un mondo sempre più globalizzato.
 
Poi è arrivato l’incontro con l’Università…
Una volta diplomata, ho deciso di continuare i miei studi iscrivendomi alla facoltà di Giurisprudenza, con la volontà di diventare un giorno un avvocato internazionale, ma ho dovuto subito fare i conti con una professione ancora troppo elitaria e una formazione, in Italia, che dava poco spazio alla pratica e forse eccessivamente alla teoria. Da qui la decisione di orientarmi verso una facoltà più versatile e bilanciata, la facoltà di Economia e Management, che mi avrebbe permesso di raggiungere i miei obiettivi , anche se nelle vesti di economista, e che, nelle peggiori delle ipotesi  socio-economiche, mi avrebbe garantito di vendermi più concretamente  e facilmente sul mercato del lavoro.
 
Hai avuto molte occasioni di studiare e frequentare seminari all’estero, come hai vissuto queste esperienze? Come le paragoneresti alla realtà italiana, cosa manca al nostro sistema e in cosa eccelle?
Sono state tutte esperienze che hanno fatto di me la persona che sono adesso. Interfacciarsi con realtà diverse e scoprire nuove culture da cui apprendere non può che essere un’esperienza che arricchisce l’uomo, che apre la mente e fa crescere. Sono esperienze che consiglio a chiunque!
Relazionarmi con altri popoli e usi e costumi differenti mi ha portato certamente a dire che l’Italia non ha nulla da invidiare ad altri Paesi,  se non fosse per la nostra mentalità: il rimanere chiusi dentro i nostri confini e non riuscire a trasformare le nostre ricchezze in fattori di prestigio da cui partire per svilupparci e crescere. In Italia si fa fatica a costruire e investire nel futuro, siamo un Paese di contraddizioni. Purtroppo le nuove generazioni  stanno perdendo il valore di investire nella propria ricchezza intellettuale  perché catturati da altri valori dettati da un guadagno facile, al minor costo e impegno personale. Questa è la conseguenza del malessere sociale e inoccupazione!
Oltre 500mila sono i posti di lavoro persi nel 2009, 2/3 giovani sono disoccupati e ¼ è a rischio povertà, è una situazione allarmante! Siamo cresciuti nel benessere e nell’abbondanza ed è più difficile rimboccarsi le maniche e fare delle rinunce. Ci sono Paesi emergenti come l’India dove il voler raggiungere quel livello di benessere socio-economico è motore di attivismo, investimento personale e desiderio di riscossione della sua gente. Questi Paesi sono più assetati di noi di cambiare le proprie vite in modo costruttivo come lo erano  i nostri nonni e bisnonni nei primi del Novecento.
 
Dal 2008, tre sono state le tue pubblicazioni, fino ad arrivare all’elaborato vincitore del “Premio Leonardo 2011”, di cui parleremo poi. Qual è il filo conduttore che lega i tuoi lavori? C’è una tematica che ti è particolarmente cara?
Il filo conduttore sono le discipline economiche-strategiche e il marketing.
La mia tesi triennale  - Il riposizionamento strategico del marchio Fiat - voleva essere una ricostruzione e analisi critica della rinascita di un brand che, grazie a una sapiente strategia di marketing&sale,  è riuscita a tingere di nuovo la propria “carrozzeria” e riposizionarsi su un mercato maturo.  Questo elaborato ha posto le basi per la mia tesi specialistica, più rilevante per comprensività ed esaustività  del fenomeno di grande attualià trattato, che tocca plurime discipline, in particolare la strategia, la politica degli scambi internazionali e di business development.
La tesi specialistica si pone, infatti, come un viaggio nella complessa articolazione del fenomeno dei Business Networks transanazionali.
 
Nel  2009 hai partecipato a The United Nations 47th Graduate Study Program, in cosa consiste? Di cosa ti sei occupata durante questo lasso di tempo e cosa hai avuto modo di apprendere?
È un programma di alta formazione organizzato ogni anno dalle Nazioni Unite, che coinvolge 80 giovani outstanding laureati e laureandi, provenienti da tutto il mondo,  pre-selezionati da una commissione interna. Si approfondiscono i principi promotrici, gli obiettivi e le attività di un’organizzazione complessa come le Nazioni Unite e le sue agenzie grazie a allo studio e  alla first-hand observation.
Trovarsi faccia a faccia a dialogare con Ban-Ki Moon o gli altri alti segretari delle agenzie dell’ONU, dibattere con preparati e orgogliosi rappresentanti di paesi membri e avere l’opportunità di essere uno dei promotori attivi delle politiche internazionali, è un esperienza straordinaria e per nulla usuale.
 
Infine hai scelto di partecipare al “Premio Leonardo 2011” con la tua tesi di laurea, dal titolo “Imprese, relazioni e business networks nel settore calzaturiero: il caso Italia-India”, coordinata dal docente Renato Fiocca. Innanzitutto perché questo tema?
Ho deciso di analizzare il fenomeno dei Business Networks transnazionali in quanto di grande attualità in ambito economico e organizzativo. Un processo avviato nel nostro paese a partire dagli ultimi tre decenni del secolo scorso con la despecializzazione manifatturiera e l’apertura del distretto a diverse forme di sistemi produttivi locali e, solo più recentemente, evoluto nella costituzione delle reti d’impresa transnazionali.
Valeva la pena approfondirlo perché volto a modificare profondamente i meccanismi di governo aziendale, dei settori economici e dei mercati, ridefinendone in tempi e modalità differenti i confini operativi.
È un fenomeno particolarmente sentito dai settori manifatturieri tradizionali del cosiddetto “Made in Italy”, tra cui proprio il calzaturiero, uno dei pilastri del Sistema Moda italiano.
Il nostro settore calzaturiero, seppur mantiene un’immagine di leader a livello mondiale tra i produttori di calzature di fascia alta e lusso, ha conosciuto nel corso degli ultimi anni un processo di profonda trasformazione, trovandosi a fronteggiare uno scenario competitivo in rapida e continua evoluzione.
Da qui la necessità di adottare paradigmi organizzativi complessi dove i tradizionali legami distrettuali di filiera, elemento peculiare più originale e rilevante della struttura industriale del nostro paese, si aprono internazionalmente e vedono con la crescente globalizzazione il progressivo arricchimento, estensione e trasposizione delle dinamiche relazionali, originariamente basate sulla prossimità oltre i confini del proprio originario contesto locale per riconfigurarsi e adattarsi a livello internazionale, assumendo le sembianze di una grande e flessibile rete globale.
L’obiettivo della tesi è stato di sviluppare un quadro analitico-descrittivo della mappatura delle interrelazioni Italia-India delle singole componenti della value chain calzaturiera, al fine di delineare le strategie d‟internazionalizzazione adottate dalle nostre imprese nazionali, definire il ruolo delle terze parti nell’agevolazione, promozione e supporto delle interazioni bilaterali, e indagare il consolidamento delle relazioni in reti d’impresa, quali basi per la replicabilità del peculiare modello distrettuale del nostro paese.
 
Entrando nel dettaglio, si parla di delocalizzazione in India? Sono molte le aziende che scelgono questo percorso? C’è anche un fattore di delocalizzazione di ritorno?
I risultati hanno evidenziato come a governare temporalmente e in termini di valore il processo di internazionalizzazione outward della value chain dell’imprese dell’intera filiera calzaturiera è stata l’industria meccanica per la concia, pelletteria e calzatura, largamente delocalizzata in India. I primi rapporti con il mercato di riferimento sono stati contestuali alla necessità di sviluppare il comparto conciario locale, dove, dalla lavorazione della pelle, si è passati alla fabbricazione delle tomaie e successivamente all’assemblaggio di calzature finite.
Il fenomeno di interrelazione con il mercato indiano, nelle sue diverse forme, sta interessando oggi l’intera filiera calzaturiera con una maggior consistenza dell’industria meccanica, conciaria e calzaturiera. Inoltre, si sta sviluppando anche tutta l’industria complementare della componentistica e accessori e della chimica leggera e i pochi grandi colossi indiani con interessi multi business, d’altro canto, stanno iniziando ad affondare le radici anche nel nostro Paese.
 
Mettendo in relazione il tuo elaborato con il programma delle Nazioni Unite, in particolare con il Report on the Impact of the Economic Crisis on Human Rights, Development and the Environment, qual è la politica delle aziende italiane all’estero?
Nel report edito da The United Nations nel 2009 è stata accennata la tematica dei TNC and Sme’s linkages, ripresa e approfondita dalla mia tesi specialistica.
Dall’analisi empirica a conferma della letteratura, è emerso come  il processo di apertura verso l’esterno e i mercati esteri delle nostre organizzazioni e conglomerati industriali sia iniziato con considerevole ritardo rispetto ad altri Paesi europei.
Operare con altri Paesi, in particolare emergenti come l’India, significa costruire dei rapporti solidi e fruttiferi con partner analoghi non solo sul piano della specializzazione industriale ma anche dell’organizzazionestrutturale che possono rappresentare una destinazione privilegiata per le nostre imprese e un potenziale mercato di sbocco per il Made in Italy.
 
Alla consegna del riconoscimento erano presenti il Presidente della Repubblica, il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera e il vicepresidente della Confindustria Diana Bracco. Emozionata? Quali sensazioni hai provato?
Moltissimo, come non esserlo! Trovarsi nel salone dei Corazzieri del Quirinale circondata dal gotha dell’imprenditoria e politica italiana non è una cosa da tutti i giorni. Questa è stata un’esperienza di grande soddisfazione personale a cui aspiravo redigendo la mia tesi.
 
Nonostante le numerose relazioni con la realtà estera, il tuo obiettivo rimane promuovere il Made in Italy, quale prospettiva vedi per il nostro Paese, soprattutto in questo momento? Quali pensi dovrebbero essere le soluzioni da adottare per rilanciare il prestigio dell’Italia e quale credi sia la percezione del nostro Paese all’estero?
Il desiderio di promuovere  e divenire ambasciatrice del  Made in Italy nel mondo implica l’importanza di investire in relazioni con l’estero. Il nostro Paese presenta le carte giuste da giocarsi per rilanciare la propria immagine nel mondo e costruire un futuro di sviluppo, prosperità e reale equità per i propri cittadini. Parliamo tanto anche di equità, ma questa equità bisogna realmente garantirla, investire nei meritevoli,  creare opportunità affinché il nostro know-how si sviluppi e prenda forma, ridando ottimismo e speranza nel popolo. Concordo con la politica di rigore attuata dal governo e spero che si muova sempre più in una direzione di risanamento equo del nostro paese per poi permettere grazie al contributo di tutti, investire in opere di crescita.
 
Siamo sicuri che tu non ti sia fermata un attimo, nel frattempo. Di cosa ti occupi adesso e quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Attualmente lavoro come Brand&Product Manager Microsoft e Adobe  presso la multinazionale Ingram Micro, dopo un’esperienza in Microsoft Italia come Marketing Specialist e Responsabile dei programmi di incentivazione. Tra le mie esperienze professionali posso annoverare il ruolo di Trade Marketing Assistant ePresident Personal Assistant  presso Samsung Electronics Italia; un tirocinio bimestrale a Parigi presso Pucciverdi, a San Babila Sarl, azienda di calzature e accessori come Sales Assistant e presso l’Istituto Europeo di Design di Milano in veste di Assistente alle relazioni esterne e organizzazione eventi. Nel mio futuro sono due le strade che desidererei intraprendere: in ambito privato proseguire la mia carriera come “high flyer” assumendo ruoli manageriali a livello corporate in aziende multinazionali e, in ambito statale, intraprendere una nuova esperienza professionale in uno dei  nostri prestigiosi organismi intergovernativi che operano come partner strategici nell’internazionalizzazione delle nostre imprese come consulente, promotrice e ambasciatrice del Made in Italy nel mondo.
 
C’è qualcos’altro che vorresti sottolineare in questa intervista?
Sì, colgo l’occasione di questo articolo per appellarmi agli head hunter, alle aziende e istituzioni alla ricerca di candidati ambiziosi, preparati e dotati di forte spirito di responsabilità e dovere, proattività  e dinamicità, perché il riconoscimento ricevuto e i risultati accademici non rimangano solamente incisi sulla carta, ma si tramutino in una reale opportunità di crescita professionale e affermazione. Il lavoro e la speranza di un futuro migliore non devono essere un privilegio di pochi, ma un diritto di tutti, soprattutto di giovani motivati come me su cui bisognerebbe realmente investire.
Tag:  Giada Villa, Premio Leonardo 2011, Università Cattolica Milano, Giorgio Napolitano, Corrado Passera, Diana Bracco

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni