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LA PARTITA venerdì 16 aprile 2010
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LA PARTITA
A cura di Vincenzo Bruno
 
 
 
"Un asso, hai buttato un asso! Non ci posso credere!".
Alcune carte volarono sul tavolo gettate con stizza: sguardi di soddisfazione furono scambiati tra gli avversari. Dopo la sfuriata l'Uomo si alzò.
"Avresti dovuto sapere - rispose il Cervello con calma - che per la legge della probabilità, considerando la teoria dei giochi, l'approccio con un carico in prima mano ci posiziona in una situazione win che possiamo raggiungere applicando.."
 
Il Cervello non ebbe il tempo di finire: l'uomo aveva perso la testa e già si sfogava con gli avversari: "Non capisce nulla, vedete? Non posso giocare la mia partita in queste condizioni! Ve ne rendete conto, vero?".
Il Populismo, che fino a quel momento aveva sogghignato in silenzio con la Politica, guardò l'uomo dritto negli occhi: “Ma certo - disse sfoggiando il più rassicurante dei sorrisi - sono tutti così i cervelli; parlano, parlano, parlano e ti convincono".
"O Almeno ci provano - lo corresse la Politica - con quella fastidiosa.. ehm.."
"Logica” lo aiutò il Populismo.  “O razionalità, come viene anche chiamata".
"Ah certo, grazie".
"Continua ad infastidirmi! Giuro che a volte lo ucciderei!", rincarò la dose l'Uomo.
"Andrebbero eliminati tutti quei rompicoglioni dei cervelli - continuò il Populismo. “E poi succhiano tutte le energie… e i muscoli? Come si può dare il massimo se tutte le risorse se le ciuccia quel bastardo?"
"E' un usurpatore - concluse la Politica - contro qualsiasi logica democratica. Va contro ogni valore in cui abbiamo sempre creduto".
"Dobbiamo farlo fuori - aggiunse il Populismo - infondo nessuno ne sentirà la mancanza. Sono già in molti ad essersene liberati. Servirebbe una legge in merito."
"Meglio un decreto" suggerì il Populismo.
"Si, meglio un decreto. Più veloce, senza tante discussioni. Chissà che già per le prossime elezioni… Potremmo fare un botto di voti".
Il Cervello intanto rimaneva in disparte, preoccupato dai discorsi dei tre. Le parole lo colpivano duro, i discorsi di Politica e Populismo lo lasciavano perplesso, ma ancora più perplesso lo lasciava l'Uomo, intento com'era a seguire i discorsi dei due disgraziati.
"Non capisco davvero - iniziò - gli argomenti che portate a sostegno... "
"Taci tu" lo blocco la Politica.
"Brava, solo sentirlo mi dà la nausea"
L'uomo rimase sorpreso dalla freddezza con cui i due avevano stroncato il poveretto.
"Hey, aspettate un attimo. Quello è il mio cervello, e se non sa giocare a carte è un problema solo mio. Non avete il diritto di prendervela con lui, in fondo non è mica stupido".
"Senti bello - ribatté il Populismo - che tu sia affezionato a quel coso io lo posso capire. Ma non pensi ai tuoi muscoli? Il resto del tuo corpo soffre sotto lo schiaffo di quel bruto, che oltretutto non sa nemmeno giocare a carte".
"Le carte sono una cosa importante - rincarò la dose la Politica. “E' fondamentale saper vincere a carte. Per questo abbiamo inventato i partiti, tanto tempo fa: se puoi cambiare le regole della partita è più facile vincere, non trovi?"
"In effetti.. - rispose l'Uomo con fare perplesso - ma allora che senso ha giocarla?"
"Ah, figliolo - continuò il Populismo - non giocare sarebbe rinnegare quanto è stato fatto fino ad oggi! Come puoi pensare di rinunciare agli alti valori morali che ci sono stati tramandati dai nostri padri, i quali hanno combattuto e sono morti per la patria ed il popolo?!"
"La partita va giocata per essere vinta. A nessuno può essere impedito di giocare".
Dopo quest’ultima affermazione della Politica scese il silenzio per qualche istante. L'Uomo e il suo Cervello si guardarono profondamente: tra loro ormai era il gelo.
"Che senso ha - chiese il Cervello in uno slancio di coraggio - farsi da sé le regole e poi sfidare gli altri? Tanto vale imporre la propria vittoria!"
Per paura di essere interrotto o di essere minacciato il Cervello aveva fatto questa considerazione parlando ad una velocità impressionante, sicché gli altri non ebbero modo di bloccarlo. Per colpa della velocità, però, le parole erano risultate confuse, biascicate: l' effetto fu che nessuno dei presenti capì nulla di quanto era stato appena detto. Tutti e tre, però, pensarono bene di fulminare con lo sguardo il malcapitato.
Per tutta risposta il cervello indietreggiò spalle a muro: “knock out” avrebbe potuto dire un arbitro della boxe. Steso al tappeto.
Avevano vinto loro, Politica e Populismo. All'Uomo, rimasto solo a sfidare i due nella partita a carte, non restava molto tempo prima della disfatta.
         



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