Diario di un assaggio: Franciacorta, Alsazia, Champagne

Degustazione privata dell'otto luglio duemilasedici

di Massimo Marchesi

Pubblicato lunedi, 18 luglio 2016

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Quasi casualmente mi sono ritrovato in questa degustazione (in realtà era un aperitivo aziendale con un “padrone di casa” enologicamente illuminato) e tra una tartina e un canapè mi sono accorto che da bere non c’erano le solite bollicine “da passeggio”, ma tre perle della spumantistica.

Si poteva scegliere tra Franciacorta Extra brut dell’Azienda San Cristoforo di Erbusco, una piccola azienda gestita dalla famiglia Dotti fin 1992, un Cremant d’Alsace, senza solfiti aggiunti, di quel mostro di bravura che è Pierre Frick (100% Riesling millesimo 2014) e un premiatissimo Champagne del 2002 di cui a breve vi parlerò.

Seguo quest’ordine di degustazione e attacco il Franciacorta! Maturato per 40 mesi sui lieviti e composto da una cuvée di solo Chardonnay (maturato per la maggior parte in barrique), ciò che maggiormente mi ha attratto di questo vino è stata la sua sottile eleganza, nonché l’equilibrio gusto-olfattivo che non metteva in risalto solo note tropicali (come forse ci si poteva spettare anche solo guardando il suo colore carico e dorato), anzi, esaltava le note minerali trascinandole in un finale sapido e lungo capace di lasciare la bocca perfettamente pulita e pronta a continuare la degustazione.

Infatti ho continuato…

Un caposaldo dell’agricoltura biodinamica, il Cremant d’Alsace di Frick, ha in bocca un attacco gessoso e regala una “croccantezza” minerale divina. Il colore è quasi quello del mandarino e il bouquet profuma di miele, fiori, erbe aromatiche e arancia. Lo bevo, lo assaporo…breve pausa e, appena dopo averlo deglutito, ecco una nuova esplosione di buccia di arancia (la stessa sentita al naso, ma moltiplicata per 10) di durata infinita.

Da ultimo, ma di certo non per importanza, non mi esimo dall’assaggiare lo Champagne Gonet 2002 (annata tanto funesta in Italia a causa delle continue piogge estive, quanto fortunata nella regina delle regioni spumantistiche mondiali). La casa vinicola Gonet (radicata in Champagne fin dal 1802) ha i suoi terreni (tutti gran cru) a Avize, nel bel mezzo della Cote de Blancs. Quindi non poteva che trattarsi di un blanc de blancs (tutto Chardonnay). La sboccatura del vino è stata fatta nel 2007, quindi oltre ai 4 anni sui lieviti se ne devono aggiungere altri 9 in bottiglia (conservato alla perfezione). Appena il vino viene versato nel bicchiere torna in mente la tavola di Natale, con il panettone appena tagliato che sprigiona tutto il suo profumo burroso di lievitato e canditi. Del colore dell’oro antico, in bocca raggiunge una delicatezza e una cremosità rese magiche dalla spiccata nota ossidativa che contribuisce, insieme alla residua e ben presente vena acida, a rendere praticamente impossibile smettere di berlo (non dovevo guidare…).

Una degustazione insperata, inaspettata, strepitosa!

A cura di Massimo Marchesi – milanovino.it
Tag:  Degustazione, bollicine, spumante, champagne, extra brut, blanc de blancs, milanovino.it

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