Loris Fabiani. L'intervista in attesa dello spettacolo

Protagonista a ottobre di CINEMalTEATRO, allo StudioArea22

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Il 19 e 20 ottobre andrà in scena allo StudioArea22 CINEMalTEATRO, un format molto particolare, scritto dallo stesso Loris Fabiani, grazie al quale il pubblico potrà immergersi, attraverso la magia del teatro, in alcuni grandi successi del cinema. Insieme a Loris Fabiani sul palco ci saranno Michele di Giacomo e Umberto Terruso. Intervallati da intermezzi, i quadri di CINEMalTEATRO ideati da Loris saranno preceduti da una rappresentazione a sorpresa. Sorpresa in cui anche gli spettatori faranno la loro parte, all’insegna del coinvolgimento del pubblico. Una particolarità, per il teatro: si comincia alle 22,30.

Ciao Loris, prima battuta: una citazione teatrale che è anche un modo per dire chi sei.
“Dove nasce questa musica? Nell’aria o sulla terra? non suona più... certo è al seguito di qualche nume dell’isola...” (da “La Tempesta” di W.Shakespeare - Ferdinando)

La prima volta che hai pensato: io voglio recitare!
Ricordo più volentieri la prima volta in cui ho pensato “io voglio che il mio lavoro sia recitare”: al liceo scientifico Cremona di Milano, durante gli spettacoli che il nostro professore di italiano organizzava a fine anno. Erano spettacoli grandi, itineranti per tutto l’istituto. Uno dei miei ruoli era il narratore. Mentre narravo vedevo che il pubblico riceveva il racconto, e il tramite ero io. Questo ruolo mi faceva sentire a mio agio. Ero al posto giusto.

La recitazione richiede molto studio. Che scuole hai fatto? Come ti prepari per uno spettacolo?
Ho frequentato l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, dal 2005 al 2008. Per ogni spettacolo mi preparo in modo diverso, perché di volta in volta ci sono diverse urgenze. Dipende dalla cosa che si vuole mettere a fuoco. Non c’è un “come”. l’importante è non avere fretta e costruire il tutto tassello per tassello.

Hai dei “maestri?” Dei miti?
Personalmente mi è difficile individuare dei maestri. Mi sono ispirato a diversi dettagli di altrettanti attori, magari al modo in cui affrontavano un personaggio specifico. Non saprei dare dei nomi. L’Elfo mi ha fatto da maestro trasmettendomi un modo sereno di fare teatro, di montare in modo semplice spettacoli anche molto complessi. Questa è stata la lezione più grande.

Sei un attore giovane, ma hai già collezionato notevoli successi e un importantissimo riconoscimento (PREMIO UBU 2011 - Miglior attore under30). Quali sono, secondo te, le caratteristiche che ti contraddistinguono e che hanno contribuito alla riuscita delle tue imprese, sia in teatro che al cinema?
Risolviamo subito la questione cinema: sono piaciuto a Michele Placido durante un saggio in accademia, e mi ha affidato un piccolo ruolo ne “Il Grande Sogno”. Poi una posa in “Vallanzasca”. La mia carriera cinematografica si esaurisce qui. E’ una strada in cui investo meno - ho abbandonato Roma per tornare a vivere a Milano. Le caratteristiche che mi hanno permesso di affrontare questa bellissima esperienza non sono consapevoli, erano nell’occhio di Placido.
Teatralmente, invece, direi che le caratteristiche che mi hanno aiutato sono la leggerezza con cui affronto la scena e il coraggio di proporre idee e modalità assolutamente personali. C’è sempre un rovescio della medaglia però: possono diventare anche limiti, in determinati contesti. Il lavoro, quindi, deve essere sempre un dialogo tra le mie caratteristiche vincenti e le mie lacune da risolvere.
 
Ci racconti qualcosa di CINEMalTEATRO, che andrà in scena allo StudioArea22 in ottobre? Lo spettacolo adotta delle scelte molto originali. L’orario, il coinvolgimento del pubblico, la stessa commistione di cinema e teatro. Cosa ti ha condotto in questa direzione?
Per quanto riguarda l’orario, speriamo di offrire al pubblico che ci raggiungerà un fascia della serata, che sfocia nella notte, che sia successiva a tutto, quindi comoda per il weekend, quando non si ha voglia di correre e affrettarsi.
Il pubblico viene coinvolto perché lo spettacolo ha come obiettivo l’intrattenimento. Un intrattenimento ben architettato però, costruito teatralmente. Il cinema offre la possibilità di giocare su vicende e personaggi noti praticamente a tutti.
Mi ha condotto in questa direzione l’esigenza che ebbi per una rassegna nel 2009: racchiudere un corto teatrale in soli 15 minuti. Serviva una storia avvincente, grande, assolutamente non cervellotica: ridussi in 15 minuti “Via col vento”. L’esperimento riuscì egregiamente. Lo spasso di vedere un attore che corre attraverso una vicenda tanto grande e tanto famosa fu notevole.
 
Quali sono le peculiarità di cinema e teatro? Come dialogano fra loro nel tuo spettacolo?
In realtà dialogano poco, perché il prodotto è squisitamente teatrale. Il cinema serve per l’immaginario del pubblico che, vedendo la nostra riduzione, ricorda e ricompone le inquadrature e le immagini che teatralmente non sarebbero riproponibili. Insomma, è il pubblico a metterli in dialogo, abbinando quello che vede con le immagini che ricorda.
 
Il pubblico di uno spettacolo teatrale. Cosa sente un attore del suo pubblico? L’attore si “adatta” al pubblico in sala? Un’esperienza particolare in proposito.
Tra gli attori e il pubblico in sala si instaura sempre un dialogo. Entrambi si adattano a quello che accade. Si tratta sempre di persone che agiscono e persone che sono lì per assistere. E’ difficile spiegare come ci si dovrebbe adattare al pubblico in sala. Di fatto bisogna sempre cercare il modo di mantenere vivo il dialogo tra le due parti. Altrimenti il teatro cade: gli attori recitano non per il pubblico, il pubblico non è interessato a quello che accade in scena.
Le esperienze più belle, per me, sono avvenute durante le repliche per le scuole. Quando gli studenti chiacchierano e disturbano troppo e l’attore è costretto a fermarsi. E’ una vertigine, perché non si aspettano che il teatro si possa fermare. E così realizzano che ci si trova tutti nella stessa stanza, e che l’azione di uno condiziona la risposta dell’altro.
 
CINEMalTEATRO è uno spettacolo teatrale sul cinema. Evidentemente il cinema ti piace. Qual è il primo film che hai visto e mai più dimenticato?
Matrix. Solo il primo, non i sequel.
 
Un sogno nel cassetto, per il tuo futuro professionale.
Non saprei proprio. E’ così dura guardare all’orizzonte in tempi come questi... Ad oggi devo guardare bene ai passi che sto facendo, ai tasselli che sto mettendo in fila, con cura.

Un consiglio pratico a chi vuole intraprendere la stessa tua carriera.
Vi consiglio di respirare mentre recitate. Per far arrivare ossigeno al cervello. Se ci fate caso, spesso si recita in apnea, senza darsi il tempo di respirare come nella vita. Difficile spiegarlo non di persona, ma quelli da cui ho imparato di più respiravano, si concedevano il tempo. Cosa che all’inizio non ci si concede. Troppa foga.
 
Gran finale: un’altra citazione per strappare l’applauso.
Passate il pacchetto. A volte potete fare solo questo. Prendetelo, toccatelo, passatelo agli altri. Non è per me, non è per voi, è per qualcun altro, chissà dove, un giorno. Passatelo avanti, ragazzi. Questo è il gioco che volevo insegnarvi. Passatelo avanti.
(History Boys - finale -)

Loris Fabiani è nato a Melzo il 20 Aprile 1983. Diplomato presso l’ANAD “Silvio D’Amico” nel 2008, ha vinto il “Premio UBU 2011” come miglior attore under 30 (gruppo History Boys). Attualmente lavora per il Teatro dell’Elfo, per cui interpreta Demetrio nel “Sogno di una notte di mezza estate” e Lockwood in “History boys”. Ha recitato nei film “Il Grande Sogno” e “Vallanzasca” diretti da Michele Placido. Ha vinto la borsa teatrale “Anna Pancirolli 2010” con il progetto “Lunanzio e Lusilla - La Trilogia”, da lui scritto e diretto.
 

CINEMalTEATRO
19 e 20 ottobre 2012, ore 22,30
StudioArea22
via Giusti 22, Milano
Tag:  Loris Fabiani, CINEMalTEATRO, Premio UBU, StudioArea22

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