Un'infermiera di medici senza frontiere si racconta

Intervista a Martina Marchiò, giovane infermiera da anni impegnata con Medici Senza Frontiere

di Laura Argelati

Pubblicato venerdì, 4 dicembre 2020

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Benvenuta Martina! Per iniziare ci racconti brevemente chi sei?
Mi chiamo Martina, classe 1991, vengo da Torino, sono infermiera e da quasi 4 anni lavoro con Medici Senza Frontiere.

Come è maturata la decisione di partire in missione con Medici Senza Frontiere?
Dopo la laurea, a 22 anni, sono partita per un viaggio di volontariato in Kenya e ho scoperto l'Africa per la prima volta. Ho capito che aiutare le persone che vivono in contesti più sfortunati era quello che avrei voluto fare nella vita. Avevo conosciuto Medici Senza Frontiere durante l'università, e da lì avevo iniziato ad appassionarmi a questo mondo, vedendo quelli che ora sono i miei colleghi come dei piccoli eroi.
Durante il viaggio in Kenya ho inviato la mia candidatura, ma non ero pronta. Ci ho riprovato altre volte, ma mancava sempre un tassello: alla fine, dopo quasi 3 anni, sono riuscita ad avere tutti i requisiti richiesti per essere ammessi al colloquio.

Ci racconti quanto resti via dall'Italia per una missione, in quali condizioni vivi e in cosa consiste il tuo lavoro?
Le missioni sono in genere di 6-9 mesi, quelle di emergenza di 2-3 mesi perché il carico di lavoro é molto intenso. Le condizioni di vita variano in base al Paese in cui ti trovi, al contesto e al fatto che sia o meno un progetto di emergenza.
Passiamo da tende canadesi a capanne di paglia, da vere e proprie case a compound in cui condividiamo gli spazi e ognuno ha una piccola cameretta in cui dormire.
Al momento lavoro come responsabile medica di progetto, il che significa che sono la persona che gestisce il team medico e le attività che offriamo nei diversi luoghi di salute: progetto le attività, sono in contatto con le autorità e le altre organizzazioni nel territorio, valuto i bisogni della popolazione per riadattare il nostro intervento, gestisco il budget, la farmacia, la formazione.

  

Le donazioni che le persone possono fare a Medici Senza Frontiere e alle altre associazioni umanitarie, come si traducono concretamente in aiuti alle popolazioni?
Le donazioni a Medici senza Frontiere vengono utilizzate attivamente nei progetti in cui lavoriamo per tutta la parte medica, quindi per medicinali, materiale medico e altro, ma anche per la logistica e le risorse umane. Medici Senza Frontiere è una realtà molto strutturata in cui la parte medica si fonde con i bisogni di trasporti, infrastrutture, risorse umane, acqua e igiene, sempre con il fine di garantire cure mediche alla popolazione in difficoltà.

 
Qualche particolare aneddoto delle tue esperienze? Quali sono stati i momenti più belli e ahimè più tragici?
Il mio lavoro è speciale. Viaggiare, scoprire culture diverse, immergersi in realtà sempre nuove, entrare in contatto con persone stimolanti e andare a dormire ogni sera stanca, ma con la consapevolezza di aver fatto qualcosa oggi. Non è semplice, a volte si tocca il limite per la stanchezza, la frustrazione, l'orrore per ciò che vediamo, però ne vale sempre la pena.
Il momento più bello è quando le persone ti sorridono, ti ringraziano, o semplicemente ti rendi conto che hai migliorato un po’ la loro condizione.
I momenti più difficili sono quelli in cui nonostante l'impegno non raggiungi il risultato sperato, quando ti rendi conto che ci sono fattori esterni che non puoi controllare.

Quale è l'insegnamento più grande che senti di aver ricevuto finora durante le tue missioni?
L'importanza del tempo: il tempo in cui viviamo davvero, i momenti di qualità che trascorriamo con le persone che amiamo o facendo ciò che ci rende felice. Ho imparato a godere del tempo in modo diverso grazie a questo lavoro.

Che riflessione ti sentiresti di condividere con le persone perché possano capire quanto è prezioso donare in favore del prossimo e a sostegno di chi lavora in aiuto dei più deboli?
Rispondo sempre con un proverbio africano:

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano
un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco.
"Cosa credi di fare, tu?" gli chiese il leone.
"Vado a spegnere l'incendio!" rispose il piccolo volatile.
"Con una goccia d'acqua?" ribatté il leone, con un sogghigno di derisione.
Il colibrì, proseguendo il volo, rispose:
"Io faccio la mia parte!"


Per sostenere Medici Senza Frontiere è possibile effettuare donazione collegandosi alla pagina https://www.medicisenzafrontiere.it/sostienici/fai-una-donazione/


Tag:  Medici Senza Frontiere, Volontariato, Associazioni Umanitarie, Medicina, Intervista, Donazioni, Regali solidali

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