Intervista a Julie Buxbaum, autrice di "La teoria imperfetta dell’amore"

Ecco l'intervista a Julie Buxbaum che ci ha fatto scoprire i retroscena del suo ultimo romanzo

di Silvia Menini

Pubblicato venerdì, 14 settembre 2018

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Abbiamo intervistato Julie Buxbaum che ci ha svelato qualche retroscena del suo ultimo romanzo "La teoria imperfetta dell'amore"

Dal tuo primo romanzo, cosa è cambiato nella tua vita e nel tuo modo di scrivere e di avvicinarti ai lettori?
Ogni volta che mi siedo per iniziare a scrivere un nuovo libro - e ne ho scritti ormai cinque - mi sembra di ricominciare tutto da capo, come se non lo avessi mai fatto prima. Il processo è sempre terrorizzante, nuovo e spaventoso, e sto iniziando a sospettare che sarà sempre così. Non ho cambiato poi molto il mio approccio, ma nel tempo ho imparato a fidarmi di più del mio istinto. Comprendere che questa paura fa parte del processo. Per esempio, quando sono a metà della stesura di un romanzo e mi sembra di aver accumulato solo un mucchio di parole che non saranno mai un libro vero, ora sono in grado di ricordare a me stessa che ogni volta sembra così. Che questa sensazione E’ di per se stessa il processo.

Cosa significa per te essere scrittrice? Come è cambiato il tuo rapporto con questo negli anni?
Essere una scrittrice è sicuramente legato a come elaboro il mondo. Sono una scrittrice a tempo pieno da più di un decennio, e ora trovo che scrivere è una parte essenziale della mia salute mentale, non solo della mia professione. Quando sono tra i libri e non scrivo tutti i giorni, sono una specie di mostro. Mi sento malissimo per la mia famiglia, perché sono una persona molto più gentile e paziente quando riesco a scappare nel mio mondo immaginario per almeno un paio di ore al giorno.

Qual è la differenza per te tra scrivere per un pubblico adulto o per Young Adults?
Non c'è una vera differenza qualitativa per me nel processo di scrittura, ad eccezione delle età dei miei personaggi. Il processo dell’entrare nella mente di un sedicenne e di un settantenne e di un quarantenne è esattamente lo stesso. Tendo a concentrarmi sui primi quando scrivo libri YA --- primo amore, prima perdita – sicuramente di più se paragonata alla mia narrativa per adulti, quindi immagino ci sia una differenza almeno a livello tematico. Ma i ragazzi sono lettori incredibilmente sofisticati, quindi non cambio in alcun modo il livello o la complessità del mio lavoro per il mio pubblico YA.

Come sei diventata una scrittrice per adolescenti?
Per gran parte della mia vita da adulta, mi piaceva fingere di non essere realmente cresciuta. Ma poi un giorno, ho guardato la mia vita e ho capito che stavo diventando adulta. Ho avuto due figli, un marito, un mutuo e un lavoro a tempo pieno come scrittrice. Ero al PTA (abbreviazione di Parent-Teacher Association)! E improvvisamente, mi è mancato disperatamente l’essere un adolescente. Mi mancava quell period della mia vita quando il mondo era completamente aperto a nuove opportunità e non tutte le domande della mia vita avevano ancora una risposta. Così ho deciso di rivivere l’essere una sedicenne almeno nei miei romanzi. È ringiovanente entrare nella mente di qualcuno che sta vivendo tutto per la prima volta.

Cosa rappresenta Kit per David?
Anche se ovviamente la loro relazione prende una connotazione più romantic, penso che più che altro Kit rappresenti la connessione umana per David. È la prima persona al di fuori della sua famiglia che sembra davvero comprenderlo e capire come funziona il suo cervello.

Amore, perdita, amicizia... tutti questi temi sono presenti in questo libro ma anche l'autismo che è sempre più un argomento attuale nella società moderna. Perché hai deciso di scriverne a riguardo? Come ti sei avvicinata a questa condizione per essere in grado di approcciarlo nel modo giusto?
David è stato il primo personaggio a venirmi in mente, e una volta capito che non era neurotipico, sapevo che dovevo fermarmi e fare i compiti. Se volevo rappresentare qualcuno sullo spettro autistico, volevo assicurarmi di farlo con rispetto e responsabilità. E così ho messo giù la penna e ho fatto un sacco di ricerche. C'è un famoso detto: "incontri una persona con autismo, incontri una persona con autismo". Le etichette possono essere liberatorie, ma possono anche essere limitanti. Con questo libro, incontri David. Solo David. Spero che si senta reale e pienamente realizzato dal lettore. Ma non dovrebbe supporre qualcosa di diverso da quello che è.

Cosa vorresti che I lettori si portassero a casa dalla lettura del tuo romanzo?
Volevo scrivere una storia sulle connessioni inaspettate e sul riuscire a trovare la tua “grande famiglia”. Sulla meraviglia dello trovare un amico onesto e vero quando ti senti più solo. Sul miracolo di scoprire che quella persona speciale può vederti chiaramente quando ti senti incompreso.

Cosa ti ha ispirato nello scrivere il romanzo?
Mi piaceva l'idea di scrivere una storia su due persone che avevano idee preconcette su chi fosse l'altro, e poi si collegavano e si sorprendevano a vicenda. Ho iniziato con la voce di David, e poi Kit mi è venuta in mente come la pellicola perfetta. È stato molto divertente sedersi e guardare cosa è successo visto che queste due persone selvaggiamente diverse ma ugualmente affascinanti si

E ora?
Il mio prossimo romanzo si intitola HOPE AND OTHER PUNCHLINES, ed è un altro YA contemporaneo. Questo parla di resilienza e di reinvenzione, del primo amore e dell'amicizia per tutta la vita, il lascito della perdita e le storie che ci raccontiamo per sopravvivere. Si pone una domanda essenziale: che aspetto ha il “per sempre felici e contenti” in questo mondo bello e distrutto? Questo libro è stato davvero difficile da scrivere e ha richiesto molto più tempo di quanto avrebbe dovuto, ma ne sono profondamente orgogliosa. Spero che avrai l'opportunità di leggerlo presto!
Tag:  What to say next, la teoria imperfetta dell'amore, Julie Buxbaum, DeAgostini, sindrome di Asperger, intervista

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