Michele, Pane e Casu

Storia di una cena in cui il Caos, per un instante, sconfisse l’Ordine

di Andrea Vercelli

Pubblicato lunedi, 14 novembre 2011

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Chi è Michele lo saprà lui stesso, se mai leggerà queste righe. E, ovviamente, lo so io.

Prima di raccontarVi cosa successe quella sera, vorrei darvi un'idea di quest'uomo. Per capire le evoluzioni di quella sera, vale la pena spendere due parole su di lui.

Dunque, Michele abitava a XXX, una cittadina provinciale del Nord Italia. Era padre affettuoso e marito premuroso. Sottolineo marito premuroso. Ci sarà utile nella vicenda.

Il suo lavoro era un lavoro terribile. Ogni giorno, con la sua valigetta nera, incontrava i debitori dell'Azienda per la quale lavorava e li terrorizzava, li spremeva e li rendeva placidi agnellini.
Poi, con la sporta piena di soldi, tornava felice in ufficio.

Viaggiava per tutta Italia. Ma che dico, viaggiava per tutto il mondo!

Quella sera eravamo molto stanchi, io e Michele.
Alloggiati in un albergo di prim'ordine a Cagliari.
La cena che si prospettava in hotel era squallida. Sapete di che parlo? Di quella cucina internazionale che sa di plastica, dal Congo a Oslo.

Michele era un po' triste e, io, avevo voglia di tirargli su il morale. Non pensavo che gli avrei cambiato la vita.

Due telefonate e via, si salta in macchina. Destinazione periferia di Cagliari.
Da Pane e Casu: una locanda diversa, simpatica, dove, entrando, si dimenticano i problemi quotidiani e, uscendo, è difficile ricordarsi della propria identità.

Mi stavo scordando di dire che Michele era per natura un carnivoro, ma per amore era diventato vegetariano; quasi vegano.
Sì, perché la moglie lo era e Michele, per affetto, era diventato adepto di questa pratica alimentare, con una fatica immane.

Entriamo da Pane e Casu.
Una decina di tavoli spartani. Un pianoforte e il titolare. Una macchietta di uomo che ti porta al tavolo cosa vuole lui, senza ascoltare nessuna preferenza alimentare.
Si siede accanto, ti racconta una barzelletta. Suona il pianoforte e, a metà serata, prende una vecchia tromba e assorda i commensali con divertenti motivetti da osteria.

Per farla breve, Michele resistette tutta la sera cercando di evitare pezzetti di carne disseminati nelle varie portate. Una gran fatica per lui. Ma, marito premuroso di moglie vegana, se ne faceva una ragione.

Non però, quando ad arrivare fu il grande paiolo di cinghiale in umido. Una grande pentola colma di un profumatissimo spezzatino alle bacche di ginepro. Una tentazione irresistibile.

Io guardavo Michele. Sorridevo. Era impossibile non cedere al pentolone.
Era imbarazzato. Il suo cervello aveva già deciso. Avrebbe tradito il vegetarianismo, sua moglie e tutti i suoi buoni propositi.
“Dai Michele, solo un pezzettino…”.

Io adoro essere un diavoletto tentatore. Io amo contribuire all’entropia dell’universo.
Viva Dioniso! A morte Apollo!
Disordine dall’Ordine. Disintegrazione della Regola. Avvento del Caos.

E Caos fu.
Accadde tutto in un secondo.
Michele allungò la forchetta per prendere un pezzo di carne dal pentolone. Allo stesso tempo un cameriere inciampò sul tavolo e l’intero contenuto del paiolo si rovesciò sui pantaloni del traditore dell’Ordine.

Il ristorante si ammutolì.
Michele urlò dallo spavento.

Tutto imbrattato tornò mesto in albergo.
Odorante di carne e ginepro. Con una macchia enorme sui pantaloni, sulla camicia e sulla giacca. Preoccupato di cosa avrebbe dovuto raccontare alla famiglia per discolparsi.

Era stato severamente punito dal Dio Vegan.

Da quel giorno non vidi più Michele. Si racconta che oggi viva su un’isola mangiando cocchi, ananas e banane, controllato a vista da sua moglie.

Ma quella sera ce la ricorderemo, insieme, per aver festeggiato il Caos e tutte le sue Creature.
  
Tag:  Michele, Pane e Casu, Ristorante, Cagliari, Sardegna, Dioniso, Caos

Commenti

14-11-2011 - 20:00:30 - laura
ma tu non lo sai che la sera di nascosto, quando tutti dormono, mi faccio una bella fetta di prosciutto???? la moglie vegan di Michele
Di' la tua


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