Il Buco della Signora

Come una Signora riuscì, per anni, a ricattare una piccola città

di Andrea Vercelli

Pubblicato martedi, 8 novembre 2011

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C'era una volta Reggio nell'Emilia.
A quei tempi regnava un grande re che si curava poco di quella piccola città adagiata nella pianura Padana.
Era una città tranquilla.

C’era una volta il popolo che coltivava i campi e allevava porci e vitelli; quanto bastava per il sostentamento delle famiglie e per permettersi piccoli lussi: un profumo che veniva dall'Oriente, una pezza di broccato per farne un mantello e dei vetri colorati per impreziosirsi il viso.
Erano persone tranquille e pacifiche.

C'era una volta, una Signora, ebrea, che abitava ai margini della città.
Era una donna ricca e avida. Sola, senza famiglia. Proveniva da Venezia. Si era insediata in un grande podere circondato da tenute a perdita d’occhio.

C'era una volta un buco.
O meglio, un foro nella terra.
Aperto, permetteva che l'acqua scorresse in tutti i campi di Reggio,  dando modo di irrigare le coltivazioni e abbeverare gli animali.
Chiuso, seccava i canali, rendeva arida la terra e uccideva gli animali.

Il buco era l'interruttore della prosperità o della carestia della città.

E il buco, ahimè, era nel podere della Signora ebrea.
Un'antica legge determinava che il proprietario del buco fosse l'unico a decidere se dovesse restare aperto o chiuso.
E quindi lei aveva potere di vita e di morte su quei pacifici e tranquilli abitanti.

Il buco della Signora.
Aperto, si vive. Chiuso, si muore.

La Signora si faceva pagare per aprire il buco.

Ogni stagione diventava più avida.
Chiedeva sempre più soldi, altrimenti lo teneva chiuso.
E che gli abitanti si arrangiassero.

Un giorno la Signora fece una richiesta così esosa  che gli abitanti non ebbero la possibilità di pagarla.
La Signora non aprì il buco.

La città fu presa nella morsa della miseria.
Molti abitanti morirono.

Allora dieci uomini, con i forconi, una notte andarono a casa della Signora.
Il mattino dopo non era rimasto più nulla della casa, del podere.
Non era rimasto più nulla neppure della Signora.

Rimase solo il buco. Aperto.
Da allora non lo chiuse più nessuno.

Oggi nella periferia di Reggio Emilia, nei pressi del Buco, sorge una pizzeria che, per chi non conosce la storia, ha un nome volgare e inappropriato.

Si mangia bene e la cortesia è di casa.
Niente da spartire con la Signora ebrea e il suo Buco.
Tag:  Reggio Emilia, Pizzeria, Buco, Avidità, Carestia, Signora

Commenti

08-11-2011 - 17:23:57 - Signora Ebrea
'vara chè son 'cora viva mi!!! ...e desso ciapo ea carosa e vegno a stroparte el tuo de buxo, impertinente de un Torinese!
09-12-2012 - 22:28:11 - anonimo
abbastanza razzista credo la tua laurea si comprata! vergognati
09-12-2012 - 22:30:18 - anonimo
ma si scrivi pure anche che esistono ancora le streghe va ahahahahah
Di' la tua


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