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L’io scoppiato ci fa s-coppiare! venerdì 16 aprile 2010
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L’io scoppiato ci fa s-coppiare!
A cura di Claudia Clerici

 

Accendo la tv e in una rubrica di metà giornata viene mandato in onda un servizio sui single e su come nelle grandi città le “famiglie” composte da un solo membro abbiano ormai superato le famiglie più o meno tradizionali. Gli uomini intervistati imputano il fatto all’aggressività femminile. Poi, riguardo L’ultimo bacio - per prepararmi ad andare a vedere il sequel - e sembra che la crisi di co-ppia insorga per incertezze maschili.

Quello che si vede è reale: alla soglia dei trent'anni si riflette sulla propria vita e le proprie scelte, scardinando le certezze tardoadolescenziali. Credo, però, che ci sia una differenza profonda tra la situazione di oggi e quella di una decina di anni fa e non penso che la causa maggiore di tutti i mali sia ancora attribuibile alla sindrome di Peter Pan.
È vero, è facile sentirsi assaliti dalla paura di finire inglobati nella frenesia quotidiana, rischiando di rimanere estranei al senso delle cose. Ma ritengo pure che sia una fase imprescindibile del passaggio all’età adulta. Qual è dunque la causa del mancato accesso al mondo dei grandi?
La disillusione rispetto ai propri sogni. Però non la classica disillusione vissuta più o meno da tutti, bensì un totale disincanto nei confronti di quelle macrocategorie che costituiscono i pilastri fondamentali dell’identità di una persona.
Le generazioni di trentenni e quarantenni, che dovrebbe costituire lo zoccolo duro della società, quella su cui fare affidamento per portare qualche cambiamento positivo, è in buona parte totalmente dipendente dai propri genitori. E per capirlo non servono indagini sociologiche o trattati di psicologia sociale: basta ascoltare la gente, osservare come si vive e quale percezione si ha del futuro.
Esclusa quella fortunata percentuale di manager in carriera, sono molti i giovani (anagraficamente nemmeno più tanto…) che vivono ancora con mamma e papà. Si, forse alcuni lo fanno per comodità, ma altri perché mancano le alternative, se non la grande fortuna che siano ancora una volta mamma e papà ad omaggiarli di una casa dove costruirsi un’esistenza nuova.
E così, al biologico bagno di realtà legato al passaggio all’età adulta, si va a sommare l’incontro con un mondo del lavoro totalmente immobile e, dopo anni di studio e rate universitarie, il fatto che dietro un’indipendenza apparente non si è realmente in grado di arrivare a fine mese, con la conseguente impossibilità di scegliere di metter su famiglia, visto che è difficile sopravvivere perfino da soli!
Una simile analisi non serve per sostenere che il mondo di oggi è invivibile o per diffondere pessimismo, ma per far riflettere, aiutando a focalizzarsi sul problema reale: aiutare la singola persona, cosicché possa portare nella coppia il meglio di sé.
La coppia non è scoppiata per davvero e l’amore continua ad essere ciò che dà valore e senso alla vita. Bisogna però imparare a viverci nella coppia, non riversando al suo interno le frustrazioni personali. Altrimenti l’esplosione sarà certamente roboante.

Impariamo ad ascoltarci e a conoscere le reali motivazioni di ciò che rende tutto pesante, non accusando il partner di esserne la causa, ma riscoprendolo come sostegno e compagno nella vita di tutti i giorni.

 

Approfondimenti:
Schierse Leonard L., La via al matrimonio, Roma, Astrolabio, 1987
Cowan Pape C., Cowan P. A., Dall’alcova al nido, Milano, Cortina Ed., 1997
         



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