Intervista a Cristina Garetto dell’Azienda Agricola Giorgio Cecchetto

Il Raboso Piave, un “cavallo di razza difficile da domare”

di Silvia Menini

Pubblicato lunedi, 9 luglio 2012

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La Cantina Cecchetto sorge a Tezze di Piave, nel cuore dell’area DOC Piave, in provincia di Treviso, da una lunga tradizione familiare. Costantemente impegnata nella valorizzazione e divulgazione del vitigno Raboso Piave e del suo territorio, la cantina fa parte del Consorzio Vini Venezia ed è anche socia dal 1996 della Confraternita del Raboso Piave, di cui Giorgio Cecchetto è uno dei soci fondatori.
 
Abbiamo intervistato Cristina Garetto, responsabile dell’accoglienza e della comunicazione dell’azienda agricola Giorgio Cecchetto.
 
Cosa pensa del connubio tra donne e  vino e come si è evoluto il ruolo della donna nelle aziende vinicole?
Mamme, mogli, figlie da sempre contribuiscono all’economia famigliare dando il loro aiuto nell’azienda agricola, ma il loro ruolo sta cambiando e sempre di più si rendono conto che c’è bisogno di competenze e di specializzazioni. Così anche le donne, versatili e attente ai cambiamenti, hanno capito che per valorizzare il loro lavoro devono specializzarsi e da semplici “braccianti” diventano: enologo, agronomo, ragioniere, sommelier etc, senza trascurare le relazioni pubbliche.
 
Qual è il suo ruolo in azienda?
Mi occupo dell’accoglienza in azienda (degustazioni, visite guidate ecc.) e della comunicazione, relazionandomi con i consumatori, i giornalisti e gli operatori del settore.
 
Come è nata e cos’è la Confraternita del Raboso Piave. Quale obiettivo si prefigge?
La Confraternita del Raboso Piave, di cui Giorgio Cecchetto è uno dei soci fondatori, è nata il 27 dicembre 1996 e ha sede nel comune di Vazzola (TV), che è anche Città del Vino. Quest'importante realtà si propone, innanzitutto, di promuovere la conoscenza, la valorizzazione e la diffusione del vino Raboso Piave, quindi di conservare, sviluppare ed esaltare le migliori tradizioni legate a questo nobile vino e di favorire tutte le iniziative tese all'elevazione culturale dei Confratelli, promovendone l'educazione enogastronomica. La Confraternita, sostenuta dalla Provincia di Treviso e dalle altre Istituzioni del territorio, è impegnata a sviluppare gli studi finalizzati alla conoscenza e valorizzazione del vitigno Raboso Piave e del vino ottenuto con le sue uve.
 
C'è qualche prodotto particolarmente identificativo della Vostra azienda?
La storia della nostra azienda si intreccia saldamente con quella della sua terra e del suo vitigno più importante, il Raboso del Piave, un vitigno difficile da domare ma capace di colpire con il suo carattere ruvido, spavaldo, a tratti scontroso. Pertanto la produzione e la maggior parte degli sforzi aziendali sono tesi alla valorizzazione di questo vino, il figlio prediletto. Nella nostra cantina si possono assaggiare diverse prove, interpretazioni, versioni, esperimenti, discutere di legni, affinamenti, vendemmie, strategie di vinificazione, appassimenti riguardanti questo vitigno della provincia trevigiana, tradizionalmente incline alla spigolosità e qui interpretato secondo uno stile più moderno.
 
Descriva in poche righe il Raboso Piave. Con i suoi pregi e i suoi difetti.
Storia, tradizione, cultura. Il Raboso del Piave, che ha scritto la sua storia nel nostro territorio, è tutto questo e molto di più: acidità, tannino e longevità lo rendono un vino “slegato” dalle mode, ma in grado di farsi riconoscere e apprezzare da un consumatore attento che non si fa ammaliare da ammiccanti Sirene.
 
Cosa vorrebbe che chi degusta i vostri vini apprezzasse maggiormente?
L’autenticità e l’impegno con cui cerchiamo di riscoprire e rivalutare una parte della nostra storia.
 
I vostri vini sono prodotti da uve parzialmente appassite in fruttaio o raccolte con lieve surmaturazione. Ci spiega il motivo di questa scelta?
Il Raboso Gelsaia ha circa un 15% di uve poste in appassimento e il Raboso Passito il 100%, e sono frutto dell’appassionata ricerca delle potenzialità - in parte ancora inespresse - di questo  vitigno, che pur vantando più di cinquecento anni di storia documentata deve ancora essere “scoperto” dal grande pubblico.
 
Che importanza ha affinare i vini in botti fatte da legni autoctoni?
Si tratta di una ricerca che ci vede coinvolti fin dai primi anni duemila, finalizzata a “chiudere il cerchio” con l’autoctono affinato nei legni della sua terra, per proporre un vino che davvero esprima il proprio territorio.
 
Dal 23 settembre 2005 l’Azienda Agricola Giorgio Cecchetto, attraverso la volontaria e innovativa CERTIFICAZIONE DI FILIERA, assicura ai propri consumatori la trasparenza assoluta dal vigneto al bicchiere, per ogni operazione del processo di produzione dei vini.
Perché è importante per voi fare questo ulteriore passaggio?
Per la nostra azienda è fondamentale la minuziosa mappatura di tutti i vigneti, per poter seguire in ogni fase la produzione, soprattutto dove nasce la qualità, per distinguere e separare le varie partite a seconda del terreno, del clone, del portainnesto, del sistema di allevamento e della densità per ettaro. Noi “ci mettiamo la faccia” ed è diventato di secondaria importanza esibire un certificato dove un terzo garantisca per noi.


Ecco i due vini della Cantina Cecchetto che Mondo Rosa Shokking ha scelto per voi:




Azienda Agricola Giorgio Cecchetto
Via Piave 67 - Tezze di Piave (TV)
Tel. 0348 28598
info@rabosopiave.com

 
Tag:  Azienda Agricola Giorgio Cecchetto, Raboso Piave, Consorzio Vini Venezia, Confraternita del Raboso Piave, le donne e il vino, Cristina Garetto, Tezze di Piave

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