Alessandro Rimassa parla di La gente che sta bene

Abbiamo chiesto ad Alessandro Rimassa, anche lui scrittore (Generazione mille euro, Jobbing, Berlino sono Io) e conduttore di una trasmissione sul canale sky La3, Generazione S, di parlarci del nuovo romanzo del suo amico Federico Baccomo

di Carlotta Pistone

Pubblicato mercoledì, 1 giugno 2011

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Ciao Alessandro! Obbiettivamente, cosa ne pensi dell’ultimo libro di Baccomo e dello stile dissacrante con cui descrive, in generale, il mondo degli avvocati?
Federico è brillante e cinico, in grado di prendere un mondo e, in maniera brillante, massacrarlo. Il che significa tirarne fuori la vera, a volte cruda, descrizione, regalare ai lettori spunti comico-ironici per dissacrare e sottolineare storture e piccole follie. È la sua chiave stilistica che diventa cifra narrativa.

Entrambi siete scrittori ed entrambi parlate e avete scritto libri sulla situazione lavorativa dei giovani italiani, tu con Generazione mille euro prima e Berlino sono Io poi, lui con Studio Illegale.
Ad oggi quale tra gli scenari da voi descritti pensi si avvicini di più alla realtà dei fatti nel nostro Paese?
L'Italia è un paese multiforme che, negli ultimi dieci/venti anni, ha messo da parte il suo genio creativo, la sua spinta al cambiamento, per trasformarsi in un agglomerato conservatore e autocommiserante. Dobbiamo risvegliare la nostra voglia di fare, di essere, di innovare. Quindi... noi raccontiamo scenari reali, ma ora tocca essere un po' futuristi, d'ora in avanti, per regalare spinta rinnovatrice a un Paese che amo e in cui credo.

Il protagonista di “La gente che sta bene”, Giuseppe Sobreroni, viene presentato come avvocato di successo, ossia uno di quegli uomini che ce l’ha fatta nel suo ambiente, fa parte di una classe sociale privilegiata, e che, con la massima arroganza, rifiuta l’idea di poter essere spodestato dal suo piedistallo… Ora, tu conduci su La3 una trasmissione, Generazione S, in cui si parla, all’opposto, di giovani italiani di successo, dove però la parola “successo” sembra assumere tutt’altro significato e valore. Ci puoi parlare di questa differenza semantica e generazionale?
Io in Tv, al momento, con Generazione S su La3 racconto piccole storie di un'Italia che c'è, funziona, innova, reagisce, inventa. Non è una situazione comune a tanti, forse siamo un po' futuristi, di certo crediamo nelle aspirazioni e nelle ispirazioni, nella spinta motivazionale e nella costruzione di una rete del cambiamento. Insomma, facciamo politica, perché le nuovissime generazioni sono sostanzialmente differenti da quelle passate  e credono nel successo condiviso e sostenibile. Due parole che definiscono meglio un termine altrimenti mal percepito: insomma, si può ottenere la soddisfazione economica e personale nel rispetto degli altri, questo è il vero cambiamento. 

Federico è già stato ospite della tua trasmissione. In quale veste ha partecipato e quali sono stati i principali argomenti emersi dalla vostra chiacchierata?
Ho ospitato Federico perché lui è uno che ha fatto una scelta radicale: mollare il lavoro da avvocato per inseguire un sogno, quello di scrivere. Ecco, la Generazione S è anche la generazione del Sogno. Gente che rischia perché crede nelle proprie potenzialità.
Tag:  La gente che sta bene di Federico Baccomo, Marsilio, Alessandro Rimassa, Generazione S

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