Associazione papà separati

Dall'affido condiviso all'opera di carità.

di Stefano Martignoni

Pubblicato lunedi, 10 maggio 2010

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L'Associazione Papà Separati è una onlus della cui esistenza sono venuto a conoscenza solo qualche giorno fa leggendo un articolo che occupava una intera pagina della cronaca milanese su un quotidiano nazionale.

Nata per battersi al fine di ottenere l'affido condiviso, in questi ultimi anni l'associazione ha cambiato rotta e si è trasformata in un'opera di carità: distribuisce pasti e generi di prima necessità, e aiuta a cercare un letto in qualche dormitorio. A chi? A quelli che sembrano essere diventati i nuovi poveri di Milano, quei padri che, dopo aver ottemperato agli obblighi previsti dal giudice, non riescono poi a mantenere se stessi. Un popolo che aumenta in modo proporzionale al crescere di separazioni e divorzi.

La Caritas ambrosiana ha censito più di 50000 papà senza fissa dimora in Lombardia, dei quali 1200 vivono sotto la soglia dell'indigenza. Sono i nuovi “clienti” di preti, frati e associazioni di accoglienza; cercano non solo un letto, chiedono anche aiuto psicologico per superare un momento difficile e non rischiare di finire a ingrossare le fila dei veri e propri clochard. Le storie dietro questi uomini sono le più disparate, ma le loro prospettive si assomigliano molto e si fondono nell'impossibilità di ricostruire una nuova famiglia. Alcuni condividono appartamenti in periferia, altri attendono che il Comune di Milano e quello di Seregno ultimino i 160 che stanno realizzando per loro e che saranno affittati a prezzi simbolici di circa 200 euro.
Chi non è ancora riuscito a sistemarsi o non ha superato l'imbarazzo e la vergogna di chiedere aiuto, si arrangia come può. Si dorme in macchina, in camper, ma si può anche prendere la 73, andare a Linate e passare la notte fingendosi in attesa di un imbarco.

Ma anche dall'altra parte della barricata le cose non vanno molto meglio. Certo, c'è la casa. Ma sotto quel tetto vivono madri che non sempre hanno un lavoro e figli che, quando i padri riescono a pagare gli alimenti e a guadagnarsi il diritto di poterli vedere, capita che si ritrovino a fare i compiti seduti al tavolino di un bar...
Tag:  papà separati, alimenti, clochard, divorzio, affido condiviso

Commenti

03-12-2012 - 02:29:41 - Valori Riccardo
Io sto provando sulla mia pelle tutto questo, sembra che quando una donna vuole la separazione il suo scopo principale sia quello di rovinare sia moralmente che economicamente l'uomo, non importa se i figli, piccoli o grandi soffrano della mancanza di un genitore, quasi certamente il padre. I figli vengono manipolati e ricattati sia moralmente che economicamente dalle madri, l'uomo è quello che subisce sempre. Io ho un figlio di quasi diciotto anni, è un anno e mezzo che sono separato di fatto, da quando mia moglie si è allontanata in un altra casa accanto ai suoi genitori ( loro di case ne hanno addirittura tre ) con mio figlio e il bancomat, dopo un po mi ha prima comunicato a voce, poi per avvocato della separazione,nel frattempo mio figlio non mi voleva più vedere, ai miei inviti rispondeva sempre le solite frasi, come un nastro registrato, io non avevo neanche più la voglia di vivere, oltretutto mi sono dovuto anche rapportare con psicologo per il figlio e l'avvocato che mi rapportava tutte le cattiverie e minacce da parte di mia moglie e dei suoceri che mi stavano trattando come un poco di buono, come un delinquente. I ricatti e le minacce hanno fatto si che mi allontanassi anzitempo dall'appartamento di residenza coniugale ( anche questo di proprietà dei suoceri ), oltretutto per arrivare alla separazione consensuale ho dovuto cedere anche l'automobile a me intestata e ad altro. Fuori casa, il conto in banca prosciugato, senza auto, senza rapporti con il figlio, una miriade di cattiverie e incartamenti dati per avvocato che facevano capire che ormai era da tanto tempo che ella stava progettando tutto supportata dai suoi genitori ( che io ho sempre considerato come i miei ) , come se non bastasse tediavano anche i miei genitori e parenti. Io così ridotto ho chiesto aiuto ai miei genitori, ma ho quarantanove anni e non me la sono sentita di ritornare in casa con loro, ho preso un monolocale in affitto vicino al posto di lavoro, cercando almeno la praticità nella vita quotidiana. Mia moglie pensava di poter condizionare mio figlio come ha sempre fatto fino dalla più tenera età, ma alle sue prime ribellioni ha dato in escandescenza, allora pretendeva che io a distanza aggiustassi le cose. La cosa positiva è che ho ricominciato a frequentarlo, anzi il nostro rapporto piano piano è tornato molto migliore di quando stavamo tutti insieme, anche perchè mia moglie invece di fare da filtro per tutte le sue "marachelle" le esasperava e raccontava a suo favore, non aveva il carattere per educarlo, ma pretendeva che tutti gli davano ragione; ho saputo da lui in confidenza delle cose da far rabbrividire e perdere la pazienza anche ad un santo, lui ha subito più di tutti sia durante la convivenza che dopo nella separazione. Io sono contento di mio figlio e farò il possibile per dargli tutto il mio appoggio, ma dal punto di vista economico questa situazione mi ha atterrato, la legge italiana è troppo dalla parte delle donne, noi uomini ne usciamo rovinati, non trovo giusto che mia moglie, nonostante sia figlia unica e i suoi genitori abbiano molte più possibilità dei miei ( io ho anche un fratello ) abbia ottenuto un mantenimento anche se simbolico di 100 euro mensili, io capisco quello del figlio ma non il suo, almeno ci vorrebbe un termine di tempo, anche se le è stato detto di trovarsi un lavoro ho saputo che nonostante qualcosa gli fosse capitato, lei lo ha rifiutato perchè gli sembrava troppa fatica, non penso che fare le pulizie nelle ditte sia tanto fatica, poi con la terza media non so cosa cerca in questo momento di crisi. L'unica spiegazione è che non vuole che io mi riprenda, se lei accettava per me sarebbe stato un poco più facile arrivare a fine mese, io spero che la legislazione diventi più obbiettiva e consideri le reali condizioni economiche delle persone, io sono un operaio metalmeccanico,tra affitto, bollette, spese, mantenimento figlio e coniuge e contributi sugli extra all'ottanta per cento cerco di campare con trecento euro al mese quando va bene, nonostante tutto il mio avvocato mi ha detto di ritenermi fortunato, se andavo in giudiziale poteva andarmi peggio e anche se non pagavo l'affitto le richieste potevano aumentare; ho un amico che è divorziato con due figli e vive con la madre vedova e lasciava alla ex almeno ottocento euro più extra, ora che ha perso il lavoro gli da la metà della cassa integrazione. Io sono per la parità di diritti, ma la donna che chiede la separazione dovrebbe anche avere il coraggio di assumersi i propri doveri morali ed economici, si vogliono separare da noi uomini ma non dai portafogli e ancora più subdolamente usano i figli come arma e scudo contro gli ex conviventi o mariti, le donne stesse mi devono spiegare quale uguaglianza vanno predicando fin dal lontano 1968 se loro per prime non gradiscono le conseguenze, anzi ricorrono a tutti i sotterfugi della confusa legislatura italiana per avere dei favoritismi, onestamente più che donne sembrano donnicciole senza il coraggio di affrontare le difficoltà delle loro imprese.
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