Milano in festa per Contador. Troppo clamore per poter “ricordare”

Tutto il Giro che non avete visto. E quello che avrei voluto vedere io..

di Francesca Tommasi

Pubblicato giovedì, 2 giugno 2011

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Che abbiate trascorso la domenica incollati alla tv per godervi l’ultima tappa del Giro d’Italia o vi siate completamente disinteressati alla gara ciclistica, poco importa.
C’è stata una Milano che ha approfittato dell’evento sportivo per presentare iniziative e prodigarsi in cerimoniali, calcando la scia rosa.

Primo tra tutti il novello Museo del Novecento che, dopo la consegna del trofeo avvenuta alla presenza del direttore del Giro d’Italia, Angelo Zomegnan, e della madrina 2011, Cristiana Capotondi, è divenuto custode della Spirale senza fine, l’ambito premio finale. L’occasione si è rivelata imperdibile per tutti gli appassionati di ciclismo che sono accorsi numerosi per osservare da vicino lo splendente Trofeo, accessibile al pubblico per ben due settimane.
 
Proseguendo, dal 27 al 29 maggio, in Piazza del Cannone, la Fondazione Umberto Veronesi ha anticipato la celebrazione della giornata mondiale contro il fumo - onorata in tutto il mondo il 31 del mese - intrattenendo la folla di curiosi con la mostra multisensoriale “No Smoking Be Happy”, realizzata con la collaborazione della Fondazione Pfizer. Avvalendosi del bagno di folla che ha invaso la metropoli in questi giorni, si spera che la campagna anti fumo abbia raggiunti elevati picchi di partecipazione.  
 
Arriva la domenica calda del Giro, ultima tappa, tantissima gente… potevano forse mancare Sponsor e Vip? Al via, allora, nella mattinata il consueto percorso della Carovana che, tra gadget e volantini, ha percorso l’area del Castello, seguita dalla pedalata “Fight for Pink VIP Parade”, che si è svolta sullo stesso percorso dei professionisti: tra i partecipanti hanno sfilato Eddy Merckx, Renato Di Rocco, Jury Chechi, Antonio Rossi, Maurizia Cacciatori, Ivan Origone, Giovanni Storti (Aldo, Giovanni e Giacomo) e Bruno Arena (Fichi d’India).
 
Ma nel fermento, si attende il momento conclusivo della giornata, la celebrazione di una vittoria.
Nel delirio generale, c’è una gara in corso, e tutti in attesa di conoscere il nome del vincitore che - forse non troppo a sorpresa – è lo spagnolo Alberto Contador.  
Sotto la Madonnina spicca il tricolore tratteggiato in onore dei 150 anni dell’Unità d’Italia, l’atleta percorre gli ultimi centro metri verso la vittoria tra i colori della nostra nazione, la piazza osserva l’arrivo in fibrillazione, lo sguardo corre dal percorso alle emozioni proiettate sul maxischermo allestito di fronte all’Arengario.
C’è un grande palco che aspetta di essere calcato da Contador, sulla sua bici e verso il trofeo, lo stesso che durante la giornata ha ospitato i dj di Radio 105 tra musica, interviste e commenti sulla gara.     

Dovrebbe essere un momento di festa, l’attimo in cui l’adrenalina esplode e hanno inizio le urla di gioia e liberazione.
Poi però mi è bastato alzaro lo sguardo sopra al palco: impossibile non notare la scritta “108WW always with us”, in ricordo del ciclista belga Wouter Weylandt, 26 anni, morto durante la terza tappa della corsa.
 
Tutto procede nel frastuono che, giustamente, deve celebrare le fatiche degli atleti, però viene naturale chiedersi come sia possibile che questo “tutto” continui così.
Da profana del ciclismo e di sport in generale, a me non sembra sufficiente ricordare l’accaduto con un minuto di silenzio e uno striscione.
Lui, che al ciclismo aveva dedicato l’esistenza, probabilmente avrebbe voluto che la gara continuasse, ma si sa, tutto va avanti per motivi un po’ meno nobili.
Persino questo articolo vi ha mostrato quanto l’evento sia stato bombardato da iniziative più o meno mondane… forse sarebbe stato più giusto smorzare i toni, e ricordare che l’intrattenimento per tutti ha provocato la scomparsa di uno.   
 
Forse è vero che lo show deve continuare, ma quanto accaduto è realtà. Adesso che si è placato il fervore sul Giro d’Italia, adesso che c’è un vincitore e tutti hanno avuto l’adeguata visibilità, chiedete ai familiare di Wouter Weylandt se possono spegnere il televisore davanti alla loro tragedia.

 
Tag:  Giro d’Italia, Milano, Wouter Weylandt, 108WW always with us, Fondazione Umberto Veronesi, No Smoking Be Happy, Alberto Contador, Museo Novecento, Spirale Senza Fine

Commenti

03-06-2011 - 08:51:49 - YAGC
Concordo con te sul minuto di silenzio .. sarebbe stato doveroso ricordarlo nel finale della corsa .. il giorno successivo alla morte di WW però, la tappa è stata corsa "a ritmo funebre" da tutti i corridori del giro, e il traguardo tagliato senza pedalare con la squadra di WW per prima, squadra che poi il giorno seguente si è ritirata dalla corsa. Il rispetto funebre c'è stato, il ciclismo è uno sport nobile di veri uomini, uomini che quando cadono non lo fanno per ottenere un rigore o un cartellino all'avversario .. il doping, il business che entra prepotentemente quello c'è, ma è un'altra cosa .. w il ciclismo .. WW avrebbe voluto così'
03-06-2011 - 19:00:24 - Francesca
Hai ragione, bisogna mettere in risalto anche le celebrazioni commemorative che si sono svolte in seguito all'incidente, ma come hai detto tu, ricordarlo nel momento conclusivo nella gara sarebbe stato doveroso, un segno di rispetto. Detto questo, è vero, c'è ancora il lato buono dello sport e non bisogna scordarselo!
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