Uganda

Tra quote rosa e persecuzione degli omosessuali, il Paese più contraddittorio dell'Africa

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 31 gennaio 2011

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David Kato e la prima pagina della sua condanna a morte
 
Il pestaggio e l’uccisione di un attivista dei diritti dei gay, ha spalancato le porte dell’inferno: il grande pubblico ha potuto constatare come si vive sotto il regime dell’Uganda. Se sei un uomo eterosessuale rischi di essere arbitrariamente arrestato, torturato e ucciso dalla polizia. Se sei una donna eterosessuale, subisci forti discriminazioni sociali, anche se, sulla carta, sei protetta dallo Stato. Se sei una donna o un uomo omosessuale, patisci sia la discriminazione di Stato che la persecuzione della società.
David Kato Kisule, questo il nome dell’attivista ucciso, si era visto pubblicare il nome e la foto dalla locale rivista Rolling Stone (una pubblicazione omofoba, da non confondere con la ben più nota rivista musicale americana), assieme a quelli di altri  100 omosessuali ugandesi. Il titolo che campeggiava sulle foto era più che esplicito: “Impiccateli!”. Un uomo ha preso l’invito sul serio, si è introdotto in casa di Kato lo scorso 26 gennaio e gli ha spaccato la testa.
L’Uganda, un Paese della regione dei Grandi Laghi (Africa centro-orientale) ex colonia britannica, indipendente dal 1962, non ha mai conosciuto la libertà. Da nessun punto di vista. Già dai suoi primi anni di storia è diventato tristemente famoso per la dittatura di Idi Amin Dada, uno dei più violenti tiranni del Continente Nero. Liberatisi dal dittatore, nel 1979, gli ugandesi finirono sotto un altro regime, quello di Milton Obote, defenestrato appena sei anni dopo dal colpo di Stato di Yoweri Museveni.
L’ultimo regime, benché reprima ogni forma di dissenso politico, almeno sta compiendo passi avanti per la tutela dei diritti delle donne. Benché la democrazia sia solo formale e il presidente Museveni non possa essere realmente sostituito, nel Parlamento 79 seggi (su 332), sono riservati alle donne. Ogni volta che nasce un nuovo distretto elettorale, il seggio che si aggiunge è riservato anch’esso a una donna. Sono fissate analoghe quote rosa, su scala più ridotta, anche nei consigli locali. Nonostante questa tolleranza (anzi: discriminazione positiva) politica, i crimini di violenza sessuale, entro le mura domestiche, sono estesissimi. E pratiche tribali continuano a rendere la donna una cittadina di serie B nella vita quotidiana.
Per contrastare la violenza domestica il governo ugandese si è mosso solo nel 2009 e ha faticato non poco prima di far passare una nuova legge (il Domestic Relations and Sexual Offences Bill) per reprimere il fenomeno. Tuttavia, secondo il rapporto Freedom House 2010, la polizia “tende ad essere poco comprensiva con le vittime”.
Museveni è uno dei pochi dittatori africani ad aver avuto successo nella lotta all’Aids. Con la sua politica dell’ABC (acronimo inglese di Astinenza, Fedeltà e Preservativo) ha abbattuto la percentuale degli infetti dal 30% degli anni ’80 all’attuale 4%.
Sebbene le donne godano di pari diritti rispetto agli uomini, le consuetudini sono dure a morire. E così viene ancora imposto il levirato: la vedova è costretta a sposare il fratello del marito defunto. Sempre sulla carta le donne godono, al pari degli uomini, del pieno diritto di proprietà sulla terra e la possono ereditare. Ma, guarda caso, il grosso della gente ignora queste leggi e trasmette l’eredità solo ai discendenti maschi. La pena più dolorosa e immeritata viene subita da quell’1% di bambine su cui viene ancora praticata l’infibulazione.
Se per le donne c’è dunque qualche speranza di emancipazione, i gay e le lesbiche ugandesi non vedono ancora alcuna luce in fondo al tunnel. Sia la maggioranza cristiana che la minoranza musulmana li perseguita e vuole che lo Stato rafforzi la repressione nei loro confronti. Il “comportamento omosessuale” è vietato dalla legge ed è un crimine penale. Nel 2009 (in tempi recentissimi, dunque) il ministro dell’Etica (perché il governo dell’Uganda ha un ministero dell’etica…) ha ribadito che il Paese deve resistere alle pressioni esterne per la legalizzazione dell’omosessualità. Attivisti coraggiosi e noti in tutto il mondo, come David Kato Kisule, pagano con la loro vita.
Tag:  Uganda, David Kato, gay, lesbiche, diritti umani, quote rosa, Rolling Stone, Yoweri Museveni, Idi Amin, Aids, levirato, infibulazione

Commenti

13-07-2012 - 04:35:03 - anonimo
quello che dici e vero al 50 per cento,e poi l uganda non e mai stata colonia inglese.informati prima di scrivere,io vivo qui da 10 anni
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