Caro Milan ti lascio, è la vita

La vecchia guardia rossonera abdica, il futuro chiama

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C'è chi chiede le tre stelle e chi le tre stelle le ha già avute. Nessuna polemica o sterile sfottò - sul dibattito terza stella mi sono espressa giorni fa e ci sarà tempo e modo di riesumarlo all’occorrenza - ma semplice spunto fornitomi dal tweet di un tifoso milanista nel giorno dell'addio al rossonero, dopo Sandro Nesta, di Gennaro Gattuso e Filippo Inzaghi.

La riconoscenza è croce e delizia del calcio. Ritengo eccessive le remore di società che, incapaci di concludere dignitosamente logori rapporti di lavoro perché grate ai loro campioni, ne trascinano oltremisura le carriere, finendo per rendere gli stessi campioni indefinite ombre di se stessi e di un passato glorioso e lontano. Le trovo eccessive, ma non incomprensibili.

Come si può salutare a cuor leggero chi ti ha fatto vincere tutto? Oltre che al Milan, dove il problema si presenta puntualmente da anni, è successo all’Inter del Triplete che, dopo aver vinto tutto nel 2010, l’anno successivo non ha saputo, o probabilmente voluto, cogliere e ascoltare il campanello di allarme di una squadra evidentemente scarica, risucchiata di ogni energia, e ha investito sugli stessi uomini incappando in una stagione fallimentare.
Ma prima o poi si arriva a un punto di non ritorno. Alessandro Del Piero si appresta a salutare la Juventus dopo un’intera vita – nel suo caso si può proprio dire – a tinte bianconere. Totò Di Natale ha già reso note le sue intenzioni di appendere le scarpette al chiodo dopo l’Europeo. In casa Milan si assiste a una vera e propria rivoluzione, con le partenze già annunciate di Nesta, Inzaghi, Gattuso e Van Bommel, e la certezza che a questo elenco si aggiungeranno altri nomi illustri, primo su tutti quello di Clarence Seedorf.
Come accade in amore, anche il calcio vive di cicli. E riconoscere, ma più che riconoscere accettare, la fine di un ciclo è tra i compiti più ingrati, complessi e importanti che spettano a una società. Ogni dolorosa fine corrisponde a un inizio. E' la natura, il gioco delle parti. Non si chiama cinismo, ma realismo. E prenderne atto non può che essere la sola base di ripartenza.

Il sipario cala in questi giorni sul Milan del passato. La vecchia guardia lascia posto al nuovo, e lo fa con la dignità di chi ha dato tutto, ha ricevuto tanto, ed è pronto a farsi da parte. Nel calcio bisogna saper vincere e perdere, salutare e andare avanti con professionalità nel rispetto non soltanto della società che investe sul calciatore, ma soprattutto dei tifosi, affinché il loro ricordo non venga in alcun modo macchiato. Per questo fatico a digerire l’atteggiamento, ahimè diffuso, di chi fa i bagagli per poi puntare il dito contro il passato. Penso alle dichiarazioni anti-Inter del Muntari rossonero o ai sassolini scivolati, tutto fuorché accidentalmente, dalle scarpe di Andrea Pirlo, una volta cucito sulla maglia lo scudetto juventino. Una parola è troppo e due sono poche!

Tra i saluti della storica compagine rossonera che va in questi giorni sfaldandosi, quel che più ha toccato le corde del mio cuore è proprio quello di SuperPippo. Non c’è posto per risentimento o ingratitudine nelle sue parole, raccolte in un’accorata e commovente lettera aperta. Ci sono amore, attaccamento, senso di appartenenza, capi saldi del calcio che era e oggi purtroppo non è più. Ma che in me vivrà per sempre.

“Caro il mio Milan ti lascio solo perché è la vita, perché è il momento. Lo sai anche tu. Ciao a tutti e grazie”. Chapeau! 
Tag:  Milan, addii, Gennaro Gattuso, Pippo Inzaghi, Nesta, Van Bommel, carriera, polemiche

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