The sense of Place

Lorenza Sebasti custodisce fedelmente la terra del Chianti Classico e le preziose gemme che vi sono nascoste.

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Lorenza Sebasti e Marco Pallanti
Ama. Un piccolo paese dolcemente posato sulle colline senesi, un fil rouge chiamato intuito femminile ad esaltarlo, dove il nome dell’antico borgo diviene quello della cantina: Castello di Ama.

Il Piccolo borgo di Ama ti entra nel sangue. Basterebbe annusarlo per pochi minuti come si odora il profumo di una pelle familiare per capirlo. Porta con sé i sentori della legna arsa al fuoco, l’aria franca del bosco e l’umidità della terra. Racchiude un insieme di variabili che contribuiscono all’arricchimento del luogo. Meraviglia il silenzio, interrotto solo dai racconti immaginari di case di pietra che hanno vissuto più storia degli Stati Uniti e ci parlano di guerre passate, di semplicità, di quotidianità remota.
Il legame con Ama si sviluppa anche attraverso le opere di artisti contemporanei invitati ad arricchire il già fortunato scenario con emotività conficcata negli spazi più evocativi. Nomi illustri che qui hanno tolto il cappello, si sono immersi nella terra e le hanno innestato le loro opere e la loro energia. Si sente ed è difficile da raccontare, ma si percepisce nei vini. Una classe immediata, una sensazione di materia, all’olfatto come al palato, indice di grande cura, precisione, passione.
Dal Castello di Ama, il più “semplice” dei suoi Chianti Classico, già trasuda la terra, l’attenzione nel coltivare la vite non chiedendole troppo e la purezza di questa uva rispettata al massimo in cantina.

Poi vengono i Cru, le vigne che mostrano nella trama dei suoi fili, caratteristiche di una unicità territoriale. Erano quattro, oggi solo due, Bellavista e Casuccia; Bertinga e San Lorenzo a rafforzare il Castello di Ama. Un sacrificio che paga. Poi l’Apparita, sensuale e fitto Merlot, non banale come più facilmente si ottiene, un vino che necessita di tempo e che va gustato nella stessa prospettiva. Ve ne sono altre di etichette, come pure l’olio, un’altra passione che lega Lorenza Sebasti alla terra.

Lorenza è innanzitutto una madre, dai mille impegni ma sempre presente e dai valori veri, pochi ricami, poche sciocchezze. Parlo con lei, è una bella persona, libera. Trasmette sicurezza e sincerità, buon gusto e umiltà nel riconoscere i superbi risultati ottenuti dai suoi vicini, lei che con Marco Pallanti, compagno di strada e di cantina, i grandi vini li ha vinificati da sempre. Dalla mia prima visita sono passati almeno tre lustri e di esperienze ne hanno vissute questi ragazzi: dalla capacità di mettersi in discussione quando si commette un errore (pochi per la verità a mio giudizio) al rimanere umili nonostante il numero elevato e continuo di premi e soddisfazioni riconosciute. Le sue mani forse non sono spaccate dal lavoro in vigna, ma certo non è questo che ci si aspetta da lei. Vi sono modi diversi di lavorarla, la vigna. Con armonia e costanza, custodisce e preserva, con amore materno, ciò che le è stato consegnato dalla natura, conservando e proteggendo.

Risulta difficile spiegare il senso di un luogo, il suo significato profondo, le energie che ne sono coinvolte e che scientificamente non riusciamo a quantificare, a misurare. Il giusto metro di valutazione, credo sia quello di Gemma, la più piccola dei figli di Lorenza e Marco, che, al momento di rientrare in città per riprendere le attività quotidiane, batte i piedi per terra, poiché non vuole lasciare, nemmeno temporaneamente, la speciale terra di Ama.
 
Tag:  Castello di Ama, Lorenza Sebasti, Marco Pallanti, Arte

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