Scherzi, il film

Un thriller, una produzione indipendente made in Varese

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In attesa dell’anteprima nazionale prevista per l’8 maggio a Varese, abbiamo intervistato Paolo Franchini, autore a tutto tondo e deus ex machina di tanti progetti culturali. Per Scherzi, il film, ha collaborato al soggetto e ha scritto la sceneggiatura. Ma non solo.

Ciao Paolo, gira voce che sia in uscita un tuo film. Scherzi?
È una voce che ho sentito anch'io. E più di una volta. In ogni caso, credo proprio che la notizia abbia un certo fondamento. È troppo insistente per essere una semplice boutade. Scherzi a parte, ci siamo. Il grande momento è finalmente arrivato: il thriller “Scherzi, il film” sarà nelle sale a partire da giovedì 8 maggio e l'anteprima nazionale avrà luogo al MIV di Varese alle 21. Fossi in voi, farei di tutto per esserci.

Hai intenzione di spaventarci o anche di farci sorridere. Conoscendoti, non si sa mai…
Come detto, “Scherzi” è un thriller. Non ci sono scene particolarmente splatter, ci tengo a sottolinearlo, ma la tensione rimane più che alta per tutti e 96 i minuti della pellicola. Un paio di personaggi, però, sono stati inseriti perché gli spettatori, di tanto in tanto, possano anche tirare il fiato. Più che altro, perché è quello che piace a me quando mi siedo in poltrona per gustarmi un film di questo genere.

Che ruolo hai avuto nella produzione del film? O meglio, c’è un ruolo che non hai avuto nel progetto?
Oltre ad aver lavorato al soggetto con il regista Alessandro Damiani e suo fratello Stefano, ho avuto il privilegio di curare l'intera sceneggiatura. Mi sono poi divertito a scrivere il testo di un paio di pezzi della colonna sonora, così come a dare una mano sui set nel ruolo di segretario di produzione. D'altronde serviva un vero pignolo, per questo ruolo. In ogni caso, il film è un progetto indipendente a budget ridotto e, quindi, è stato inevitabile per tutti, in modo o nell'altro, collaborare su diversi fronti.

Chi sono i tuoi complici questa volta? Solita banda, o nuovi acquisti?
Tutte e due le cose. Oltre al già citato Alessandro Damiani, ha collaborato il solito, generoso Cesare Gandini. La fotografia è opera sua. E allo “zoccolo duro” - strada facendo - si sono aggiunte tante, tantissime altre persone. Molte più di quelle che speravamo di incontrare quando abbiamo iniziato a progettare il lavoro. Anche l'aiuto più piccolo o semplice, credo sia facile da intuire, si è dimostrato prezioso. Per non fare torti a nessuno e non rubare spazio, aggiungo soltanto che – i titoli di coda – mettono in fila più di centocinquanta nomi. Centocinquanta. Roba che manco a Hollywood, mi vien da dire. A ognuna di queste persone, di nuovo, il nostro grazie più sentito.

Il momento più pauroso del dietro le quinte?
Più che pauroso, direi complicato: penso a una scena in particolare, girata al Palace Grand Hotel di Varese. Radunare e far recitare la bellezza di ottanta persone (fra attori e comparse) è tutt'altro che semplice. Entusiasmante, ma difficile. Anzi, mi correggo: difficile, quindi entusiasmante.

Il momento più esilarante del dietro le quinte?
Ve ne sono stati parecchi, sono sincero. Si tratta sì di un lungometraggio thriller, ma durante le riprese abbiamo spesso riso davvero di gusto. Un episodio su tutti, la scena girata nel cimitero di Cartabbia. Anche l'attore che compariva sulla lapide di scena, era impegnato quel giorno sul set. A curiosare, soprattutto. Vi lascio immaginare cosa è successo quando una ignara donnetta l'ha scoperto lucidare con incredibile impegno i fregi dorati della sua stessa tomba...

La colonna sonora del film?
La musica, soprattutto in un film di questo genere, è un ingrediente fondamentale. Ai brani originali che muovono le scene più significative, hanno lavorato tre compositori di tutto rispetto che rispondono ai nomi di Mauro Banfi, Fabio Bruno e Alessio Penzo. La loro creatività ha lasciato il segno e tutti i giornalisti che hanno avuto l'opportunità di visionare il film durante l'anteprima tecnica, hanno apprezzato la loro classe e il loro talento.

Sei come Hitchcock e fai un cameo nella pellicola, o per vederti bisognerà cercarti fra il pubblico in sala?
La prima che hai detto. Faccio la spia, comunque: anche il regista, non si è privato di questo piccolo divertimento.

Dicci una cosa per scherzo.
State attenti, perché abbiamo già in cantiere un nuovo thriller.

Dicci una cosa sul serio.
State attenti, perché abbiamo già in cantiere un nuovo thriller.
Tag:  Scherzi, il film, thriller, Paolo Franchini, Alessandro Damiani, Stefano Damiani, Cesare Gandini, Mauro Banfi, Fabio Bruno, Alessio Penzo, Palace Grand Hotel di Varese, Cartabbia

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