E' morto Bin Laden, il terrorista che odiava le donne

Il leader di Al Qaeda e la misoginia istituzionalizzata in Afghanistan, poi predicata in tutti i suoi messaggi contro il "mercimonio" del sesso in Occidente

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 2 maggio 2011

Rating: 4.6 Voti: 11
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Osama Bin Laden
 
E’ stato ucciso in Pakistan Osama Bin Laden. E' morto il terrorista che odiava le donne.
Cosa c’entrano le donne con Osama Bin Laden, verrebbe da chiedere. C’entrano eccome. La lotta al terrorismo e all’ideologia jihadista che lo alimenta, sono state molto spesso e volentieri paragonate a una “Seconda Guerra di Troia”. Un conflitto scoppiato contro una città rea di aver rapito la bella Elena. La metafora, usata dopo l’11 settembre, definiva una guerra contro chi ha sequestrato l’intero genere femminile, condannandolo a un sottordine civile, culturale e politico, negando alle donne ogni diritto. Osama Bin Laden, ideologo oltre che leader terrorista, contribuì all’edificazione del regime dei Talebani in Afghanistan, con i suoi soldi e i volontari da lui reclutati. Plasmò il sistema, oltre che trovarvi rifugio e usarlo come base operativa. Perché quel regno rifletteva al meglio il suo ideale di società. La donna non vi trovava posto come individuo libero, ma era perennemente “protetta” dal maschio. Non poteva uscire di casa, né farsi vedere, segregata in piccoli spazi dai vetri oscurati. Non poteva farsi vedere da un medico, né poteva lavorare. Non poteva spostarsi senza occultare del tutto il suo volto e il suo corpo, avvolta da un burqa integrale. Non poteva parlare senza permesso, né camminare facendosi sentire: anche i suoi passi dovevano essere attutiti. La donna nella società ideale afghana era sepolta viva, costretta alla scelta fra la morte (e la popolazione femminile dell’Afghanistan ha registrato il più alto tasso di suicidi in tutto il mondo, quando i Talebani e Al Qaeda erano al potere dal 1996 al 2001) o la sua totale segregazione.
Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, una volta rovesciato dal potere nel 2001 e costretto a una latitanza di dieci anni in Pakistan, un Osama Bin Laden ridotto a mera figura virtuale, non ha fatto mai mancare il suo pensiero sulle donne. Appena sette mesi fa, nell’ottobre 2010, si era scagliato contro la legge francese che vieta il velo integrale nei luoghi pubblici. “La vostra ingiustizia è che pensate di avere il diritto di impedire alle nostre donne di mettere il velo”, accusava allora il leader di Al Qaeda. "Non è allora nostro diritto fare uscire i vostri uomini, gli invasori, dai nostri paesi uccidendoli?", continua sottolineando che "l’equazione è molto semplice e chiara: così come voi uccidete, sarete uccisi, così come fate prigionieri, sarete imprigionati e così come violate la sicurezza della nostra nazione, anche la vostra sarà violata. E colui che inizia - conclude Bin Laden - è il più ingiusto".
L’anno scorso, la propaganda di Al Qaeda aveva lanciato una sua rivista, “Inspire”, che includeva istruzioni, sia per uomini che per donne, su come condurre azioni terroristiche “fai da te”. La versione femminile di “Inspire”, titolata “Al Shamikha” era specificamente dedicata alle mogli dei “martiri”, all’educazione per le donne, alle interviste “edificanti” a signore integraliste pronte a spiegare alle lettrici che: sì, è sicuramente legittimo comprare gioielli, ma è molto meglio venderli per finanziare la jihad globale contro gli infedeli.
Nella sua nota “Lettera agli Americani”, Osama Bin Laden aveva fustigato la “peggiore civiltà (quella occidentale, ndr) mai apparsa nella storia del genere umano”, condannandola anche per il ruolo riservato alla donna. “Siete una nazione” – tuonava il leader di Al Qaeda – “che sfrutta la donna come se fosse un prodotto di consumo o uno strumento di pubblicità che invoglia i clienti a comprarla. Usate la donna per servire i passeggeri, i visitatori, gli stranieri, per aumentare i vostri profitti. E poi osate blaterare sulla liberazione della donna. Siete una nazione che pratica il commercio del sesso in tutte le sue forme, dirette e subdole. Gigantesche multinazionali e istituzioni sono sorte solo su questo mercimonio, sotto il nome di arte, svago, turismo e libertà e altri nomi usati da voi per dissimularlo. Per colpa di questo comportamento, siete stati descritti dalla storia come nazione che sparge malattie che erano sconosciute in passato. Alle altre nazioni voi avete portato l’Aids, un’invenzione satanica americana”.
Alcune femministe particolarmente radicali non davano tutti i torti a Bin Laden, quando esprimeva questi concetti. Ma il “nemico pubblico numero 1”, ucciso ieri da un commando dei Navy Seals americani, non trovava di meglio che la segregazione sessuale per “proteggere” le donne dalla loro “mercificazione”. Una sua ultima vittima femminile è la poveretta usata come scudo umano, da uno dei corrieri di Al Qaeda che lo stavano difendendo. Un epilogo “degno” della sua carriera. 
Tag:  Osama Bin Laden, donne, Afghanistan, Talebani, segregazione, burqa, mercificazione, jihad

Commenti

05-05-2011 - 08:58:45 - Giorgio
ma perchè tu credi che tutta sta storia sua vera??!!
Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni