Le bollicine di Montagna

Una riflessione su una storica denominazione della spumantistica italiana

di Massimo Marchesi

Pubblicato giovedì, 6 ottobre 2016

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Alla luce della degustazione che la DOC Trento (Metodo Classico) ha svolto a Milano il 26 settembre e passata l’euforia per aver assaggiato un numero non trascurabile ottime bollicine, mi posso fermare a riflettere su questa storica denominazione della spumantistica italiana.

Cosa la rende unica e cosa rappresenta il suo punto di forza per farla crescere ancora ed affrontare il mercato delle bollicine di grande qualità a livello nazionale ed estero?

A mio avviso i fattori principali sono due: la montagna e un disciplinare un po’ più elastico rispetto, ad esempio, a quello del Franciacorta.

L’altitudine (insieme naturalmente alla conformazione del terreno dolomitico) consente di cogliere le uve a gradi di maturazione maggiore conservando una adeguata acidità indispensabile per le basi spumantistiche. Inoltre l’escursione termica dei vigneti, posti mediamente al di sopra dei 450 metri d’altitudine fino ai quasi 800, aumentano la carica aromatica delle uve (soprattutto quelle a bacca bianca) rendendo maggiormente ampio il bouquet del prodotto che ne deriva.

Il disciplinare di produzione per quanto ferreo per quanto riguarda la qualità dei prodotti, lascia ai vignaioli maggiore libertà (rispetto sempre ad esempio a quello del Franciacorta), e questo aspetto unito alla caparbietà trentina nel fare le cose fatte bene, regala una molteplicità di interpretazioni che è la forza della denominazione e che ha reso anche molto divertente la mia degustazione.

Erano presenti grandi case vinicole insieme a piccole e cantine sociali. Mi soffermo poco sui grandi nomi che da decenni sono al top della spumantistica (Ferrari, Abate Nero, Altemasi) e faccio i complimenti a quelle più piccole ed emergenti, come Borgo dei Posseri, che con il suo unico spumante Tananai raggiunge un grande livello di tipicità e complessità, poi Maso Nero, che mi ha stupito soprattutto per il dosaggio 0 2011 completamente ottenuto da uve Pinot bianco (vendemmiate insolitamente tardi, per agganciarmi a quanto scritto qualche riga fa) e soprattutto la Cantina Pedrotti, con la sua base “bouquet” da un bellissimo rapporto qualità prezzo.

Tra le cantine sociali un applauso alla Cantina Rotaliana di Mezzolombardo con il Redor, non proprio a buon mercato, ma veramente di livello internazionale.

Tag:  milanovino, DOC Trento, Milano, vini, degustazioni

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