Human Rights Watch

Da venti anni difendono i "diritti delle donne"

di Stefano Magni

Pubblicato domenica, 17 aprile 2011

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La battaglia per la protezione dei diritti delle donne è oggi considerata fondamentale nella difesa dei diritti umani. Non così 20 anni fa. Sin dal 1946 l'Onu stessa ha una Commissione sullo Status delle Donne all'interno della Divisione Diritti Umani. Ma sul piano dell'opinione pubblica internazionale, questa tutela non era altrettanto sentita. Nonostante il movimento femminista fosse fortissimo e influente (in Occidente) sin dagli anni '60, ancora nel 1991 una sola grande Organizzazione Non Governativa internazionale, Human Rights Watch inaugurò una divisione interamente dedicata all’oppressione del genere femminile e alla sua difesa. Aryeh Neier, suo direttore, avviò il “Progetto Diritti Femminili” e fu un precursore.
Oggi Human Rights Watch (Hrw) può ben celebrare il ventesimo anniversario di questa lotta, condotta con metodi nonviolenti, raccogliendo tanta documentazione e pubblicando altrettanto materiale informativo, facendo pressione su governi e istituzioni internazionali, sensibilizzando giornali e opinioni pubbliche. Nel 1991, Neier “Avviò la divisione diritti delle donne e tutto il più vasto lavoro su questo tema, riconoscendo che il movimento per i diritti umani tendeva a disconoscere questa categorie di vittime” – spiega l’attuale direttore di Hrw, Kenneth Roth, intervistato dal sito della sua associazione – “Nel bene e nel male, il movimento tendeva ad essere orientato sulle élite intellettuali urbane, molto spesso solo maschili”. Non stiamo parlando dell’800, ma del 1991. E’ difficile capire quanto sia recente la sensibilità sul tema dei diritti femminili. E non stiamo parlando di “diritti all’opportunità”, i diritti positivi economici e sociali, ma di diritti fondamentali, alla vita, alla libertà, alla proprietà, all’eguaglianza di fronte alla legge, che in molte aree del mondo, sono del tutto negati alla metà femminile della cittadinanza.
Non dovette neppure esser stato facile convincere gli sponsor della necessità di condurre questa lotta, secondo quanto spiega, oggi, Kenneth Roth: “Io ricordo distintamente una conversazione con la Fondazione Ford, durante la quale ci avevano scoraggiati dal progetto per i diritti delle donne, sostenendo che in questo modo avremmo annacquato la definizione di ‘violazione dei diritti umani’, applicata alle categorie più tradizionali delle esecuzioni sommarie, della tortura, dell’incarcerazione politica e niente altro. Ad esempio, denunciare quale violazione dei diritti umani la sistematica negazione, da parte di uno Stato, del problema della violenza domestica, per loro sarebbe stato un modo per sminuire la condanna delle violazioni di diritti umani”. Il rischio è sempre quello: se tutto è crimine, niente è crimine. Per non parlare del pericolo “discriminazione alla rovescia”, che è sempre in agguato. Perché la violazione dei diritti delle donne deve essere inquadrata in una categoria a parte? Curata da una divisione apposita? Forse i diritti dei maschi valgono meno?
Kenneth Roth, nella sua intervista sul ventennale respinge anche queste accuse, affermando: “Sarebbe un errore imputare ad Aryeh il desiderio di promuovere diritti economici, sociali e culturali del genere femminile attraverso la creazione della divisione diritti delle donne. Non era questo che aveva in mente di fare. Lo scopo originario, quel che pensava di realizzare, era estendere i diritti civili e politici a un gruppo sociale che, fino a quel momento, era stato dimenticato dai principali movimenti di difesa dei diritti umani”.
Non c’è nulla da discriminare, in positivo o in negativo, insomma. I diritti delle donne, aggiungiamo noi, sono negati in una parte talmente ampia del globo da ritenere, quella femminile, la popolazione più perseguitata al mondo
Tag:  diritti delle donne, Human Rights Watch, Aryeh Neier, Kenneth Roth, Fondazione Ford

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