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Quando la donna è sempre una cameriera venerdì 16 aprile 2010
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Quando la donna è sempre una cameriera
A cura di Valentina Paternoster
 
 
Le nostre vacanze di Natale televisive sono state allietate da un esuberante spot Alitalia.
I protagonisti sono i coniugi Bova, lui aitante quarantenne passeggero, lei nei panni dell’ordinata hostess, cameriera di bordo con la divisa verde e il cappellino d’ordinanza. Il siparietto si svolge ovviamente in aereo e vede lui richiedente esplicito di premure, lei blaterante un sì dietro l’altro. Alla domanda del vicino “Ma quella non è sua moglie?”, la risposta è secca e fortemente ironica “Sì, ma mica a casa è così”.
Di rimando molte (e molti!) abbiamo risposto: e meno male!
 

 

 
Lo spot in questione ricalca la mentalità retrograda che vede la donna indaffarata a pulire, cucinare, stirare, lavare, e l’uomo seduto sul divano davanti la tv. E se una volta questo poteva essere realistico perché la donna per cultura non lavorava, ora non è più così: la donna lavora, è portatrice di reddito, collabora al mantenimento della famiglia, e in più fa il resto sopra elencato.
La vita vera è, insomma, ancora una volta fuori dallo spot: poche le donne in Italia volontariamente e felicemente casalinghe, troppe le donne che per mancanza di servizi sociali pubblici devono abbandonare il lavoro e chiudere i sogni professionali nel cassetto dopo il primo figlio.
Se una donna riesce a continuare dopo la prima gravidanza e si azzarda a fare un altro figlio, non è detto che si ritrovi contenta mamma lavoratrice: molte, ancora e purtroppo, le donne che abbandonano dopo il secondo parto.
Le cause? La già citata mancanza di servizi pubblici assistenziali (asili nido soprattutto a prezzi ragionevoli e con orari flessibili) e la poca flessibilità del tessuto imprenditoriale italiano (poche le richieste di part-time, sporadico l’ok aziendale).
Cosa non funziona? Lo stato. Lo stato delle cose, anzi, che si compone di apparato giudirico e tutorale adeguato e la cultura d’impresa, con la quale si intenda un lavoro per obiettivi e non per quantità di ore lavorate.
Gli uomini in tutto questo che ruolo hanno? Molti cominciano a caricare una lavastoviglie, a maneggiare pentolame sui fornelli, giocano con i figli, li portano a scuola e vanno anche a parlare con le maestre. Insomma, tanti giovani uomini comprendono che la donna deve lavorare il doppio per ottenere un risultato, e accettano lo stato delle cose: anzi, ancor meglio, ne fanno buon uso. E possono anche accogliere a casa le proprie compagne stanche e magari prima di abbandonarsi tra le braccia di Morfeo, improvvisarsi massaggiatori.
Un sogno? Macchè, una realtà in espansione. Altrochè Bova e consorte!
         



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