L'Intervista. Daria D vince con l'Accidia

Scrittrice e attrice, ecco la vincitrice del contest Black Room - La capitale del vizio

di Sabrina Minetti

Pubblicato giovedì, 19 luglio 2012

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Daria D. è nata a Rovigo, vive attualmente in Italia, ma la sua esperienza di vita è fortemente legata agli Stati Uniti. E’ laureata in Arti e Spettacolo, ha studiato recitazione e ha un curriculum fitto di credits per il cinema, il teatro, la fiction e come modella. Una curiosità: ha avuto una piccola parte anche in Pensavo fosse amore, invece era un calesse, dell’indimenticato Massimo Troisi.
 
Nel 2011 ha pubblicato Fantasie di D. (Il Filo). Suoi testi sono anche in raccolte e in rete. Con DONNEsenzAFFARI, racconto sull’ACCIDIA, lo scorso 12 giugno ha vinto il contest per racconti da trasporre per il teatro Black Room La capitale del vizio, spettacolo “fatto dal pubblico”, ideato e realizzato da Tito Ciotta con la compagnia Creartheater.
 
E’ stata una supergiuria di esperti a decretare la vittoria del testo di Daria e dell’interpretazione delle ottime Rossana Carretto e Silvia Pernarella, dopo sette mesi di rappresentazioni portate in varie location, come lo Studioarea22, e sul palco del prestigioso Spazio Oberdan in occasione della serata conclusiva.

Ciao Daria! Lo scorso 12 giugno Black Room ha chiuso con un gran finale all’Oberdan di Milano. E tu sei la vincitrice del contest, con un racconto sull’Accidia. Ci parli del tuo testo?
Due donne - nel testo originale erano due uomini - molto diverse tra loro si incontrano. Una è la classica donna sempre di fretta, ansiosa, in carriera, l’altra, è l’accidiosa che si gode il sole seduta su di una panchina. Non ha ambizioni, è pigra, lenta, forse disillusa, ma non fa male a nessuno, vive la sua vita senza chiedere nulla alla società. Ha anche rinunciato ai cosiddetti “vantaggi” della tecnologia, ma è contenta così e sembra godere in maniera maggiore le piccole ma essenziali cose che ci offre l’esistenza. Insomma, alla fine si parteggia per lei.

Hai partecipato a Black Room con diversi racconti, su altrettanti vizi. Perché il tuo racconto sull’ACCIDIA ha vinto, secondo te?
Forse perché è un vizio “simpatico”, tollerato, il più scusabile di tutti. Io ho cercato di rivalutarlo trasportandolo ai giorni nostri, adattandolo al mondo di oggi e allora, nel contrasto con l’iperattività a tutti i costi, al limite della cretineria, vince lui e ci fa venire voglia di essere accidiosi. È un invito a vivere più lentamente, una specie di slow-living, per godere un po’ di più del sole e del momento presente.

Tito Ciotta ha lavorato sui testi proposti dagli autori trasponendoli per il teatro. Quali sono, secondo te, le sue scelte che più hanno contribuito a rendere il tuo testo così apprezzato dal pubblico?
Tito ha scelto due donne, interpretate da due brave attrici, tra l’altro. Quindi l’ha reso ancora più attuale, più vero.

E ora? Quali sono tuoi progetti in corso? E per il futuro?
Scrivo continuamente, soprattutto racconti, li penso sempre in termini teatrali o cinematografici, ma recentemente ho cominciato a scrivere recensioni su mostre e arte in generale. Insomma adoro scrivere. In settembre uscirà il mio secondo libro di racconti “La ragazza con il basco verde” nella collana “La quiete e l’inquietudine” della casa editrice Rupe Mutevole. Alterno comunque la scrittura con la recitazione. E poi non mi fermo mai… dovrei fare un po’ l’accidiosa!
Tag:  Daria D, Black Room La capitale del vizio, sette vizi capitali, Creartheater, accidia

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