Un romanzo coraggioso sulla violenza domestica

Siamo sicure che la violenza sia solo fisica?

di Valentina Paternoster

Pubblicato martedi, 27 luglio 2010

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"Il corpo non sbaglia", nuovo romanzo di Lidia Castellani, edito da Salani, legge in un'ottica di genere e con una sensibilità rara la storia di un femminicidio, che lascia in chi rimane in vita il vuoto della perdita senza un perché razionalmente spiegabile. Una lettura che invita alla riflessione sulla vita delle donne, spesso intrappolate tra le quattro mura domestiche, che stentano a liberarsi e a ritrovare una chiave nuova di lettura della propria vita.
Abbiamo approfondito tutte queste tematiche proprio con l'autrice, il cui invito è sempre "Andare a fondo".

Il libro prende le mosse da un episodio di cronaca come tanti: una donna, Emma, uccisa dal proprio marito. Come mai questa decisione?
Stavo scrivendo un romanzo incentrato sulle assurdità che si compiono in nome dell’amore quando una mattina sulle locandine dei giornali locali ho incrociato lo sguardo di una signora che conoscevo molto bene. I suoi occhi erano di guardia accanto a tutte le edicole della città. La notizia sotto alla fotografia era di quelle che ormai vengono accolte con un cenno di riprovazione della testa: ancora una donna barbaramente uccisa dal marito poi suicida. Un episodio di cronaca come tanti, come giustamente osserva lei, ma quando la vittima è qualcuno che conosci il cenno di riprovazione della testa non basta più. E nemmeno l’indignazione sterile. Ecco perché ho scritto ‘Il corpo non sbaglia’.

La protagonista, oltre a vivere da una parte l'umiliazione del tradimento dall'altra la fine del grande amore, è una donna oppressa, rappresentante a mio parere di un'altra forma di violenza, ben più nascosta: quella psicologica. Secondo lei perché le donne non si accorgono, se non quando libere, di essere state imprigionate?
Elisa, la protagonista, è una donna oppressa soprattutto da se stessa e dal suo bisogno di essere amata che sulle prime la porta ad accettare una situazione ambigua nella speranza di salvare il grande amore della sua vita, l’uomo col quale ha costruito una famiglia. La storia del suo tradimento nei tratti fondamentali assomiglia alla storia di tutti i tradimenti. A partire dal mattino in cui scopre il marito a letto con un’altra, Elisa entra in un tunnel devastante di gelosia e di sospetti mitigati a tratti soltanto dal bisogno di credere alle parole dell’uomo che ama e che continua a ripeterle che è stata solo una 'scopata', nulla d’importante. Lui dice che non è cambiato niente e a lei sembra che niente sia più come prima. Quello che era il suo progetto di vita, la famiglia, diventa un incubo, un castello di carta che crolla con un soffio. Però Elisa saprà trovare la porta giusta per uscire dal suo personale labirinto di sofferenza. Ho scritto ‘Il corpo non sbaglia’ soprattutto per smascherare quei sottili meccanismi di violenza psicologica e culturale che rappresentano l’anticamera della violenza fisica e che sono particolarmente pericolosi in una società come la nostra che non li considera tali.

La famiglia a un certo punto del romanzo si sfalda e la protagonista vive sulla propria pelle questo sfilacciamento, accollandosi colpe anche non sue. Qual è secondo lei il meccanismo psicologico indotto che si instaura nella mente di un uomo e di una donna? Quali sono le differenze?
Non è la famiglia che si sfalda. A sfaldarsi è la volontà di Elisa che non può continuare ad aderire interiormente a un progetto di vita che nel frattempo include anche il fantasma di una terza persona. Su questo punto la protagonista non accetta compromessi. Vuole la verità e non trovandola per un po’ si confonde. Cerca di capire se anche lei ha delle responsabilità per quello che è successo. Si tormenta, è vero, ma non accetta soluzioni di compromesso: è disposta a buttare via tutto se lui non raccoglie la sfida di ricominciare in nome di un concetto alto dell’amore, lo stesso che avevano all’inizio, da ragazzi. Questa è l’unica possibilità che lei gli concede. E’ una donna ferita, innamorata, ma non per questo disposta ad accettare la situazione ambigua che le propone il marito. Alla fine è lei la più forte.

La liberazione e l'autocoscienza di sé avviene attraverso la solitudine e la lontananza: possono essere una soluzione anche per le donne che subiscono violenza (fisica, psicologica, economica, etc)?
La dipendenza affettiva (e in misura altrettanto importante, economica), che quasi sempre si traduce in una mancanza di autonomia e quindi di autostima, è alla base della maggior parte dei rapporti che sfociano in maltrattamenti dalle conseguenze più o meno irreparabili. Ecco perché un altro personaggio del romanzo, Lara, sconvolta dall’uccisione della signora del piano di sopra, si ritrova a dare battaglia a tutte le assurdità che si compiono in nome del grande amore al punto da farci sembrare normale qualsiasi sofferenza, da giustificare qualsiasi sacrificio anche quello estremo, della vita. Provocatoriamente Lara arriverà a proporre di vaccinare tutte le bambine contro la paura della solitudine, in modo da rafforzarle fin da piccole contro la dipendenza affettiva che spesso porta ad accettare relazioni fondate sul maltrattamento. Ma sarà la protagonista a rivolgere la domanda chiave alle amiche prima di riuscire a dimostrare a se stessa e a loro che un riscatto è sempre possibile: “E se la felicità non fosse in quell’amore dove l’abbiamo sempre cercata?” La risposta sta nelle pagine del libro.

Nel romanzo si parla anche di centri antiviolenza e del lavoro dei volontari. In quale maniera possiamo contribuire a valorizzarli?
Innanzitutto è importante rendersi conto della funzione essenziale che questi centri svolgono: spesso sono l’unico pezzo di legno al quale le donne che vengono a trovarsi in situazioni di forte disagio possono aggrapparsi. L’aspetto più inquietante di questo tipo di violenza è che spesso la vittima da sola non è in grado di valutare la situazione. Quando realizza di trovarsi all’interno di una dinamica pericolosa in molti casi è già tardi. Sulle prime di solito è difficile capire cosa sta succedendo, è difficile distinguere il grande amore dall’amore malato che arriva a uccidere. Soprattutto perché, quando arrivano i primi segnali inequivocabili, il tempo è scaduto.

Perché il titolo "Il corpo non sbaglia"?
Questa volta il titolo era nascosto dentro le pagine del romanzo. E’ stata la mia editrice, sempre attentissima, a trovarlo. Il filo conduttore del libro è la storia di un tradimento e della perdita di punti di riferimento che ne consegue. Il marito minimizza, ma per Elisa niente è più come prima. E’ lei che esagera una storia da niente o è il marito che mente? Per uscire da questo dilemma sarà il corpo a mandarle i segnali giusti. E il corpo non sbaglia..


Il corpo non sbaglia
di Lidia Castellani
Salani editore, 2010
pp. 238, € 15,00


Tag:  Lidia Castellani, Il corpo non sbaglia, femminicidio, Salani Editore, violenza domestica

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