Mina, la diva che conquistò Federico Fellini

Il fascino intramontabile e gli esordi della Tigre di Cremona

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Mina, il desiderio mai esaudito di Federico Fellini. Il regista coltivò una grande passione per la tigre di Cremona, tanto da volerla come protagonista per i suoi film, anche se questo suo sogno alla fine non venne mai concretizzato. A testimonianza del fascino che la cantante esercitava sul maestro del cinema, nel corso del più recente incontro organizzato dalla Fondazione Fellini di Rimini, sono stati resi noti documenti inediti dell’epoca, tra cui alcune immagini girate nel corso di una trasmissione televisiva durante la quale Fellini chiede pubblicamente a Mina di prendere parte ad una sua pellicola. Il direttore della fondazione Paolo Fabbri ha raccontato questo artistico amore in una intervista apparsa la scorsa settimana su L’Espresso: «Gli occhi. Sono stati gli occhi di Mina a
ipnotizzare Fellini. Quegli occhioni bistrati, picassiani, enormi».

«Vorrei provarla come attrice. Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio»: parole lusinghiere, specie se provenienti dalla bocca di Federico Fellini. Il film però non si fece mai,e quando il regista propose a Mina il ruolo di protagonista nel suo Satyricon questa volta lei rifiutò, troppo legata ai suoi impegni musicali. Al cineasta non restò che trovare una sostituta, l’elegante Capucine, che non a caso apparirà truccata e del tutto somigliante alla cantante. Del sogno di Fellini restano così solo alcuni disegni realizzati da Fellini stesso, parte dei documenti presentati dalla Fondazione come racconta Paolo Fabbri:«Eccola Mina secondo Fellini: creatura dai tratti esagerati, generata, più che dalla caricatura, dal ritratto caricato seicentesco alla Carracci. Quello che Fellini scopre nel barocco di una città come Roma dove il suo immaginario di provinciale, con le donnone contadine dai culoni inguainati nel raso, si sposa con il lusso e l'eccesso. Sono l'anima di Fellini questi disegni. Lui che li tracciava in modo compulsivo coi pennarelli da due lire comprati dal tabaccaio e i pezzi di carta che gli capitavano in mano».


Mina e Renzo Donzelli
Sono passati settantun anni dalla nascita di Mina, cinquantatre dal suo esordio nel mondo della musica. Mezzo secolo di fama, prima a livello nazionale e poi mondiale, che non accenna a diminuire: ne sono prova le incredibili vendite del più recente album, Caramella che, pubblicato nel 2010, ha ricevuto grandi consensi in tutto il mondo. Una voce senza tempo quella di Mina, capace di incantare oggi come ieri con la sua potenza e il suo timbro inconfondibile. I primi passi nel mondo della musica li muove con gli Happy Boys, formazione cremonese di successo all'epoca. «Era una bella ragazza, e sapeva cantare le canzoni moderne, quelle rock n roll che arrivavano dall’America, così decidemmo di prenderla nel gruppo», ricorda il chitarrista Renzo Donzelli. Il folgorante successo di Mina è proprio legato alla sua modernità, e al suo modo nuovo di usare la voce, aggressivo e potente: è proprio con Mina che nasce la definizione di "urlatori", riferita alla generazione di nuovi cantanti che propongono per primi in Italia la musica rock. Poche esibizioni, e gli Happy Boys con Mina riescono a convincere il discografico David Matalon, della Italdisc, ad incidere un disco di prova, talmente riuscito da essere poi messo direttamente in commercio. Nel disco, Mina canta Non partireMalattiacon il suo vero nome, mentre Be Bop A LulaeWhenvengono incise sotto il nome d’arte Baby Gate. «Allora l’etichetta non aveva molti artisti, quindi con questo stratagemma volevano sembrasse che avessero più cantanti».

I due quarantacinque dischi così realizzati raggiunsero risultati di vendita eccezionali per quegli anni: ben 100.000 copie in pochi mesi. Da questo momento, Mina continua a collezionare successi e premi, senza più fermarsi. Una diva che conquista non solo l’Italia, ma il mondo intero, al punto che l’anno scorso, in occasione del settantesimo compleanno della cantante, una troupe giapponese si è recata a Cremona per registrare un documentario su Mina, immortalandone i luoghi ed intervistando gli altri protagonisti degli anni degli esordi, su tutti Renzo Donzelli. Neppure il Giappone, infatti, è rimasto indifferente al talento dell’artista cremonese: già nel 1962, canzoni come Tintarella di luna e Il cielo in una stanza erano diventate popolarissime, così come Chiwawa. In giapponese Mina interpretò la hitAnata to watashi (Tu ed io). Così il grande successo di Mina continua, in Italia e nel mondo.
Tag:  Mina, Federico Fellini, Biografia, Musica italiana, Renzo Donzelli

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