Donne in scatola

Ovvero le donne che fanno la televisione e la televisione che usa e consuma le donne

di Marta Elena Casanova

Pubblicato venerdì, 7 ottobre 2011

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4 Ottobre 2011 – Alle 20,30 presso il Circolo della Stampa a Milano, si è tenuta la conferenza “Donne in scatola – ovvero le donne che fanno la televisione e la televisione che usa e consuma le donne”.
 
La serata è stata coordinata da Marina Cosi di “Nuova Informazione”, la guida verso un Sindacato dei Giornalisti, la cui volontà è fare formazione e ascoltare la voce di freelance e dipendenti di piccole realtà aziendali. Con lei Assunta Sarlo di “Usciamo dal Silenzio”, noto movimento femminile che dal 2005 ha come mission quella di mantenere viva la parola pubblica e collettiva delle donne.

Invitati alla serata Daniela Brancati, Giornalista, prima donna in Italia a dirigere un telegiornale e autrice del libro “Occhi di maschio. Le donne e la televisione in Italia. Una storia dal 1954 a oggi”, da cui ha preso il via l’argomento della serata; Maxia Zandonai del Tg3 Lombardia, Massimo Bernardini, conduttore di Tv Talk ( Rai 3) e Maria Silvia Sacchi del Blog “La ventisettesima ora”- Corriere della Sera.
 
A prendere la parola per prima è stata Assunta Sarlo per introdurre il libro di Daniela Brancati. Chiaro fin dal titolo, questo testo sta dalla parte delle donne, ma “non fa sconti neanche a loro”. La Sarlo ha parlato della televisione italiana come massimo della disparità tra i sessi, come teatro della funzione decorativa delle donne. “Quello di cui c’è bisogno”- ha detto- “è un ragionamento centrale sulle carriere, i ruoli e le responsabilità delle donne. Necessitiamo di un ‘collasso simbolico’ per ripartire da un’altra ottica”. Ha quindi proseguito parlando di tutte quelle donne che fanno e hanno fatto molto per la televisione, e il cui lavoro non viene riconosciuto al pari di quello maschile. Un esempio per tutti la storia della Giornalista Loredana Rotondo che con “Processo per stupro” portò per la prima volta in un tribunale le telecamere, facendo così vedere a un’Italia eccessivamente benpensante una realtà che non si voleva prendere in considerazione.

La parola è così passata all’autrice del libro “Occhi di maschio”. La posizione della Brancati non è assolutamente scontata, contrariamente a quanto si possa pensare dalla copertina del suo testo. Al fianco delle donne, ma pronta a condannarle se necessario, la Giornalista si è dichiarata contro questioni tutte al femminile, come le Quote Rosa, ma intenzionata a portare alla luce i nomi di coloro che fanno, e bene, la tv. Al termine del suo volume si trova infatti un elenco di più di 800 nomi di giornaliste e presentatrici con una mini biografia dedicata al loro lavoro.
 
Daniela Brancati è dunque intervenuta asserendo che “per molti anni nessuno ha parlato di un argomento come questo. Forse noi donne dobbiamo pretendere e smettere di chiedere. La donna in televisione si muove ancora al comando dell’uomo. Sia di quello che sta dietro la telecamera, sia dello spettatore seduto sul divano di casa. In tv ormai c’è un pollaio in cui ci si parla addosso, ma le donne, quelle vere, con qualcosa da dire, non vengono invitate. Mai.”
 
Ha voluto così riprendere la citazione di Assunta Sarlo, concordando sulla necessità del “collasso simbolico”, e come lei ha citato nuovamente Loredana Rotondo la cui inchiesta televisiva “A.A.A. Offresi” ( programma che avrebbe avuto come tema gli incontri tra la prostituta Veronique Lacroix e i suoi clienti) venne censurata ancor prima di andare in onda. Questo per dire quanto fosse difficile allora per una donna portare sugli schermi qualcosa di intelligente. E come lo sia tutt’oggi.
La Giornalista e scrittrice ha concluso con un quesito: “se una donna arriva al potere oggi quello che accade è che sarà il potere stesso a cambiarla. Se tante donne arriveranno al potere invece saranno loro a cambiare lui. Ma come si arriva a questo?”. Domanda spinosa e dalla difficile risposta.
 
La giornalista del Tg3 Lombardia Maxia Zandonai ha preferito portare l’argomento su fatti attualissimi, come l’intervista rilasciata da Terry De Nicolò all’interno del programma “L’ultima parola” di Rai2, durante la quale parlando del Premier Italiano Silvio Berlusconi, e delle ormai note serate a Palazzo Grazioli, ha fatto dichiarazioni (“Se sei racchia, se fai schifo, stai a casa…”) che hanno drammaticamente messo insieme un quadro realistico del nostro paese. “Così la tv commerciale si è clonata nella politica. Soubrette che arrivano in politica con gli stessi identici criteri. Veline in giornaliste e giornaliste in veline - ha spiegato la Zandonai -Questo è diventato un criterio di scelta e selezione. Mediaset e Rai sono responsabili di una devastazione culturale, dell’educazione dei giovani, per i quali ormai il pensiero è: Appaio quindi esisto”.
Un dipinto demoralizzante, che non porta certo alla ribalta le qualità delle donne, insomma.

Unico uomo della serata Massimo Bernardini, che ha portato avanti gli argomenti toccati in maniera affascinante citando l’Abiura dalla “Trilogia della vita” di Pier Paolo Pasolini - con la quale lo scrittore intendeva argomentare il rifiuto delle ragioni che avevano ispirato la celebrazione di pura sessualità e dei corpi innocenti con l’arcaica violenza dei loro organi sessuali nei film “Decameron”, “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle mille e una notte”- datata 1975 e purtroppo attualissima.

Una sconfitta del femminismo quindi. “La donna vuole frequentare da vicino il potere, questa è una sconfitta. L’uomo invece oggi sembra antropologicamente un maschio degli anni’40, per di più liberato da ogni regola moralistica. Non si vergogna più di comprare e di fare ciò che fa. Il capitalismo ha ridotto il sesso a merce, e la tv ha ucciso ogni percorso di senso della tradizione. La nostra è probabilmente la peggiore televisione esistente. Non c’è al mondo un paese in cui il primo programma di chirurgia estetica sia stato condotto dall’ex Presidente della Camera (Irene Pivetti n.d.r.).Quello che è errato è l’uso della mente della donna”.

Bernardini ha concluso il suo intervento parlando di quanto le donne in tv oggi, per farsi valere, perdano la loro fisicità in favore di una mascolinizzazione, si fanno aggressive per affermare il pensiero femminile (portando ad esempio le giornaliste Luisella Costamagna e Bianca Berlinguer) senza che questo serva a cambiare le cose. “Da dove partire quindi?”. Per il conduttore televisivo non si è trovata una nuova strada. La soluzione migliore, secondo il suo parere, sarebbe essere disincantati, pessimisti ma capaci di reinventarci con dignità. “Buttare via il cinismo che tende a bloccare il cambiamento” – questa la possibile ricetta secondo Bernardini, che cita la frase troppo spesso sentita: “Tanto è così”, come un grande alibi per non cambiare nulla.
 
Ultima in ordine di interventi Maria Silvia Sacchi, la quale ha affermato di conoscere meglio le carriere femminili all’interno di aziende, piuttosto di quelle in televisione, ma dichiarando che spesso sono proprio le peggiori rappresentazioni del mondo femminile a suscitare le migliori proteste.Una donna sola al comando non basta, perché il suo pensiero non emerge”, ha detto dichiarandosi così d’accordo con Daniela Brancati. “Bisogna imparare a valutare il merito lavorativo sia al maschile che al femminile”. Ha parlato quindi di una collaborazione, di una sfida organizzativa sul lavoro.
 
Certamente un’idea encomiabile, ma probabilmente già pensata e tentata con scarsi successi, se siamo ancora qui a parlarne.
Tag:  Donne in scatola, tv, politica, Circolo della Stampa, Daniela Brancati, Marina Cosi, Assunta Sarlo, Maxia Zandonai

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