La resa di Fernando Coratelli

È davvero possibile cambiare il mondo?

di Sabrina Minetti

Pubblicato giovedì, 25 luglio 2013

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Courtesy of Guffi Editore
La resa (Gaffi), terzo lavoro di Fernando Coratelli, è un’opera ampia, adulta, struggente, originale, da cui stillano una cocente amarezza, ma anche una virulenta, verace e contagiosa umanità.

In un’estate appiccicosa e incombente come il senso di aspettativa che percorre tutto il romanzo, insinuando nel lettore un costante stato di suspense, in un mattino come tanti, Milano implode su sé stessa, esplodendo. In quattro punti strategici della città altrettanti kamikaze islamici imbottiti di allucinato fanatismo, sogni di Paradiso e esplosivo, sterminano vite, spargono orrore e distruzione.

Quattro persone, unite nella vita da amicizia, amori probabilmente (in)finiti o forse in boccio, scampano per un soffio alla morte. Tommaso, antiquario, idealista disilluso dal passato ingombrante. Agata, la sua indimenticata ex, quotata manager bancaria, effige di efficientismo rampante del terzo millennio. Teresa, avvocato di belle speranze in bilico fra l’inclinazione a difendere i più deboli e le opportunità che le cause dei forti potrebbero offrirle. Andrea, ammogliato e padre di famiglia, ma donnaiolo inguaribile e trafficone, simpaticamente imperdonabile. La tragedia alla quale hanno assistito da spettatori li lascia sconvolti, l’essere sopravvissuti sembra imporre loro una nuova responsabilità: ciò che nella vita non funziona o è stato fatto male può essere riparato. Sono ancora in tempo per cambiare. Perché sono ancora vivi, appunto.

Le vicende dei quattro intensi protagonisti (e dei veramente efficaci comprimari che popolano le loro vite incrociate) non smettono di intrecciarsi fra loro, tutt’altro, e, in quel complicato e alterno divenire che poi è la vita, i loro rispettivi possibili (?) progetti di cambiamento esistenziale post attentato si intersecano con le vicende collettive che seguono il pauroso attacco terroristico. I quattro si daranno con rinnovate aspettative ai rapporti che li legano gli uni agli altri e si ritroveranno al centro (ma non lo siamo in fondo tutti?) delle trame scatenate dal “sistema” per gestire l’emergenza e per salvaguardare credibilità dei governi, indici di Borsa, equilibri internazionali, interessi politici ed economici. Peggio: finiranno invischiati nei disegni occulti dei poteri forti che, nessuno escluso, della strategia del terrore sono malignamente corresponsabili o che della stessa sono pronti a servirsi a loro volta, per mostrare al mondo se non proprio i, almeno dei colpevoli, commettendo abomini non meno agghiaccianti dell’orrore inferto dagli attentatori a Milano e piegando la realtà e la stessa democrazia che affermano di voler proteggere dal terrorismo fondamentalista.

La scrittura drammaturgica, quasi da teatro, della prima parte del romanzo, che restituisce il tempo sospeso, il senso di vuoto e lo sgomento che segue le esplosioni, diventa una sceneggiatura praticamente pronta per il cinema. Gli spazi dilatati e rarefatti, in cui giacciono le macerie e galleggiano polvere e silenzi attoniti, si (ri)popolano via via di scorci cittadini, dettagli d’interni, abiti, oggetti, sensazioni fisiche, bisogni corporali, cibi, vino, mentre Milano e la sua gente tornano lentamente a una (pseudo) normalità e i quattro protagonisti provano a recitare il loro ruolo in una vita che vorrebbero nuova, ora che sono sopravvissuti, ora che il destino sembra aver dato loro una nuova possibilità.

Formidabile il montaggio, con la continua alternanza, viene da dire della cinepresa, sui diversi personaggi. Qua e là le stesse sequenze sono incastonate, esattamente riprodotte, nell’azione scenica come l’uno o l’altro personaggio la vivono. Insoliti e molto efficaci i dialoghi iperrealisti - anche i segni di interpunzione sono aboliti – e le incursioni, come realtà comanda, di sms, mail, post di social network, cosicché le voci e i pensieri risuonano più autentici che mai. E memorabili alcuni passaggi. Come la discesa di Andrea in metropolitana, che lo porterà a mancare per un solo istante l’appuntamento con la morte. Come l’incessante “marcia di avvicinamento” in cui Teresa l’avvocato si accinge ad affrontare la causa della vita, quella che può fare la differenza nel suo progetto esistenziale. Come l’oceanico campo lungo della fiaccolata in memoria delle vittime, probabilmente un omaggio a Don De Lillo, autore di riferimento di Coratelli. Notevole la visione d’insieme che l’autore ci propone: non manca proprio niente e nessuno nell’affresco di storie e fanta (?) - storia che l’autore dipinge. Il tutto orchestrato con grande capacità di dare e variare il ritmo, dirigendo le parole in una movimentata sinfonia, accompagnando l’azione e suggerendo sfumature emozionali, stati d’animo, atmosfere.

Così, mentre ci appassiona agli sviluppi d’amore, amicizia, lavoro, scelte di vita di Tommaso, Teresa, Agata e Andrea, La resa ci avvince e ci scuote più di un action movie, più di una spy story, perché di fatto è anche una storia d’azione, di spie, di ricatti, di servizi deviati e di intrighi  internazionali, purtroppo plausibilissimi. E fino alle ultime pazzesche righe peniamo, col fiato corto e il cuore che batte veloce, per sapere fino a che punto potrà essere o non essere totale la resa.



19 giugno 2013, Gaffi Editore
pp. 410
prezzo di copertina € 16,90
Tag:  La resa, Fernando Coratelli, Gaffi Editore, attentati islamici, Occidente, servizi segreti

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