Weinstein e Artemisia Gentileschi: di come va il mondo da sempre

Insomma, diciamocelo, il mondo, per noi donne va in questo modo da sempre, da molto prima della nascita del cinema, va così in tutti i campi del mondo del lavoro e non solo. Su, siamo sincere, a chi, donne, non è capitato?

di Rossella Canevari

Pubblicato venerdì, 27 ottobre 2017

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C’era una volta, nel 1611, il periodo del grande Barocco Italiano, una talentuosa pittrice di nome Artemisia Gentileschi.  Quando aveva circa diciotto anni Artemisia grazie al suo innato talento pittorico, venne messa dal padre Orazio sotto la guida di un altro pittore abile nell’arte dei trompe-l’oeil: Agostino Tassi.
Agostino lo smargiasso, così era soprannominato, era un bravo pittore ma conosciuto per essere iracondo, manesco, grande amante delle donne e di certo, ben connesso con la nobiltà e i committenti del suo tempo. (Vi ricorda qualcuno? Quanta banalità nei cicli e ricicli storici eh?) Orazio conosceva la fama dell’uomo ma lo stimava e quando accettò di prendere Artemisia sotto la sua ala, ne fu felice. 

Come potete immaginare, all’epoca il concetto di stupro e di violenza sessuale era visto in modo diverso da ora e le donne, beh, in quanto a diritti erano considerate poco al di sopra degli animali domestici. Tuttavia la nostra eroina era una tosta e nonostante il legame lavorativo, decise di denunciare l’uomo nero che le aveva rovinato la vita. Artemisia infatti era a tutti gli effetti rovinata sotto il profilo personale, lavorativo e il nome della sua famiglia era stato macchiato. 

Se non bastasse il fatto che i processi al tempo seguivano prassi infernali, che il Tassi usò falsi testimoni per incastrarla, che la ragazza venne obbligata a subire imbarazzanti visite ginecologiche in cui il suo corpo venne esposto nudo di fronte al popolo romano, Artemisia, per velocizzare i tempi per scoprire la verità, venne torturata. Esatto, in linea con la mentalità dei tempi, venne sottoposta alla tortura dei SIBILLI, terribile per un’artista che come lei, usava le mani per lavorare: i pollici venivano legati con delle cordicelle che, con l'azione di un randello, si stringevano sempre di più sino a stritolare le falangi. Nonostante il dolore oltre che morale, fisico subito, Artemisia non si perse d’animo e andò fino in fondo. Incurante delle opinioni della gente, della crudeltà del suo violentatore, persino del dolore, voleva solo che venisse fatta giustizia, che la verità venisse a galla e alla fine, vinse il processo. Magra consolazione, direte voi, dato che la società in cui viveva, gli altri, uomini e donne, non perdonarono mai la puttana che va a letto con tutti, come la definirono. Certo la sua non è una storia a lieto fine, ma questa storia che è giunta fino a noi, è una storia di coraggio, di forza, la storia di una di noi che ci ha provato a ribellarsi al sistema. 


Insomma, diciamocelo, il mondo, per noi donne va in questo modo da sempre, da molto prima della nascita del cinema, va così in tutti i campi del mondo del lavoro e non solo.Su, siamo sincere, a chi, donne, non è capitato? Allusioni, pressioni sessuali come merce di scambio per un avanzamento di carriera, privilegi, un lavoro. È ipocrisia fingere di non sapere ciò che tutti sappiamo e che è frutto di anni di storia umana. 



Il caso Weinstein, il cofondatore di Miramax, denunciato da decine di attrici per abusi sessuali, ci dimostra che oggi qualcosa sta cambiando. Se ne parla, si addita il colpevole. Meglio farlo subito, ovvio, altrimenti la denuncia perde il suo potere. Forse però c’è una sensibilità maggiore e un desiderio reale, da parte di noi donne, che questa situazione cambi. Forse questa è la prima deriva di un sistema che dura da secoli e che ci vorranno secoli a debellare.

Credo però, e forse qui strapperò sorrisi per la mia ingenuità, che per cambiare è importante che noi donne per prime, troviamo una posizione di coesione, oltre la rabbia secolare, le invidie, gli stereotipi. La chiave è l’unità verso uno scopo e non come, da sempre, il collaborazionismo col “nemico”. Non credo sia un caso che questo scandalo sia scoppiato nel momento in cui sugli schermi italiani arriva Il racconto dell’Ancella. Nel serial pluripremiato, tratto dal romanzo distopico di Margaret Atwood, le donne sono sterili o semplici uteri al servizio del maschio e loro stesse, non alleandosi e collaborando con gli uomini, permettano la sopravvivenza di questo regime.

Tornando al caso Weinstein, sinceramente penso che sia un peccato ma soprattutto una perdita di tempo soffermarsi sull’atteggiamento di una sola persona, come accade in Italia, in questo caso sulle verità a posteriori di una sola attrice, giuste o sbagliate che siano. Quello che va osservato e di cui è importante parlare, affinché tutto non torni come prima, ma evolva, è la stortura di un comportamento, un odioso sistema, un modus operandi orribile, che ha permeato e permea la società in cui viviamo.

Asia Argento, che sia in cerca di fama, che pensi di fare i suoi interessi personali o si senta paladina di un sistema che deve cambiare, è una di noi, magari anche un po’ complice (difficile negarlo) ma pur sempre una vittima.
Il nemico non è lei, non lo è mai stato.

Per una volta non lasciamoci confondere e cerchiamo di cambiare davvero le cose.



 
Tag:  Weinstein, Asia Argento, Artemisia Gentileschi, Violenza sessuale, Tortura,

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