Intervista a Melanie F., autrice de “L’Occidentale”

Ecco un'intervista che indaga a fondo nella vita dell'autrice che vive a cavallo tra due mondi

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Incuriositi da questo sorprendente romanzo, abbiamo intervistato l’autrice Melanie F. per approfondire alcuni aspetti della sua vita.

Come e perché hai deciso di scrivere questo libro? Cosa ti ha ispirato?
Penso sempre che la vita ispiri tutti gli scrittori, altrimenti il libro non suona vero. Perché le persone possano identificarsi dev’essere vero. Parlo di sentimenti, non di fatti, quelli possono anche essere romanzati. Inoltre ho sentito che vivendo tanti anni negli Emirati c’era qualcosa di urgente di raccontare, questo matrimonio misto anzitutto, in cui le due culture islamico-cristiana si incontrano-scontrano e che assomiglia sempre più alla fisionomia futura della nostra Europa. Sullo sfondo di una multiculturalità, la stessa in cui i miei figli crescono trovandosi in classe praticamente tutte le razze del mondo, che ci impone di cambiare la nostra visione della vita.  Non c’è più il diverso della comunità, siamo tutti i diversi. E questo ci rende uguali. 

Quanto tempo hai passato a scrivere il romanzo? A quali difficoltà sei andata incontro?
A scrivere ci metto sempre un’eternità, questa volta praticamente sei anni. Non tanto per le pagine che scrivo ogni giorno, che sono tante, ma per quel che taglio, che è due terzi di quel che scrivo. Questo fa parte del mio scrivere con lo stomaco, come se dovessi dipingere un quadro, senza idee razionali ma seguendo la necessità di sprigionare un grido che ho dentro, e quindi il risultato è molto vivo, i miei libri sono quasi carnali, ma allo stesso tempo è più difficile confezionare un romanzo amalgamando il tutto. Ma le difficoltà questa volta sono state soprattutto i figli: quando hai bambini è impossibile ritirarti per mesi a scrivere e basta, come facevo prima, sei continuamente interrotta, quindi scrivo quando loro non ci sono, appena li metto a letto fino a notte inoltrata… voglio essere anche e soprattutto una mamma ora che sono ancora piccoli.

Come evolve il personaggio di Anna e come cambia il suo atteggiamento di fronte a una realtà a cui, spesso, sente di non appartenere?
Anna vive in un mondo dorato che lei avverte come una gabbia. In fondo è un ex giornalista, abituata ad esser critica su tutto, a lottare per una causa, a vivere per un senso che abbia un’aspirazione universale, e si ritrova invece alle prese di un mondo di donne che danno più importanza alla manicure che ai figli. E questa vita a cinque stelle che per molti è esclusiva, le causa allergia. In più c’è la chiusura mentale che l’attornia e l’intrappola, in quanto moglie di Mahmoud, musulmano  che non le permette di essere se stessa.
Ma l’amore per la famiglia la spinge ad accettare e superare queste grandi differenze culturali che la separano dal comprendere il marito e la regione in cui vive. Comprendere non diventa più il problema, perché la famiglia viene prima e lei vuole continuare a costruirla giorno per giorno.

Quanto c’è di te in Anna? E cosa significa per te questa scelta di vita così drastica? Hai mai rimpianti?
Mi manca continuamente l’Occidente con le sue chiese meravigliose e i suoi musei. L’Italia in particolare è storia pura, un’opera d’arte ad ogni passo. Inoltre in Italia nonostante tutti lamentino povertà e malessere, c’è quella colla di benevolenza tra le persone che dona loro il sorriso anche per strada. A Dubai è diverso, la gente è qui per lavoro e quindi temporaneamente, un 80 per cento di stranieri che non metteranno mai le radici perché non hanno diritto al passaporto nemmeno se sono nati qui. Non parlo degli arabi locali, che sono una minoranza, la comunità a cui Anna appartiene pur sentendosi un’occidentale. Parlo degli occidentali che qui sono tutti mercenari, dottori, maestri di scuola, architetti, e di una manovalanza mediorientale-asiatica che tra filippini indiani e pakistani costruisce Dubai e lavora alle casse dei supermercati, come infermiera, muratore, taxista: un fiume di facce interscambiabili perché nessuno resta.
Certo Anna rinuncia a troppo di sé: il suo lavoro di giornalista, la sua coscienza, i suoi affetti precedenti. E in cambio cos’ha? Una vita brillante di cui non le importa molto, fatta di viaggi lussuosi, hotel da sogno, comodità formato spa, rockstar e personaggi del jet-set internazionale incontrati in quella vita serale in cui Mahmoud la coinvolge ma che le procura ansia,  e un bimbo che invece è il centro del suo nuovo mondo, la sua salvezza, un paradiso di dolcezza che la sostiene ma allo stesso tempo l’ancora a questo paese.

Nel romanzo due figure maschili vengono messe a confronto. Ci puoi dire in poche parole cosa li accomuna e cosa, invece, li contraddistingue?
Nel romanzo abbiamo Mahmoud, il marito, e Igor, Mister Press, il suo ex datore di lavoro che vuole che torni a scrivere per lui e che la tormenta da lontano perseguitandola al telefono per farla tornare in patria distogliendola da quella scomoda vita da barbie o famigerata donna lampadario come usa definire Anna. Entrambi machi, entrambi assolutisti, sembrano uno l’opposto dell’altro: uno sostenitore dell’Occidente ad oltranza, l’altro tutto valori emiratini, ma in sostanza si assomigliano moltissimo per l’arroganza delle loro idee.

Parlando di te:

Spiegateci in poche parole chi sei.
Sono sia svizzera che italiana, ho vissuto facendo l’artista e scrivendo, con i primi libri era arrivata la notorietà e la televisione ma poi mi sono innamorata e ho fatto una famiglia. Ora che i bimbi sono più grandi torno a vita pubblica, pensavo che nessuno si ricordasse di me invece il libro è stato un successo, e ci sono molti che si ricordano con piacere della vecchia Melanie e molti a cui piace moltissimo quella nuova. Questo mi fa pensare che quando scegli il percorso del cuore viene sempre fuori qualcosa di buono.
Cosa significa per te essere scrittrice? Come è iniziata la tua avventura?
Scrivere è come respirare, non posso vivere senza scrivere. Una catarsi? Una missione? Scrivere per me vuol dire metter ordine al caos della vita e cosi facendo aiutare anche chi legge a fare lo stesso. Non siamo mai soli a scrivere: diamo voce a turno a un percorso umano che alla fine è comune a tutti.

Un progetto per il futuro.
Un nuovo libro che sto scrivendo e un’esposizione d’arte a Dubai ad ottobre. E, ovviamente, continuare a seguire con gioia la crescita dei miei meravigliosi bambini…

 

Tag:  Melanie F., L'occidentale, Dubai, Oriente, cambiamenti, cultura, Cairo editore

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